Torna alla home page La pena di morte negli Usa
NEWS DAI BRACCI DELLA MORTE
Indiana, maggio 2005: Chiede la sospensione per donare il fegato

Gregory Scott JohnsonLa sua esecuzione è già stata fissata per le 12.01 del 25 maggio. Ma lui, Gregory Scott Johnson, 40 anni, in carcere dal 1986 e condannato alla pena capitale per l'uccisione di un'anziana donna di 82 anni durante un tentativo di furto con scasso, ha chiesto di poter rinviare l'appuntamento con l'iniezione letale. Non tanto per lui, quanto per la sorella Debbie Otis, gravemente malata, a cui vorrebbe donare il proprio fegato.
Johnson ha fatto sapere di volere comunque aiutare Debbie, sia nel caso la sentenza venisse sospesa, sia nel caso fosse portata a termine nei tempi previsti. Il condannato, come quasi sempre avviene in questi casi, ha presentato anche una domanda di grazia al governatore dello stato dell'Indiana, Mitch Daniels. Un ripensamento delle autorità appare però impossibile, essendo stati tentati, e con esito negativo, tutti i possibili appelli e ricorsi. Johnson sa di non avere molte speranze di evitare la condanna e per questo negli ultimi giorni ha chiestoche questa possa essere solo leggermente ritardata, così da consentire ai medici di stabilire se il suo fegato possa effettivamente essere trapiantato.
In caso di esito positivo, sarebbero necessarie almeno due settimane di riposo prima di poter subire l'oberazione.
Debbie ha scoperto solo tre settimane fa di essere affetta da una grave forma di epatite che colpisce in particolar modo le persone diabetiche. La patologia non dà molte chances di guarigione se non, appunto, ricorrendo ad un trapianto. E le possibilità di successo risulterebbero maggiori se ad effettuare la donazione fosse un famigliare.
" Non abbiamo mai ricevuto richieste di questo tipo prima d'ora" si limita a far sapere un portavoce delle autorità penitenziarie dell'Indiana, che evidenzia tuttavia come un trapianto non sarebbe possibile dopo l'esecuzione perché le sostanze chimiche utilizzate per fermare il cuore dei condannati a morte finirebbero con l'avvelenare anche gli altri organi vitali. Il fegato di Johnson, a sentenza eseguita, sarebbe dunque inutilizzabile. Diverso il parere di alcuni medici dell'università dell'Indiana che in alcune interviste alla stampa hanno affermato che l'iniezione di cloruro di potassio utilizzata per le condanne a morte non impedirebbe il trapianto post mortem.
Il Tribunale della libertà si riunirà a breve per affrontare il caso ed è previsto che la decisione sul possibile rinvio della sentenza arrivi entro lunedì 23 maggio. Johnson ha anche detto che il suo gesto vuole essere non solo un atto d'amore nei confronti della sorella ma anche il tentativo di lasciare di sè anche qualcosa di positivo e non solo il ricordo delle sue azioni criminali.