Ormai è legge: chiunque venga condannato alla pena capitale,
da Febbraio del 2004, nello Stato dei Mormoni non potrà più
decidere di morire "sotto una pioggia di proiettili",
davanti al plotone d'esecuzione. Il Governatore dello Stato del
Gran Lago Salato ha, infatti, approvato una legge che rende legale
nello Stato il solo metodo dell'iniezione letale, e consente la
fucilazione solo a quei detenuti che avevano scelto di morire con
questo sistema prima della sua eliminazione.
Le origini del plotone nello Utah si perdono nella notte dei tempi,
e il suo utilizzo è dovuto ad una credenza popolare antica
dei Mormoni, popolo che ha abitato quelle terre da centinaia di
anni, secondo la quale chi si è macchiato di un delitto può
ascendere al Paradiso solo se avrà versato il proprio sangue
in punto di morte (e la fucilazione è l'unico sistema "legalizzato",
ovviamente, per farlo). Così è sempre stato, ma ora
si è deciso di cambiare, di voltare pagina: sicuramente per
la troppa attenzione dei media e il loro arrivo nello Stato per
l'esecuzione di John Taylor,
nel 1996 (anche dall'Italia, dalla Francia e dal Giappone), per
le critiche mosse e le forti pressioni da parte delle varie associazioni
anti-pena di morte per la crudeltà e la violenza di questo
metodo, il Governatore Olene Walker ha firmato questa legge per
bandire il plotone ed in seguito, a marzo, un'altra proposta di
legge che vieta le esecuzioni nelle domeniche, nei lunedì
e nei giorni di festa del Paese.
Anche i rappresentanti della Chiesa dei Mormoni, ultimo baluardo per
togliere per sempre di mezzo le "firing squads", si sono
mostrati favorevoli al solo uso dell'iniezione letale come metodo.