Torna alla home page La pena di morte negli Usa
NEWS DAI BRACCI DELLA MORTE
Usa, novembre 2004: Cala il numero delle condanne a morte nel 2004

Andrea Yates e Terry Nichols, assassini che hanno "evitato" l'appuntamento con il boiaAndrea Yates, Il Green River Killer, il terrorista di Oklahoma City Terry Nichols: c'è chi li definisce alcuni dei peggiori assassini della storia americana, ma la giustizia ha deciso che non verranno giustiziati e passerranno, invece, il resto della loro vita dietro le sbarre.
Alcuni si sono dichiarati colpevoli per sfuggire alla forca, altri sono stati "graziati" dalle giurie che non ritenevano necessaria la loro esecuzione, ma tutti riflettono la tendenza nazionale a ricorrere sempre meno alla condanna alla pena capitale.
Da quando, nel 2003, si è toccato il minimo storico di condanne a morte comminate nell'ultimo trentennio, si èacceso un lungo dibattito sulle cause di questo fenomeno: i contrari alla pena di morte ritengono che la causa sia da attribuire ai sempre più frequenti test del Dna effettuati sui condannati che spesso li scagionano dalle accuse di omicidio, i sostenitori d'altro canto ritengono che grazie alla pena di morte il tasso di omicidi si è notevolmente ridotto nell'intero Paese. Un dato è certo, nel 2003 solo 144 criminali sono stati condannati a morte, un numero assai inferiore rispetto ai 320 del 1996.
In più, è in calo anche il numero di esecuzioni e di casi portati in tribunale che possono implicare una condanna a morte. Un esempio tra tutti la Florida: la media annuale delle condanne a morte comminate nella metà degli anni '90 era circa 40, nel 2001 è scesa a 16 per arrivare nel 2004 solo ad 8. Michael Radelet, sociologo dell'Università del Colorado a Boulder ed "esperto" del sistema penale della Florida, attribuisce questo calo del numero di condanne a diversi fattori: la crescente attenzione prestata dai media alle condanne di innocenti nel corso degli anni, gli elevati costi dei casi capitali, e la possibilità, in alcuni Stati, di ricorrere ad una condanna a vita senza possibilità della condizionale che permetta di far scontare una pena abbastanza severa senza correre il rischio che il criminale possa mai tornare libero. In Ohio, grazie alla legge sulla condanna all'ergastolo senza possibilità della condizionale introdotta nel 1996, le condanne all'iniezione letale sono diminuite di 1/3, e i numeri sono ancora più elevati nella stessa Florida. Solo due dei 38 Stati con la pena di morte non offrono alle giurie questa possibilità di condanna, il Texas ed il New Mexico, e nel braccio della morte di quest'ultimo ci sono solo due condannati.
Il Texas, con 445 condannati a morte, è la classica eccezione, che conferma la regola, del trend nazionale. Lo "Stato della stella solitaria", difatti, continua ad emettere condanne all'iniezione fatale con un ritmo impressionante, una media di 34 all'anno, e sono in molti ad attribuire a questo fenomeno la mancanza dell'opzione di pena offerta negli altri 36 Stati: qui la scelta è limitata tra la sentenza di morte e l'ergastolo con possibilità della condizionale. Richard Dieter, del Death Penalty Information Center, afferma che in Texas si ricorre tantissimo alla condanna capitale in quanto le giurie troppo spesso non vogliono correre il rischio di trovare, in un futuro neanche troppo lontano, criminali incalliti e serial killer liberi di circolare per le strade. Ma i texani vogliono e cercano sempre di più alternative alla siringa. Da un recente sondaggio è emerso che il 78% della popolazione è favorevole all'ergastolo con l'opzione della condizionale, ma la proposta è stata bocciata nelle ultime 4 sessione legislative. Inoltre, è emerso che 3 cittadini su 4 sono favorevoli alla pena di morte, ma oltre il 70% è certo che siano stati giustiziati degli innocenti.
E' proprio qui la caratteristica di ambiguità e ambivalenza degli Usa che meno viene "digerita" dalle altre nazioni che hanno abolito la pena di morte o che non ne condividono in generale la politica perseguita: da una parte non si vogliono innocenti messi a morte, dall'altra non si vuole correre il rischio di avere assassini tra i piedi.
Un'altra spiegazione del consistente calo di condanne a morte emesse viene offerto da Joshua Marquis, avvocato distrettuale favorevole alla massima pena: negli ultimi 30 anni ci sono stati moltissimi passi in avanti nel campo della medicina, e di conseguenza, se la maggior parte dei feriti da colpi di arma da fuoco o da taglio riesce a sopravvivere grazie ad interventi tempestivi e mirati, il colpevole non potrà più essere condannato per omicidio di primo grado al patibolo. Inoltre, come già affermato da Radelet, gli elevati costi di una causa capitale spesso inducono giudici e giurie a dirigersi verso pene più "leggere".
Spesso intervengono anche circostanze attenuanti legate alla vita del criminale da condannare: malattie mentali, infanzia difficile e sofferta, genitori drogati e violenti, che spesso permettono di evitare agli assassini l'iniezione letale.
In conclusione, non è cambiato il modo di percepire la pena di morte negli Usa, ma avvocati, giudici e giurie si stanno muovendo verso la considerazione che debbano essere messi a morte i "peggiori dei peggiori".