Andrea
Yates, Il Green
River Killer, il terrorista di Oklahoma City Terry Nichols:
c'è chi li definisce alcuni dei peggiori assassini della
storia americana, ma la giustizia ha deciso che non verranno giustiziati
e passerranno, invece, il resto della loro vita dietro le sbarre.
Alcuni si sono dichiarati colpevoli per sfuggire alla forca, altri
sono stati "graziati" dalle giurie che non ritenevano
necessaria la loro esecuzione, ma tutti riflettono la tendenza nazionale
a ricorrere sempre meno alla condanna alla pena capitale.
Da quando, nel 2003, si è toccato il minimo storico di condanne
a morte comminate nell'ultimo trentennio, si èacceso un lungo
dibattito sulle cause di questo fenomeno: i contrari alla pena di
morte ritengono che la causa sia da attribuire ai sempre più
frequenti test del Dna effettuati sui condannati che spesso li scagionano
dalle accuse di omicidio, i sostenitori d'altro canto ritengono
che grazie alla pena di morte il tasso di omicidi si è notevolmente
ridotto nell'intero Paese. Un dato è certo, nel 2003 solo
144 criminali sono stati condannati a morte, un numero assai inferiore
rispetto ai 320 del 1996.
In più, è in calo anche il numero di esecuzioni e
di casi portati in tribunale che possono implicare una condanna
a morte. Un esempio tra tutti la Florida: la media annuale delle
condanne a morte comminate nella metà degli anni '90 era
circa 40, nel 2001 è scesa a 16 per arrivare nel 2004 solo
ad 8. Michael Radelet, sociologo dell'Università del Colorado
a Boulder ed "esperto" del sistema penale della Florida,
attribuisce questo calo del numero di condanne a diversi fattori:
la crescente attenzione prestata dai media alle condanne di innocenti
nel corso degli anni, gli elevati costi dei casi capitali, e la
possibilità, in alcuni Stati, di ricorrere ad una condanna
a vita senza possibilità della condizionale che permetta
di far scontare una pena abbastanza severa senza correre il rischio
che il criminale possa mai tornare libero. In Ohio, grazie alla
legge sulla condanna all'ergastolo senza possibilità della
condizionale introdotta nel 1996, le condanne all'iniezione letale
sono diminuite di 1/3, e i numeri sono ancora più elevati
nella stessa Florida. Solo due dei 38 Stati con la pena di morte
non offrono alle giurie questa possibilità di condanna, il
Texas ed il New Mexico, e nel braccio della morte di quest'ultimo
ci sono solo due condannati.
Il Texas, con 445 condannati a morte, è la classica eccezione,
che conferma la regola, del trend nazionale. Lo "Stato della
stella solitaria", difatti, continua ad emettere condanne all'iniezione
fatale con un ritmo impressionante, una media di 34 all'anno, e
sono in molti ad attribuire a questo fenomeno la mancanza dell'opzione
di pena offerta negli altri 36 Stati: qui la scelta è limitata
tra la sentenza di morte e l'ergastolo con possibilità della
condizionale. Richard Dieter, del Death Penalty Information Center,
afferma che in Texas si ricorre tantissimo alla condanna capitale
in quanto le giurie troppo spesso non vogliono correre il rischio
di trovare, in un futuro neanche troppo lontano, criminali incalliti
e serial killer liberi di circolare per le strade. Ma i texani vogliono
e cercano sempre di più alternative alla siringa. Da un recente
sondaggio è emerso che il 78% della popolazione è
favorevole all'ergastolo con l'opzione della condizionale, ma la
proposta è stata bocciata nelle ultime 4 sessione legislative.
Inoltre, è emerso che 3 cittadini su 4 sono favorevoli alla
pena di morte, ma oltre il 70% è certo che siano stati giustiziati
degli innocenti.
E' proprio qui la caratteristica di ambiguità e ambivalenza
degli Usa che meno viene "digerita" dalle altre nazioni
che hanno abolito la pena di morte o che non ne condividono in generale
la politica perseguita: da una parte non si vogliono innocenti messi
a morte, dall'altra non si vuole correre il rischio di avere assassini
tra i piedi.
Un'altra spiegazione del consistente calo di condanne a morte emesse
viene offerto da Joshua Marquis, avvocato distrettuale favorevole
alla massima pena: negli ultimi 30 anni ci sono stati moltissimi
passi in avanti nel campo della medicina, e di conseguenza, se la
maggior parte dei feriti da colpi di arma da fuoco o da taglio riesce
a sopravvivere grazie ad interventi tempestivi e mirati, il colpevole
non potrà più essere condannato per omicidio di primo
grado al patibolo. Inoltre, come già affermato da Radelet,
gli elevati costi di una causa capitale spesso inducono giudici
e giurie a dirigersi verso pene più "leggere".
Spesso intervengono anche circostanze attenuanti legate alla vita
del criminale da condannare: malattie mentali, infanzia difficile
e sofferta, genitori drogati e violenti, che spesso permettono di
evitare agli assassini l'iniezione letale.
In conclusione, non è cambiato il modo di percepire la pena
di morte negli Usa, ma avvocati, giudici e giurie si stanno muovendo
verso la considerazione che debbano essere messi a morte i "peggiori
dei peggiori".