Sono
stati resi noti i risultati dell’autopsia sul cadavere di Edward
Harper, giustiziato con iniezione letale nel 1999, secondo cui l'uomo
nel corso dell’esecuzione sarebbe stato per 12 minuti cosciente
e capace di soffrire, ma non in grado di comunicare il dolore perché
paralizzato da una delle tre sostanze iniettate.
Analizzando campioni di sangue prelevati in varie parti del corpo di Harper, un medico legale ha scoperto che la concentrazione di sodio tiopentale (il penthotal), la sostanza iniettata per prima affinché il condannato perda conoscenza e si addormenti, variava tra 3 e 6,5 mg per litro. Secondo gli esperti è invece necessaria una concentrazione minima di 7 mg per litro per disattivare le sensazioni corporee.
Ci sarebbero quindi tra il 67 e il 100% di probabilita' che Harper
sia restato cosciente nei dolorosi 12 minuti necessari per la sua
morte, ma incapace di muovere un muscolo per effetto del bromuro di
pancuronium, la seconda sostanza iniettata per paralizzarlo mentre
il cloruro di potassio, la terza sostanza, provocava l’arresto
cardiaco.
Per i presenti all'esecuzione, Harper aveva invece ricevuto una morte
"serena".
Quella che fino a oggi era un'ipotesi di alcuni esperti, non accolta
dal sistema giudiziario americano, avrebbe così ricevuto una
prima conferma sperimentale: chi muore di iniezione letale passa attraverso
atroci sofferenze.
Gli studi relativi al caso Harper sono stati resi noti e presentati
al tribunale di Frankfort, Kentucky, in vista delle prime due esecuzioni
nello stato dall'epoca dell'iniezione letale di Harper. Per gli avvocati
di Ralph Baze e Thomas Bowling, il precedente di Harper dimostra l’incostituzionalità
dell’iniezione letale, in quanto punizione crudele ed inusuale.