Torna alla home page La pena di morte negli Usa
NEWS DAI BRACCI DELLA MORTE
Texas, settembre 2005: Giustiziata Frances Newton

Il 14 settembre scorso Frances Newton è stata messa a morte per l'omicidio del marito e dei suoi due figli avvenuto nel 1987, dievenendo la terza donna, e la prima donna nera, a morire per mano del boia in Texas dal 1982, anno in cui sono riprese le esecuzioni.

Legata al lettino e con i suoi genitori presenti tra i testimoni, non ha rialsciato alcuna dichiarazione, rispondendo semplicemente "no" ad una guardia che le aveva chiesto se avesse qualcosa da dire.
Newton, 40 anni, ha girato leggermente la testa per poter dare un ultimo sguardo alla sua famiglia, ha iniziato a muovere la bocca come per dire qualcosa ma il cocktail di veleni ha fatto subito effetto: ha tossito una volta, c'è stato un gemito e ha chiuso gli occhi, mentre la bocca è rimasta leggermente aperta. Otto minuti dopo l'inizio dell'esecuzione, alle 18:17 ora locale, la donna è stata dichiarata morta.
Una delle sorelle di Frances, rifiutandosi di seguire l'esecuzione, è rimasta sul retro del penitenziario, piangendo appoggiata ad un muro. I genitori le sono stati vicino, le hanno stretto la mano, le hanno asciugato le lacrime e sono tornati nella stanza dei testimoni per consolare l'altra loro figlia che stava assistendo all'esecuzione.

C'erano una cinquantina di dimostranti di fronte al carcere, una piccola minoranza rispetto alle centinaia di persone che si erano riunite di fronte a "The Walls" per protestare contro l'esecuzione di Karla Tucker, la prima donna messa a morte in Texas dalla Guerra Civile.
"Si riunirà alla sua famiglia, è cio che pensa", aveva affermato John LaGrappe, uno dei suoi avvocati, che aveva incontrato Frances Newton due ore prima della sua esecuzione, e che l'aveva descritta "forte ed ottimista". "Ha fede in Dio", aveva aggiunto l'uomo.
L'ha descritta come una vittima dello statuto, alla quale era stato negato l'accesso alla Corte Suprema e che le aveva fornito un avvocato, nelle prime fasi del processo, che non l'ha difesa e non ha seguito il suo caso, facendola così condannare a morte.
"E' una denuncia sul malfunzionamento del processo giudiziario in Texas, è oltraggioso".

Due cugini del marito di Frances, che erano presenti all'esecuzione, hanno affermato che è stata data troppa attenzione alla donna, e non abbastanza alla tre vittime.
"Voglio che confessi, che chieda perdono", ha detto Tamika Craft-Demming. "Non sono affatto soddisfatta, non è stata veramente fatta giustizia: se ci fosse stato almeno un segno di pentimento, una richiesta di perdono, allora ci sarebbe stata veramente giustizia".
Craft-Demming, che ha singhiozzato parecchio durante l'esecuzione, ha descritto la condannata come "una persona meschina, diabolica e vendicativa, tutte cose di cui non si è mai parlato".
"Ho avuto una brutta esperienza in quella stanza delle esecuzioni", afferma la donna, parlando della stanza dove è scoppiata in lacrime. "Vorrei direi che non ho versato alcuna lacrima per Frances, erano solo per i bambini".

Senza avere tentennamenti, la Corte Suprema aveva respinto un paio di appelli un'ora prima dell'esecuzione.
La Commissione per la Grazia ed il Perdono del Texas, che l'anno scorso aveva raccomandato al Governatore Rick Perry una sospensione della condanna due ore prima dell'esecuzione, all'unanimità lunedì 12 settembre aveva respinto una richiesta di commutazione della sentenza di morte in carcere a vita. Il Governatore, a sua volta, aveva respinto un'ulteriore richiesta di sospensione mercoledì pomeriggio.

La donna aveva perso anche diversi appelli statali e presso Corti di livello inferiore. La sua esecuzione, la 13 di quest'anno in Texas, è stata l'11 nei confronti di una donna dal 1976, anno di ripresa delle esecuzioni negli States.
La donna non ha mai negato di aver messo una pistola nello zainetto del figlio di 7 anni e di averla, così, abbandonata in una casa disabitata. Ma lei ed i suoi avvocati hanno sempre sostentuo che la calibro .25 che aveva nascosto non fose quella usata per l'omicidio del marito Adrian e dei figli Alton e Farrah.
La Newton si è sempre dichiarata innocente, e l'arma del delitto è stata alla base di diversi appelli presentati alla Corte Suprema. Ha anche sostenuto l'incompetenza del suo avvocato difensore nel processo del 1988 e che le prove della sua innocenza erano nel frattempo andate distrutte.

"So di non aver ucciso i miei bambini e la mia famiglia", ha detto in un'intervista al "The Associated Press". "E' frustrante, nessuno ha mai pagato per quest'omicidio".
L'accusa ha definito senza fondamento l'appello della donna, sottolineando che non è stata mai ritrovata alcuna seconda pistola (la vera arma del delitto secondo la donna), che non è andata distrutta alcuna prova che avrebbe potuto provare l'innocenza della donna e che la pistola che ha tentato di nascondere era in realtà la vera arma del delitto.
Newton, accompagnata da una cugina, rinvenne i tre cadaveri la sera del 7 aprile del 1987.
Suo marito era stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, mentre i due bambini con un colpo ciascuno alle spalle, tutti con una calibro .25.

Tre settimane prima degli omicidi, Newton aveva sottocritto un'assicurazione vitalizia per se stessa, suo marito e sua figlia. Si era nominata unica beneficiaria e aveva falsificato anche la firma del marito per evitare che scoprisse la sua sottrazione di denaro per pagare i premi dell'assicurazione.
L'accusa ha sempre sostenuto che il movente degli omicidi era stata proprio l'assicurazione che era stata sotoscritta.

La sospensione era stata concessa alla donna lo scorso dicembre per permettere nuovi test balistici sull'arma, e una volta che a marzo sono stati resi noti i risultati, che inchiodavano la donna, ed è stata quindi fissata una nuova data per l'esecuzione.
La Newton ha sempre sostenuto che il vero assassino fosse uno spacciatore conosciuto come "Charlie", creditore nei confronti del marito di 500$.