Torna alla home page La pena di morte negli Usa

Il tema della pena di morte negli Stati Uniti è stato visto ed analizzato da registi e scrittori sotto diversi punti di vista. A volte, scagliandosi contro questa barbarie di Stato e mostrando il marcio della macchina della giustizia statunitense, a volte, invece, puntando il dito sul classismo e sul razzismo della pena capitale, e a volte mostrando, invece, chi sono i "mostri" chiusi nelle gabbie in attesa dell'esecuzione, magari soffermandosi sui loro lati più "umani", sulle loro debolezze e sulle ragioni che li hanno portati tra le quattro fredde mura di una cella in attesa dell'ultima chiamata...

FILM

LIBRI

SEZIONE FILM

THE THIN BLUE LINE - LA SOTTILE LINEA BLU

CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Errol Morris
Genere: Documentario
Sceneggiatura: Errol Morris
Fotografia: Robert Chappell e Stefan Czapsky
Montaggio: Paul Barnes
Scenografia: Ted Bafaloukos
Musiche: Philip Glass
Prodotto da: Mark Lipson Per American Playhouse (USA, 1988)
Durata: 103'

INTERPRETI:
Randall Adams
David Harris
Gus Rose
Jckie Johnson
Marshall Touchton
Dale Holt
Sam Kittrell
Hootie Nelson
Dennis Johnson
Floyd Jackson
Edith James
Dennis White
D on Metcalfe
Emily Miller
R.L. Miller
Elba Carr
Michael Randell
Melvyn Carson Bruder
Sig.ra dei popcorn: Amanda Caprio
Agente interrogatorio: Michael Cirilla
Randall Adams: Adam Goldfine
David Harris: Derek Horton
Teresa Turko: Marianne Leone
Agente interrogatorio: Michael Nicoll
Stenografa: Phyllis Rodgers
Robert Wood: Ron Thornhill

The Thin Blue Line - La sottile linea bluUn agente della stradale viene ucciso da un giovane delinquentello, David Ray Harris, nella periferia di Dallas, per un semplice controllo di documenti. Dopo un processo - farsa che vede alternarsi fantomatici terstimoni e funzionari delle forze dell'ordine corrotti, oltre alle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Harris, viene invece accusato del crimine e condannato alla sedia elettrica un innocente di sedici anni al quale l'assassino aveva dato un passaggio subito dopo aver commesso il delitto, Randall Dale Adams. In attesa dell'esecuzione il ragazzo sconta tredici anni di carcere, e viene alla fine riconosciuto innocente e prosciolto da ogni accusa nel 1989.
La lettura degli atti processuali aveva convinto E. Morris, cineasta che alterna l'attività di documentarista con quella di investigatore privato, che Adams era innocente. Mise insieme "La sottile linea blu" (quella delle forze dell'ordine che, secondo la frase di un poliziotto, separa la società civile dal disordine del crimine), lo proiettò in molte città e suscitò tanto scalpore che fece riaprire il processo, durante il quale si scoprì che il colpevole era stato proprio il principale teste d'accusa (giustiziato nel giugno del 2004 per un altro crimine commesso nel 1985). Con una serie di sconnessioni temporali nella costruzione narrativa, Morris ha impaginato il suo materiale con la sagacia di un giallista provetto. Anche per la piattezza televisiva delle immagini, la sua vera destinazione è il piccolo schermo.

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DEAD MAN WALKING

CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Tim Robbins
Sceneggiatura: Tim Robbins
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Lisa Zeno Churgin
Scenografia: Richard Hoover
Costumi: Renée Ehrlich Kalfus
Musiche: David Robbins
Prodotto da: Jon Kilic, Tim Robbins, Rudd Simmons (USA, 1995)
Durata: 102'
Distribuzione cinematografica: UIP per RCS
Distribuzione home video: RCS'

INTERPRETI
Suor Helen Prejean: Susan Sarandon
Matthew Poncelet: Sean Penn
Suor Colleen: Margo Martindale
Mary Beth Percy: Celia Weston
Earl Delacroix: Raymond J. Barry
Clyde Percy: R. Lee Ermey
Lucille Poncelet: Roberta Maxwell

Dead Man WalkingSuor Helen Prejean (Susan Sarandon) è una donna molto impegnata che lavora con dedizione in un quartiere malfamato di una città della Louisiana. Un giorno riceve la lettera di un certo Matthew Poncelet, detenuto nel carcere di massima sicurezza statale e condannato a morte per il duplice omicidio e lo stupro di una coppia di giovani.
Matthew ha le ore contate, non può permettersi un avvocato ma sta cercando disperatamente qualcuno che lo possa aiutare nella difficile impresa di ottenere la grazia o quantomeno un rinvio dell'esecuzione. Suor Helen accetta di aiutarlo, ma nonostante i suoi tentatitivi non riesce ad ottenere nulla. Matthew deve morire. Asssistiamo così ad un duplice calvario: quello umano e materiale di Matthew e quello spirituale di Suor Helen che condivide il dolore di Matthew, ma allo stesso tempo anche quello dei familiari delle vittime sconvolte dalla perdita dei loro cari e in cerca di una vendetta personale.
Ispirandosi ad una storia vera, Tim Robbins affronta un tema veramente difficile da un punto di vista non solo socio-politico-morale ma anche cinematografico. La pena di morte è un argomento talmente discusso ogni giorno dalle televisioni e dai giornali che trovare il giusto punto di osservazione in un film di un'ora e mezza può divenire davvero un'impresa impossibile. Eppure in questo difficile e magico film tutto è così compiuto da sfiorare il capolavoro.
Robbins decide di adottare diversi punti di vista: quello ovviamente del condannato a morte ma anche quello dei familiari, dando spazio così a tutte le psicologie e mostrando la vicenda sotto diversi aspetti. Allo stesso tempo non incorre nel tranello di provare pietà per il condannato tratteggiando un personaggio davvero sgradevole e deprecabile: razzista, ignorante, selvaggio e violento. Tim Robbins sceglie una messa in scena molto vicina ai personaggi, mai manieristica e sempre efficace, aiutata dalla nitida fotografia di Roger Deakins e dalla musica ipnotica di David Robbins. E poi nel climax del film assistiamo all'esecuzione per iniezione letale.
Il regista la filma con un distacco quasi scientifico accoppiando la sequenza dell'esecuzione di Matthew con l'atroce omicidio da lui commesso. E' una delle pagine più insopportabili che il cinema americano abbia mai mostrato sullo schermo, una scena d'antologia che si conclude con una morale cristiana mai d'accatto né banale.
Un plauso speciale meritano poi i due attori protagonisti: Susan Sarandon fornisce qui la sua prova migliore mentre Sean Penn dipinge con grande sensibilità un uomo arrogante e sfacciato che vive con indicibile angoscia l'attesa della morte.

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THE CHAMBER - L'ULTIMO APPELLO

CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: James Foley
Sceneggiatura: William Goldman & Chris Reese,
dal romanzo di John Grisham
Fotografia: Ian Baker
Scenografia: David Brisbin
Musica: Carter Burwell
Montaggio: Mark Warner
Prodotto da: John Davis, Brian Grazer, Ron Howard (USA, 1997)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: UIP
Distribuzione home video: CIC VIDEO

INTERPRETI
Adam Hall: Chris O'Donnell
Sam Cayhall: Gene Hackman
Lee Bowen: Faye Dunaway
E. Garner Goodman: Robert Prosky
Rollie Wedge: Raymond Barry
Sergenete Packer: Bo Jackson
Nora Stark: Lela Rochon
Governatore McCallister: David Marshall Grant
Giudice Slattery: Nicholas Pryor
Wyn Lettner: Richard Bradford
J.B. Gullitt: Greg Goosen
Miss Cooley: Bonita Allen

The Chamber - L'ultimo appello"L'ultimo Appello" è un film assai particolare, che sfugge ad una definizione precisa: dopo un inizio devastante e di grande impatto emotivo, assume connotati equamente divisi fra lo sgradevole e il sensazionalistico. Tratto dal romanzo omonimo di John Grisham, il film è un'apologia non sempre sincera e trasparente contro il razzismo e la pena di morte. Brevemente, la storia: il giovane avvocato newyorkese Adam Hall (Chris O'Donnell) assume la difesa di un vecchio razzista ex-Ku Klux Klan, Sam Cayhall (Gene Hackman), da anni rinchiuso nel famigerato carcere di Parchman (Mississippi), per un attentato dinamitardo ai danni di un avvocato e della sua famiglia. Il vecchio, condannato alla camera a gas è suo nonno, ma questo è un segreto che il giovane ha sempre tenuto nascosto a tutti, cambiando persino il cognome per evitare la vergogna e l'infamia di tale parentela. La decisione dell'avvocato causerà problemi a tutti, portando alla luce verità scomode e dolorose. L'ottima messa in scena di James Foley non riesce ad alleviare le imbarazzanti cadute di tono del romanzo di Grisham, il cui peggior difetto, infatti, è quello di non assumere mai una posizione netta e precisa riguardo agli avvenimenti di cui narra. Foley, aiutato dalla sceneggiatura di Goldman e Reese, cerca di rimediare parzialmente a tale lassismo soffermandosi sul rapporto fra nonno e nipote in cui riabilita, forse con troppa leggerezza, la figura del vecchio razzista donandogli un'umanità talvolta immeritata (il nonno forse è innocente riguardo agli avvenimenti per cui è stato condannato, ma anni addietro aveva effettivamente trucidato un nero a sangue freddo, colpevole solo di avere la pelle di un colore diverso dal suo). Cruda e quasi commovente la scena degli ultimi momenti di vita del condannato, dall'ultima cena al momento in cui viene condotto e legato nella camera a gas del penitenziario e giustiziato (si presti particolare attenzione alla dolorosa esecuzione del prigioniero per asfissia, mostrata per pochi secondi agli spettatori). Il regista, da sempre gran "domatore" di attori, ottiene il meglio dai suoi interpreti: Hackman è sublime e la Dunaway ancora carismatica sotto il trucco che non riesce a farla ringiovanire. L'unica nota stonata viene dall'interpretazione del (troppo) giovane Chris O'Donnell nei panni dell'avvocato rampante: malgrado la buona volontà, O'Donnell ha costantemente l'aria di chi si è appena destato da un profondo sonno, e lo sguardo perennemente lacrimevole non contribuisce ad irrobustire la sua credibilità di attore.

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THE GREEN MILE - IL MIGLIO VERDE

CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Frank Darabont
Sceneggiatura: Frank Darabont, dal romanzo "Il miglio verde" di Stephen King edito da Sperling & Kupfer
Fotografia: David Tattersall
Scenografia: Terence Marsh
Costumi: Karyn Wagner
Musica: Thomas Newman
Montaggio: Richard Francis-Bruce
Prodotto da: David Valdes, Frank Darabont
(USA, 1999)
Durata: 189’
Distribuzione cinematografica: UIP

INTERPRETI
Paul Edgecomb: Tom Hanks
John Coffey: Michael Clarke Duncan
Brutus "Brutal" Howell: David Morse
Hal Moores: James Cromwell
Jan Edgecomb: Bonnie Hunt
Dean Stanton: Barry Pepper

The Green Mile - Il miglio verdeLa storia è originale. Siamo negli anni '30, nel profondo Sud degli Stati Uniti. Una guardia carceraria del braccio della morte (Tom Hanks) di una prigione della Louisiana conosce un enorme condannato a morte di colore, John Coffey (Michael Duncan). Il crimine per cui dovrà "cavalcare il fulmine" (la sedia elettrica) è orribile (l'omicidio e lo stupro di due gemelline), e quando il carcerato poi rivela delle capacità taumaturgiche, dei dubbi cominceranno a tamburellare sulle tempie di Hanks. Da corollario ai due una serie di personaggi vividi, come Delacroix, Mr. Jingle - il topolino ammaestrato - , o il perfido e insopportabile Percey, guardia del braccio e nipote del Governatore di Stato. Darabont filologicamente assimila la lezione di King: il Male e il Bene contrapposti. E Tom Hanks-Paul Edgecomb contiene la recitazione affinché la miracolosa e terribile esistenza del condannato alla sedia elettrica John Coffey- Michael C. Duncan non potenzi il lato fantastico della vicenda a dispetto del contatto con il dramma sociale.
D unque "Il Miglio Verde" esprime uno spaccato di vita carcerario, di uno dei tanti bracci della morte americani, profumato di magico, ed evoca con le immagini un mondo di libertà spirituale e di stoico vivere, riuscendo a sostenere anche qualche virtuosismo di Darabont – le serate di Hanks rischiarate da una calda e opaca luce di una lampada ad olio, in compagnia di radio, Blues e latte o in compagnia di una moglie che ritrova la virilità del suo uomo, guarito per mano dello stregone buono John Coffey.

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MONSTER'S BALL

CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Marc Forster
Sceneggiatura: Milo Addica, Will Rokos
Fotografia: Roberto Schefer
Scenografia: Monroe Kelly
Costumi: Frank Fleming
Montaggio: Matt Chesse
Prodotto da: Lee Daniels
(USA, 2001)
Durata: 113'
Distribuzione cinematografica: 01 Distribution

INTERPRETI
Hank Grotowsky:
Billy Bob Thornton
Leticia Musgrove: Halle Berry
Buck Grotowsky: Peter Boyle
Sonny Grotowsy: Heath Ledger
Lawrence Musgrove: Sean Combs
Tyrelle Musgrove: Coronij Calhoun

Monster's BallHank Grotowski (Billy Bob Thorton) lavora come secondino nel carcere di Angola, in Louisiana (questo stato sembra essere terreno fertilissimo per i film sulla pena capitale), come suo padre Buck (Peter Boyle) prima di lui e come suo figlio Sonny (Heath Ledger). Tre persone della stessa famiglia, con lo stesso lavoro ma divise da ideologie diverse. Se Buck è un integralista ed un razzista inamovibile, pronto a giudicare tutto e tutti, Hank ha stemperato alcuni di questi aspetti pur mantenendo le convinzioni del padre, mentre Sonny è un figlio del nuovo secolo, un animo gentile totalmente distaccato dal padre e dal nonno e quindi in chiaro conflitto. Condannati ad odiarsi tra loro a causa della loro incapacità di comunicare ed esprimere sentimenti, vedranno esplodere il conflitto che li dilania in occasione dell'esecuzione di un condannato sulla sedia elettrica, Lawrence Musgrove (il rapper Sean "Puffy" Combs), con il quale avevano legato. Stanco e disgustato di questa vita di violenza, Sonny si suicida. Stravolto dagli eventi ed ormai consapevole che la sua vita non è stata altro che un riflesso di quella del padre, Hank condividerà la sua solitudine ed il suo dramma con Leticia (Hale Berry ) una donna di colore che ha perso il marito e non solo.
Ma la relazione con Leticia si rivelerà molto più drammatica del previsto, anche perché lei è la vedova di Musgrove, ed Hank è la guardia che l'ha accompagnato sulla "friggitrice".

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WHITE WASH - COLPEVOLE FINO A PROVA CONTRARIA

CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Tony Bill
Sceneggiatura: Abby Mann
Durata: 90'
(USA, 2002)

INTEPRETI
Courtney B. Vance
Eamonn Walker
Gil Bellows
Chuck Shamata
Heath Lamberts
Joseph Ziegler

Whitewash - Colpevole fino a prova contrariaNel 1940 un contadino di colore, di nome Dan Brandley, venne colpito a morte davanti a tutti sulla Main Street di Conroe in Texas. Sebbene il suo assassino bianco fosse ben noto a tutti i cittadini non ci fu mai nessun processo.
Dopo quarant'anni, Clarence, il nipote della vittima, rinviene il corpo stuprato e martoriato di una giovane ragazza bianca nella scuola dove lavora come bidello, e scopre che l'unico indizio di colpevolezza di cui un sistema legale corrotto e razzista ha bisogno è il colore della sua pelle…
Nonostante la sua evidente innocenza e l'assoluta mancanza di prove a suo carico, Clarence è condannato a morte per iniezione letale dopo anni di processi ed appelli. E a pochi giorni dalla sua escuzione, i suoi avvocati hanno solo una chance: eliminare la cospirazione dell'odio e scoprire l'identità del vero assassino...
Perfetto spaccato del Texas, leader delle esecuzioni, che è disposto a macchiarsi del sangue di un individuo innocente pur di veder soddisfatta la voglia di vendetta privata del popolo, certa della colpevolezza di un uomo perchè "nero", quindi "cattivo" e di una classe medio bassa. Film basato sull'incredibile storia di Clarence Bradley, rinchiuso per 9 anni nel carcere di Huntsville in attesa dell'appuntamento con il boia.

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LA LETTERA

CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Luciano Cannito
Genere: Drammatico
Sceneggiatura: Massimiliano Durante, Carmelo Pennisi
Fotografia: Romano Albani
Scenografia: Carlo Sala
Costumi: Ivo Crnojevic
Musica: Marco Schiavoni
Montaggio: Maurizio Gaibisso
Prodotto da: Pietro Belpedio
(Italia, 2003)
Durata: 110'

INTEPRETI
Margherita Guzman: Vittoria Belvedere
Sebastiano Polito: Giovanni Federico
Saverio Esposito, Maresciallo dei CC: Dino Abbrescia
Moses Navarra, avvocato di Amnesty International: Timothy Martin
Ginestra Esposito, figlia di Saverio: Giorgia Pieretti
Direttore della scuola: Marcello Perracchio
Trofimena Polito: Raffaella Appià
Diego Polito, figlio di Sebastiano: Marco Panella

La lettera Margherita, ricca ragazza milanese, vive il dramma del suicidio del padre, sospettato di essere coinvolto in Tangentopoli. Sceglie di isolarsi e di trasferirsi in un paesino sperduto dell'Aspromonte per fare la maestra elementare. Qui, quasi per gioco, con i suoi piccoli allievi, inizia una corrispondenza epistolare con George, un giovane pellerossa condannato alla pena di morte negli USA, inimicandosi l'intero paese, genitori in testa.
...Per cercare di attirare l'attenzione e per sfuggire ai preconcetti delle loro famiglie, i ragazzini si rifugiano in un paesino arroccato e abbandonato, non lontano dal luogo dove è stato nascosto uno di loro, recentemente rapito. Il paese è in subbuglio e Margherita viene in più modi minacciata. Ma, decisa a ritrovare la sua classe, conduce involontariamente la polizia a ritrovare i ragazzi e a liberare il sequestrato. Gli abitanti di Pandimele ora sono pronti ad accettare l'ultima richiesta di George: essere seppellito nella terra dei suoi piccoli amici italiani.
Un film che non manca di originalità, con un ottimismo di fondo che raramente incontra il favore del cinema italiano.
E' forse una favola contemporanea, irreale, che si svolge nei colori e le asperità del sud (quelle dell'Aspromonte). L'ottimismo è contagioso, almeno speriamo, e il messaggio contenuto in questa 'lettera' parla di vitalità, di valori e di generosità d'animo e affronta, caso rarissimo nel cinema italiano, l'argomento della pena di morte.
Il caso del pellerossa, se pur marginalmente, è l'evento attorno al quale ruota l'intero film e si sviluppa.
Non mancano cenni giudiziari statunitensi per far comprendere allo spettatore il meccanismo della "macchina della morte" americana, ma l'argomento è trattato in modo semplice e sbrigativo, come si conviene in una favola.

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UNSPEAKABLE

CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Thomas J. Wright
Genere: Thriller
Sceneggiatura: Pavan Grover
Durata: 118'
(USA, 2002)

INTEPRETI
Jesse Mowatt: Pavan Grover
Governatore: Jeff Fahey
Jack Pitchford: Lance Henriksen
Diana Purlow: Dina Meyer
Direttore del carcere: Dennis Hopper
Cesar: Marco Rodriguez

UnspeakableTexas, camera delle esecuzioni: un condannato alla sedia elettrica, Cesar, attende ingiustamente di essere ucciso, e con un flashback ci si ritrova a tre giorni prima dell'esecuzione. Diana Purlow, scienziata inventore di un macchinario che "legge" nella mente delle persone e trasmette su un monitor tutte le immagini, si ritrova ad intervistarlo e si rende conto della sua totale innocenza. Tenta di convincere il Governatore e lo stesso odiatissimo Direttore del carcere che il colpevole del crimine è un altro, ma non c'è nulla da fare, e l'esecuzione di Cesar, più cruenta che mai, avviene come previsto. Arriva, scortato, dal Messico Jesse Mawatt, serial killer e prossima vittima di "Old Sparky", e tutti si rendono conto di avere a che fare con il diavolo in persona. Non dorme, non mangia, è incredibilmente feroce e violento: l'unica persona con la quale Jesse riesce ad instaurare un rapporto è proprio la dottoressa Purlow, che è decisa ad analizzare fino in fondo la mente criminale ed inspiegabilmente diabolica dell'uomo con il suo macchinario. La donna si ritroverà, allora, a combattere con gli "scheletri dell'armadio" dei suoi ricordi, che emergono dapprima come ombre e poi come terribili certezze della sua vita. Il rapporto medico-uomo è capovolto, ed è Mowatt ora a dirigere il gioco...
Alcune imprecisioni nel film, che tende a stilizzare il tema della pena di morte in funzione della violenza e dell'oscurità della mente umana: innanzitutto, in Texas la sedia elettrica è stata abbandonata da decenni, sostituita dall'iniezione letale, e l'intera vicenda è ambientata nei giorni nostri. Poi, le esecuzioni tramite sedia elettrica prevedono che il volto del condannato sia coperto da una maschera (per celarne le contorsioni facciali durante l'agonia di morte), cosa che non avviene nelle esecuzioni mostrate nella pellicola. Il prigioniero deve avere i capelli rasati a zero, per favorire il passaggio della corrente elettrica ed evitare che i capelli prendano fuoco, particolare grossolanamente dimenticato... Inoltre, al momento delle scariche fatali nella camera non deve esserci nessun'altro oltre, ovviamente, al condannato (e nelle esecuzioni che avvengono nel film, invece, c'è sempre il Direttore "scortato" da guardie e medici vari). Concludiamo, infine, con la scarsa conoscenza del regista delle più comuni norme che regolano la presenza dei testimoni alle esecuzioni: non ci si può alzare e muoversi quando si vuole, e non si può entrare ed uscire dalla saletta riservata ad esecuzione iniziata, cosa che la Dottoressa Purlow fa diverse volte.

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THE LIFE OF DAVID GALE

CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Alan Parker
Genere: Thriller
Sceneggiatura: Charles Randolph
Fotografia: Michael Seresin
Produzione: Dirty Hands Productions, InterMedia Film Equities Ltd., Saturn Pictures, Universal Pictures
Durata: 130'
(USA, 2003)

INTEPRETI
David Gale: Kevin Spacey
Bitsey Bloom: Kate Winslet
Constance Harraway: Laura Linney

The Life of David GaleDavid Gale insegna filosofia presso l'università di Houston, è sposato e ha un figlio; insieme alla sua amica attivista Constance Harraway (Laura Linney) si batte con molta convinzione per l'abolizione della pena di morte. E' un uomo rispettato da tutti, che ha fatto degli ideali in cui crede fermamente i punti saldi della sua vita. Il destino, però, alcune volte si comporta in modo bizzarro, e proprio l'integro Gale viene condannato a morte con l'accusa di aver violentato e ucciso Constance.
Tre giorni prima che venga eseguita la sua condanna a morte, Gale decide di rilasciare una intervista all'intraprendente Bitsey Bloom (Kate Winslet), rampante giornalista in cerca di successo. Ciò che dovrebbe essere una semplice intervista per conoscere più a fondo Gale si trasformerà per la giornalista in una corsa contro il tempo per cercare di capire cosa è veramente accaduto il giorno in cui Constance è morta. Gale darà a Bitsey gli indizi necessari per scoprirlo, e suo malgrado la ragazza si troverà coinvolta in una situazione più complessa di quel che sembra.
Una pellicola che potrebbe sembrare all'apparenza banale, già vista, ma che sorprende per il finale. Originale, punta il dito sull'ottusità del sistema giudiziario texano per il quale l'importante è trovare un colpevole, non importa se sia l'effettivo colpevole, per saziare la sete di sangue e vendetta popolare.

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JUST CAUSE - LA GIUSTA CAUSA

CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Arne Glimcher
Genere: Thriller
Durata: 102'
(USA, 1995)

INTEPRETI
Prof. Paul Armstrong: Sean Connery
Sceriffo Tanny Brown: Laurence Fishburne
Laurie Armstrong: Kate Capshaw
Bobby Earl: Blair Underwood
Blair Sullivan: Ed Harris ....
Detective T.J. Wilcox: Christopher Murray
Evangeline: Ruby Dee
Kate Armstrong: Scarlett Johansson
Warden: Daniel J. Travanti
McNair: Ned Beatty
Delores Rodriguez: Liz Torres
Ida Conklin: Lynne Thigpen
Lena Brown: Taral Hicks
Sgt. Rogers: Victor Slezak
Phil Prentiss: Kevin McCarthy

Florida, 1990. Accusato di aver stuprato e ucciso una bambina, Bobby Earl Ferguson, studente universitario nero, viene condannato alla sedia elettrica, dopo aver confessato lo stupro e l'omicidio sotto tortura. Quando però prende in mano il caso Paul Armstrong, celebre docente di diritto penale all'Università di Harvard, scopre una realtà fatta di omertà, diffidenza ed una radicata e mal celata ostilità verso i neri d'America, tipica del profondo Sud statunitense. Indagando, e grazie anche alla confessione di uno psicopatico serial killer rinchiuso in una cella confinante con quella di Bobby, il professor Armstrong si rende conto dell'innocenza del ragazzo che evita così l'esecuzione, ma la verità è ancora lontana...
Un ottimo thriller con uno stupefacente Connery, che rispecchia in pieno la realtà della pena di morte in Florida: violenza contro i neri, pregiudizi razziali e sete di vendetta di una cittadina che si sentirà sicura solo quando "il nero cattivo friggerà sulla sedia e brucerà all'inferno". Sorprendente il colpo di scena finale, palpitante fino all'ultimo.

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SEZIONE LIBRI

IL MALE ESTREMO

Autore: Joseph B. Ingle
Editore: Tropea

Il male stremoDue volte candidato al premio Nobel, il pastore della United Church of Christ Joseph Ingle racconta i suoi commoventi e agghiaccianti incontri con i carcerati del braccio della morte, dal 1979 al 1988, degli Stati del Sud, quelli della "cintura della morte": Alabama, Mississippi, Florida, Louisiana, North Carolina e Virginia.
In questo libro, l'autore conduce i lettori in un tour da brividi nei luoghi dimenticati da tutti e forse anche da Dio, i bracci della morte nelle carceri statali. Ci racconta i suoi incontri di prima mano con dodici uomini e una donna la cui condanna a morte è stata, nel frattempo, eseguita. Il viaggio di Ingle è cominciato durante un seminario in un istituto carcerario degli Stati Uniti: in quella occasione Ingle decise di svolgere la sua missione spirituale tra i disperati che la giustizia dello stato aveva destinato al patibolo dopo la sospensione del 1972. Lo sguardo che egli ci consente di gettare sui condannati, le loro famiglie e l'esperienza che devono vivere è molto personale. Egli cerca e testimonia l'umanità di ciascun individuo, di ciascun condannato, esplorandone la psiche e mostrando al lettore i sentimenti, le paure e le angosce quotidiane che si trova a vivere, estrapolando "l'essere umano" che è in ognuno di questi poveri derelitti e scarti della società.

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MONSTER OF DEATH ROW - DEAD MEN AND WOMEN WALKING

Autori: Christopher Berry-Dee e Tony Brown
Editore: Virgin Books

Un testo che ci porta a conoscere direttamente chi sono i "morti che camminano" nelle carceri statunitensi, i mostri che si sono macchiati di delitti riconosciuti di primo grado ed in circostanze aggravanti (caratteristiche per cui può venire richiesta la pena di morte negli Usa) e che attendono l'appuntamento con il boia nell'ultimo miglio della loro esistenza.
Il libro, in inglese e ancora non tradotto per l'Italia, si compone di due parti. Nella prima c'è una descrizione dei cinque metodi d'esecuzione in vigore, come descritto nei protocolli d'esecuzione di 5 Stati che li autorizzano: Texas per l'iniezione letale, Florida per la sedia elettrica, North Carolina per la camera a gas, Utah per la fucilazione e Washington per l'impiccagione. Nella seconda parte, in ordine alfabetico, vengono illustrati al lettore i text08 anagrafici e numero di matricola dei condannati (giustiziati o in attesa d'eseczuione), lo Stato che li ha condannati alla pena estrema e un breve sommario del crimine del quale sono stati riconosciuti colpevoli. Anche se non in maniera esplicita, tra le righe si può facilmente comprendere la posizione dell'autore assunto nei confronti della pena capitale.

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A LOVE TO DIE FOR

Autore: Patricia Springer
Editore: Kensington Books

Knoxville, Tennessee, gennaio 1995. Colleen Slemmer, diciannovenne della Florida, si trova a studiare all'Università del Tennessee per conseguire un diploma come programmatrice di computer. Il posto è squallido, sporco, vuole tornare a casa, soprattutto perchè c'è un terzetto che non le va proprio giù... Christa Pike, Tadaryl Shipp e Shadolla Peterson non le piacciono proprio, e di screzi tra i quattro non sono mancati, soprattutto tra Colleen e Christa. Quest'ultima, infatti, è convinta che Colleen sia innamorata del suo Tadaryl, e decide di darle una lezione: con la scusa di fumare insieme della marijuana in segno di pace, Colleen viene portata in una zona buia e nascosta dell'Università e massacrata a coltellate e a sassate dai due amanti diabolici, con una ferocia mai vista ed una violenza inaudita. L'anno dopo ha inizio il tanto atteso processo per i tre, che si concluderà con una condanna alla sedia elettrica per la Pike e al carcere a vita per Shipp, mentre la Peterson viene "graziata".
Testo anch'esso esclusivamente in lingua originale e non ancora tradotto, ha al suo interno 16 pagine di foto shockanti della vittima con particolari delle ferite riportate e dei segni satanici incisi sul suo corpo dai due carnefici, foto tratte dal processo a Christa Pike (la più giovane donna condannata a morte negli Usa) e la foto del pezzo di asfalto usato per fracassare il cranio della diciannovenne. Per stomaci forti...

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L'ULTIMO APPELLO

Autore: Berry Siegel
Editore: Sonzogno

La Graciosa, Stato della California. L'avvocato Greg Monarch non è dell'umore giusto per ricevere visite. Ma non capita tutti i giorni che un giudice federale bussi alla sua porta con una proposta decisamente fuori dall'ordinario. Una donna, condannata per omicidio, ha espressamente richiesto l'assistenza di Monarch in previsione dell'ultimo appello, la sua ultima possibilità di salvezza dalla camera a gas. Stanco di passare la vita a difendere assassini, Greg non ha la minima intenzione di accettare l'incarico, finché non legge la firma sulla petizione: Sarah Trant. La donna che ha amato alla follia in gioventù, il primo ed unico amore che gli ha lasciato il segno...
Cinque anni prima, Sarah è stata inchiodata da prove inconfutabili per il brutale assassinio di un vecchio a El Nido Valley. La giuria non ha avuto dubbi: l'imputata era colpevole e meritava di essere condannata alla pena capitale. Tutti gli appelli presentati sono stati respinti; ora che mancano sei mesi all'esecuzione, Sarah si rivolge disperata all'unico uomo che spera possa fare qualcosa per lei.
Greg ha già tentato una volta di salvare la donna dai suoi demoni personali e ha fallito. Adesso, però, si rende conto che non si tratta più di demoni immaginari, frutto di una mente confusa. E non è per pietà che accetta di patrocinare la causa di Sarah, ma per semplice desiderio di giustizia. Una volta giunto a El Nido, all'apparenza un vero e proprio angolo di paradiso nella California centrale nell'omonima valle, Monarch riparte da zero con le indagini, e si inoltra nei meandri del primo processo, scoprendo passo dopo passo una serie di gravissime irregolarità procedurali: bugie, prove occultate, falsificazioni, testimonianze manipolate e testimoni che vengono misteriosamente messi a tacere.
Ma cio' che maggiormente inquieta Greg, è l'incredibile e torbida storia della vallata e di chi ci vive, una storia che si perde nella notte dei tempi, ma che aleggia ancora su tutto e su tutti come un manto soffocante. Uomini e donne - giovani e vecchi - che Monarch avvicina per cercare di scoprire ciò che è veramente successo, gli oppongono un inquietante, impenetrabile muro di silenzio, un muro di omertà all'apparenza invalicabile. Ormai è convinto che la tranquilla e sonnolenta cittadinanza di El Nido nasconda un terribile segreto, e che tutti, indistintamente, abbiano interesse a vedere Sarah Trant nella camera a gas.
A rricchito da un indimenticabile cast di personaggi e pieno di colpi di scena, avvolto in un'atmosfera reale e minacciosa, L'ultimo appello è un legal thriller elettrizzante e raffinatissimo nella sua psicologia.

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UN'ESTRANEO AL MIO FIANCO

Autore: Ann Rule
Editore: Longanesi & C.
Traduzione di: Maddalena Togliani

Un estraneo al mio fiancoIn questo libro si narra di una storia realmente accaduta, la vicenda di uno dei serial killer americani più noti: Theodore Robert Bundy.
Ann Rule, giornalista, ex poliziotta, scrisse questo libro sei anni prima di venire a conoscenza di chi fosse il colpevole. Doveva essere, infatti, il resoconto di diversi omicidi irrisolti di ragazze; uno dei tanti libri scritti da una giornalista di cronaca nera. La Rule, invece, si trovò ad affrontare una tremenda verità: l’individuo al centro delle indagini della polizia, non era affatto un estraneo, ma un suo caro amico, un collega che aveva lavorato con lei per diversi anni e che aveva frequentato anche fuori l'orario di lavoro.
Nonostante questo, è da ammirare il suo modo di scrivere che, pur sfiorando di continuo la sua vita privata, non è mai caduto nel facile tranello di esprimere giudizi di carattere personale. Ha saputo riportare tutti i fatti così come sono accaduti, parlando delle persone coinvolte dalla follia omicida di Bundy. Ha descritto la vita di Ted, i suoi rapporti con lui, ricordandolo come un caro amico, riuscendo a descrivere la sua incredulità, la sua fatica ad accettare che Bundy fosse quel Ted, ricercato dalle forze dell'ordine di mezza America.
Lo ha fatto restando un gradino più in alto, dal quale descrivere e guardare a quella storia da un punto di vista distaccato.
La vicenda di Ted Bundy è durata parecchi anni: dal 1974 al 1980. Conclusasi per sempre nel 24 gennaio 1989, con l'esecuzione di Ted sulla sedia elettrica di Starke, in Florida.
Leggendo le pagine scritte dalla Rule, si comprende che non può esserci una fine per le persone coinvolte: per i parenti delle vittime, i mariti, chi ha creduto nell'innocenza di Bundy, lei stessa. Ancora oggi, infatti, nonostante siano passati anni dalla morte di Ted, c’è ancora chi le chiede come fosse, impedendole di dimenticare.
L'autrice ancora non sa spiegarsi come Ted Bundy abbia potuto compiere quei delitti, frutto di una mente malata e non opera di un attraente e brillante giovane avviato verso una carriera da avvocato...

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DEATH SENTENCE

Autore: Jerry Bledsoe
Editore: Longanesi & C.

Death SentenceVelma Barfield e il suo compagno, Stuart Taylor, sono ad un incontro religioso quando ad un tratto l'uomo si sente male, è costretto a tornare in macchina ed inizia a vomitare. Portato in ospedale dalla sua compagna, è dimesso ma pochi giorni dopo è costretto a tornarci, e questa volta non ne uscirà vivo...
Disposta un'autopsia sul corpo di Taylor dai suoi familiari, emerge un'agghiacciante verità: morte per avvelenamento da arsenico. L'unica accusata è Velma Barfield, umile e minuta nonna del North Carolina, che nessuno potrebbe mai sospettare essere l'autrice di un crimine così efferato. Ma non è la prima volta che la donna offre da bere birra o tè e veleno per topi: confesserà in seguito di aver "solo voluto far ammalare" due anziani di cui si prendeva cura e addirittura la donna che l'ha messa al mondo. Lo scopo delle sue azioni è sempre stato quello di voler far sentire male le sue vittime per avere tempo, mentre si sarebbero trovati in ospedale, di sottrarre loro indisturbata denaro per comprare Valium, Torazine e decine di altri tranquillanti e medicinali di cui era schiava ormai da anni e di cui non riusciva ormai più a sostenere le spese.
Durante il processo, la tesi difensiva dell'incapacità di intendere e di volere durante gli avvelenamenti non regge, e l'accusa è aiutata nel suo compito di spedire in galera la donna dal suo stesso comportamento bislacco e dal suo modo di vestire assolutamente fuori dalla norma, tutto dettato dalla crisi d'astinenza che si trova a vivere da quando viene accusata dell'omicidio di Stuart Taylor ed incarcerata. Giudicata colpevole, viene condannata a morte nella camera a gas nel dicembre del 1978.
Il libro prosegue con la narrazione degli eventi che si sono susseguiti fino alla sua esecuzion, avvenuta il 2 novembre del 1984, e e agli anni successivi alla sua morte, descrivendo il tutto nei minimi particolari.
Una pecca, forse, sta nel fatto che l'autore si pone e "guida" il giudizio dei lettori verso una metaforica "beatificazione" di Velma, descrivendola come una santa donna (emblematico è il suo funerale, con schiere di centinaia di persone in processione, degno di un martire) e relegando in poche righe le figure dei parenti delle vittime della Barfield, quasi a sottolinearne l'aridità dei sentimenti nel non voler perdonare la nonna-assassina.
Nel complesso, un ottimo libro per far luce un caso scoppiato una ventina di anni fa e sconosciuto ai più. In lingua originale, non esiste tradotto in italiano.

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