Il 14 settembre scorso Frances Newton è stata messa a morte
per l'omicidio del marito e dei suoi due figli avvenuto nel 1987,
dievenendo la terza donna, e la prima donna nera, a morire per
mano del boia in Texas dal 1982, anno in cui sono riprese le
esecuzioni.
Legata al lettino e con i suoi genitori presenti tra i testimoni,
non ha rialsciato alcuna dichiarazione, rispondendo semplicemente
"no" ad una guardia che le aveva chiesto se avesse qualcosa da
dire.
Newton, 40 anni, ha girato leggermente la testa per
poter dare un ultimo sguardo alla sua famiglia, ha iniziato a
muovere la bocca come per dire qualcosa ma il cocktail di veleni
ha fatto subito effetto: ha tossito una volta, c'è stato un gemito
e ha chiuso gli occhi, mentre la bocca è rimasta leggermente
aperta. Otto minuti dopo l'inizio dell'esecuzione, alle 18:17
ora locale, la donna è stata dichiarata morta.
Una
delle sorelle di Frances, rifiutandosi di seguire l'esecuzione,
è rimasta sul retro del penitenziario, piangendo appoggiata ad
un muro. I genitori le sono stati vicino, le hanno stretto la
mano, le hanno asciugato le lacrime e sono tornati nella stanza
dei testimoni per consolare l'altra loro figlia che stava assistendo
all'esecuzione.
C'erano una cinquantina di dimostranti di
fronte al carcere, una piccola minoranza rispetto alle centinaia
di persone che si erano riunite di fronte a "The Walls" per protestare
contro l'esecuzione di Karla Tucker, la prima donna messa a morte
in Texas dalla Guerra Civile.
"Si riunirà alla sua famiglia,
è cio che pensa", aveva affermato John LaGrappe, uno dei suoi
avvocati, che aveva incontrato Frances Newton due ore prima della
sua esecuzione, e che l'aveva descritta "forte ed ottimista".
"Ha fede in Dio", aveva aggiunto l'uomo.
L'ha descritta
come una vittima dello statuto, alla quale era stato negato l'accesso
alla Corte Suprema e che le aveva fornito un avvocato, nelle
prime fasi del processo, che non l'ha difesa e non ha seguito
il suo caso, facendola così condannare a morte.
"E'
una denuncia sul malfunzionamento del processo giudiziario in
Texas, è oltraggioso".
Due cugini del marito di
Frances, che erano presenti all'esecuzione, hanno affermato che
è stata data troppa attenzione alla donna, e non abbastanza alla
tre vittime.
"Voglio che confessi, che chieda perdono", ha
detto Tamika Craft-Demming. "Non sono affatto soddisfatta, non
è stata veramente fatta giustizia: se ci fosse stato almeno un
segno di pentimento, una richiesta di perdono, allora ci sarebbe
stata veramente giustizia".
Craft-Demming, che ha singhiozzato
parecchio durante l'esecuzione, ha descritto la condannata come
"una persona meschina, diabolica e vendicativa, tutte cose di
cui non si è mai parlato".
"Ho avuto una brutta esperienza in
quella stanza delle esecuzioni", afferma la donna, parlando della
stanza dove è scoppiata in lacrime. "Vorrei direi che non ho
versato alcuna lacrima per Frances, erano solo per i bambini".
Senza avere tentennamenti,
la Corte Suprema aveva respinto un paio di appelli un'ora prima
dell'esecuzione.
La Commissione per la Grazia ed il Perdono del Texas, che l'anno
scorso aveva raccomandato al Governatore Rick Perry una sospensione
della condanna due ore prima dell'esecuzione, all'unanimità lunedì
12 settembre aveva respinto una richiesta di commutazione della sentenza
di morte in carcere a vita. Il Governatore, a sua volta, aveva respinto
un'ulteriore richiesta di sospensione mercoledì pomeriggio.
La donna aveva perso anche diversi
appelli statali e presso Corti di livello inferiore. La sua esecuzione, la 13
di quest'anno in Texas, è stata l'11 nei confronti di una donna dal 1976, anno
di ripresa delle esecuzioni negli States.
La donna non ha mai negato di aver messo una pistola nello zainetto del figlio
di 7 anni e di averla, così, abbandonata in una casa disabitata. Ma lei ed i
suoi avvocati hanno sempre sostentuo che la calibro .25 che aveva nascosto non
fose quella usata per l'omicidio del marito Adrian e dei figli Alton e Farrah.
La Newton si è sempre dichiarata innocente, e l'arma del delitto è stata
alla base di diversi appelli presentati alla Corte Suprema. Ha anche sostenuto
l'incompetenza del suo avvocato difensore nel processo del 1988 e che le prove
della sua innocenza erano nel frattempo andate distrutte.
"So di non aver ucciso i miei bambini e la mia famiglia", ha detto in un'intervista
al "The
Associated Press". "E' frustrante, nessuno ha mai pagato per
quest'omicidio".
L'accusa ha definito senza fondamento l'appello della donna, sottolineando che
non è stata mai ritrovata alcuna seconda pistola (la vera arma del delitto secondo
la donna), che non è andata distrutta alcuna prova che avrebbe potuto provare
l'innocenza della donna e che la pistola che ha tentato di nascondere era in
realtà la vera arma del delitto.
Newton, accompagnata da una cugina, rinvenne i tre cadaveri la sera del 7 aprile
del 1987.
Suo marito era stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, mentre i due
bambini con un colpo ciascuno alle spalle, tutti con una calibro .25.
Tre settimane prima degli omicidi, Newton aveva sottocritto un'assicurazione
vitalizia per se stessa, suo marito e sua figlia. Si era nominata unica beneficiaria
e aveva falsificato anche la firma del marito per evitare che scoprisse la sua
sottrazione di denaro per pagare i premi dell'assicurazione.
L'accusa ha sempre sostenuto che il movente degli omicidi era stata proprio l'assicurazione
che era stata sotoscritta.
La sospensione era stata concessa alla donna lo scorso dicembre per permettere
nuovi test balistici sull'arma, e una volta che a marzo sono stati resi noti
i risultati, che inchiodavano la donna, ed è stata quindi fissata una nuova data
per l'esecuzione.
La Newton ha sempre sostenuto che il vero assassino fosse uno spacciatore conosciuto
come "Charlie", creditore nei confronti del marito di 500$.