Un'indagine
scopre falle nelle procedure di un laboratorio d'analisi della Virginia
a cui erano affidate le analisi legali del Dna, e ora si spera in
una riapertura del caso.
Anche se dopo la sua condanna a morte ci potrebbe essere solo una
riabilitazione postuma, si potrebbe riaprire il caso di Rocco Derek
Barnabei, l'italoamericano
giustiziato con un'iniezione letale nel settembre del 2000 nello
Stato della Virginia.
L'attività di un laboratorio della Virginia che ha gestito in questi anni l'esame del Dna per decine di casi criminali, compresi quelli in cui era in ballo la pena di morte, è stata infatti messa seriamente in discussione da un'indagine indipendente ordinata dal governatore dello stato, Mark Warner. I risultati dell'inchiesta porteranno ora al riesame di un gran numero di casi. Tra le vicende giudiziarie destinate ad essere condizionate dall'esito dell'indagine, ci sono quelle di una ventina di detenuti in attesa di esecuzione in Virginia. Ma la rilettura riguarderà anche 40 casi gestiti dal laboratorio negli ultimi anni e un campione tra 110 altre vicende giudiziarie nelle quali è presente la prova del Dna.
Uno dei casi che quasi certamente torneranno sotto il microscopio è appunto quello dell'italoamericano - con origini senesi - Rocco Derek Barnabei, giustiziato nel settembre 2000 nonostante una serie di dubbi legati ai test del Dna su cui si basava la sua condanna. Secondo l'inchiesta, è stato proprio nel 2000 che l'allora governatore Jim Gilmore esercitò quelle che vengono ora descritte come pressioni sugli addetti ai test in laboratorio. Il caso che ha innescato le reazioni a catena e la decisione del governatore Warner di approfondire l'uso del Dna, è quello di Earl Washington, un ritardato mentale che nel 2001 fu scagionato dalle accuse e rimesso in libertà dopo essere arrivato a un passo dall'iniezione letale.