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	<title>La pena di morte negli Usa</title>
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	<description>Un errore capitale?</description>
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		<title>Usa &#8211; Dall&#8217;Italia il veleno per le iniezioni letali</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 14:06:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[No alla pena di morte, ma via libera alla produzione del veleno usato negli Usa per giustiziare i detenuti. Sarebbe questo, secondo quanto raccontato da Repubblica, il paradosso destinato a scatenare non poche polemiche in Italia. Un&#8217;azienda farmaceutica lombarda, la Hospira Spa, è stata infatti incaricata di produrre Sodium Thiopental, l&#8217;anestetico utilizzato per le iniezioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No alla pena di morte, ma via libera alla produzione del veleno usato negli Usa per giustiziare i detenuti. Sarebbe questo, secondo quanto raccontato da Repubblica, il paradosso destinato a scatenare non poche polemiche in Italia. Un&#8217;azienda farmaceutica lombarda, la Hospira Spa, è stata infatti incaricata di produrre Sodium Thiopental, l&#8217;anestetico utilizzato per le iniezioni letali. Ma la società si difende: &#8220;Il prodotto è pensato per altro&#8221;.</p>
<p>L&#8217;allarme è partito dall&#8217;organizzazione umanitaria britannica Reprieve che ha puntato il dito contro l&#8217;azienda milanese. A causa di problemi che hanno bloccato la produzione della sostanza nel suo stabilimento americano, spiegano dall&#8217;organizzazione, la Hospira ha deciso di spostare l&#8217;attività in Italia. E non sarebbe la prima volta. &#8220;Abbiamo scoperto che la fabbrica milanese è stata già usata in passato per questo scopo&#8221;, rivela l&#8217;avvocato Clive Stafford Smith, direttore di Reprieve.</p>
<p>L&#8217;organizzazione ha già fatto causa alla ditta, chiedendo che venisse vietata la vendita del farmaco negli Usa, come previsto da una legge europea che definisce illegale l&#8217;esportazione di prodotti utilizzabili per la pena di morte. In realtà nulla si è mosso. &#8220;Ci sono due modi per bloccare ciò che sta accadendo &#8211; raccontano da Reprieve &#8211; una decisione volontaria di Hospira o un intervento del governo italiano che metta al bando l&#8217;esportazione di questo anestetico&#8221;.</p>
<p>Dall&#8217;azienda, intanto, si difendono. &#8220;Il Sodium Thiopental viene prodotto per gli interventi chirurgici. L&#8217;uso per la pena capitale è improprio e avviene solo negli Stati Uniti&#8221;, spiega Giuseppe Riva, amministratore delegato della società. In un comunicato Hospira sottolinea che &#8220;il medicinale non ha alcuna indicazione d&#8217;impiego nella pena capitale e l&#8217;azienda non supporta il suo uso in questa procedura&#8221;.</p>
<p>Fonte: tgcom.it</p>
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		<title>Arizona &#8211; Giustiziato Landrigan con veleno dalla Gran Bretagna</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 13:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il boia non conosce tregua. È stata infatti eseguita ieri, nello stato americano dell’Arizona, la condanna a morte di Jeffrey Landrigan, 48 anni,  condannato al patibolo per un omicidio commesso nel 1990. La sua storia  ha tuttavia dell’incredibile poiché, nel momento in cui il suo destino  era segnato, è giunta un’inattesa sospensione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class=" " style="margin: 0px 5px;" src="/images/landrigan.jpg" alt="Joseph Landrigan" width="150" height="188" /><p class="wp-caption-text">Joseph Landrigan</p></div>
<p>Il boia non conosce tregua. È stata infatti eseguita ieri, nello stato americano dell’Arizona, la condanna a morte di Jeffrey Landrigan, 48 anni,  condannato al patibolo per un omicidio commesso nel 1990. La sua storia  ha tuttavia dell’incredibile poiché, nel momento in cui il suo destino  era segnato, è giunta un’inattesa sospensione che però è durata solo  pochi giorni. Appena il tempo utile per riaffermare la necessità, tutta  americana, di eseguire l’ennesima pena capitale, senza prolungare  inutilmente l’attesa.</p>
<p>Facciamo un passo indietro. Il detenuto era salito agli onori della cronaca nei giorni scorsi proprio a causa dell’improvvisa sospensione della sua condanna a morte<strong> </strong>con iniezione letale. Il problema all’origine del rinvio derivava dall&#8217;esaurimento delle scorte e dalla provenienza estera del Thiopental sodico,  un farmaco anestetico utilizzato nelle esecuzioni capitali, il quale  era stato importato dalla Gran Bretagna. Un giudice federale si era  opposto all’utilizzo di tale farmaco, bloccando di fatto la condanna a  morte, poiché era di origine ignota, né si conosceva la casa  farmaceutica che lo aveva prodotto. A tali condizioni, secondo il  giudice, il farmaco non rispettava le garanzie di legge, la quale  prevede che il condannato non debba soffrire. L’uso di un potente anestetico<strong> </strong>è infatti la prerogativa affinché l’opinione pubblica approvi questa brutale pratica.</p>
<p>Nel dibattito tra la Corte federale, l’accusa e gli avvocati difensori di Landrigan, è intervenuta la Corte Suprema statunitense,  la quale ha quale ha ratificato il via libera all’esecuzione, spiegando  che le giustificazioni apposte non sussistono. Tuttavia, non è stata  resa nota la provenienza del farmaco.<br />
Jeffrey Landrigan è stata la 24^ vittima del boia in Arizona, da quando nel 1922 è stata reintrodotta la pena capitale.</p>
<p>L’importazione dal Regno Unito<strong> </strong>di tale farmaco ha  scatenato numerose polemiche in Europa. Il quotidiano inglese “The  Guardian” ha infatti chiesto che venga diffuso il nome della casa  farmaceutica che ha realizzato l’anestetico poiché, secondo i regolamenti della Comunità Europea, è espressamente vietata la vendita all&#8217;estero di prodotti che possono essere utilizzati nelle esecuzioni capitali.</p>
<p>Fonte: newnotizie.it</p>
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		<title>Virginia &#8211; A morte Teresa Lewis, unica donna giustiziata in 98 anni</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 13:18:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il miracolo dell&#8217;ultimo minuto non c&#8217;è stato. Teresa Lewis, condannata nel 2003 alla pena di morte per aver pianificato l&#8217;assassinio del marito e del figlio adottivo di lui, è stata giustiziata. La Lewis, 41 anni, è morta per un&#8217;iniezione letale alle 03:13 ora italiana ed è così diventata la prima donna ad essere giustiziata in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class=" " style="margin: 0px 5px;" src="/images/teresa_lewis_2.jpg" alt="Teresa Lewis" width="150" height="140" /><p class="wp-caption-text">Teresa Lewis</p></div>
<p>Il miracolo dell&#8217;ultimo minuto non c&#8217;è stato. Teresa Lewis, condannata nel 2003 alla pena di morte per aver pianificato l&#8217;assassinio del marito e del figlio adottivo di lui, è stata giustiziata. La Lewis, 41 anni, è morta per un&#8217;iniezione letale alle 03:13 ora italiana ed è così diventata la prima donna ad essere giustiziata in Virginia da un secolo, la prima in Usa dal 2005. Tre diversi medicinali l&#8217;hanno portata dalla vita, allo stato catatonico, all&#8217;arresto cardiaco. «Non ci sono state complicazioni», ha spiegato Larry Traylor, portavoce delle autorità penitenziarie locali.</p>
<p><strong>GLI APPELLI</strong> &#8211; Per lei, una sentenza capitale nonostante gli appelli alla clemenza arrivati da ogni parte del mondo e giustificati con il suo limitato quoziente intellettivo. Prima di ricevere l&#8217;iniezione, la Lewis ha chiesto se la figlia fosse presente. «Quindi &#8211; ha spiegato il portavoce del carcere &#8211; ha detto di amarla e di essere molto dispiaciuta per lei». «Quando è entrata nella stanza &#8211; ha raccontato uno dei quattro giornalisti che hanno assistito all&#8217;esecuzione &#8211; ha alzato gli occhi, guardandosi intorno, terrorizzata. Alcuni ufficiali hanno cercato di calmarla accarezzandole le spalle. Quindi ha parlato della figlia Kathy».</p>
<p><strong>L&#8217;ULTIMO PASTO</strong> &#8211; Prima dell’esecuzione, Teresa Lewis aveva ricevuto la visita dei suoi figli, del suo legale e di un prete. Per il suo ultimo pasto ha chiesto pollo fritto, fagiolini, un dolce al cioccolato e una crostata alle mele. Poi ha fatto una doccia ed è stata trasferita nella camera della morte. Durante l’esecuzione, una trentina di persone si sono radunate in prossimità del carcere per protestare.</p>
<p><strong>LE ACCUSE</strong> &#8211; La Lewis è stata ritenuta colpevole di aver organizzato l’omicidio del marito e del figliastro nell’ottobre 2002. La donna aveva affermato di aver ordinato a due uomini, uno dei quali era il suo amante, di compiere il duplice delitto. Secondo l&#8217;accusa, aveva pianificato il crimine a sangue freddo per incassare i soldi dell&#8217;assicurazione sulla vita, il che &#8211; secondo il giudice &#8211; le assegnava una responsabilità maggiore sugli omicidi, rispetto ai suoi due complici, condannati «soltanto» all&#8217;ergastolo (tra l&#8217;altro il suo amante, Matthew Shallenberger, che all&#8217;epoca aveva 22 anni, si suicidò dopo la condanna). Gli avvocati di lei hanno sostenuto fino all&#8217;ultimo che Teresa fosse stata raggirata dai due complici, più astuti di lei, e che la donna soffriva di un disturbo di personalità che la rendeva dipendente; e avevano persino presentato una lettera dei due uomini, i quali ammettevano di averla manipolata. Tra l&#8217;altro, la Lewis aveva un coefficiente intellettuale di 72, appena due punti sopra il limite che segna il limite legale per il quale un&#8217;esecuzione è incostituzionale (70 o meno). Il suo caso aveva suscitato interesse in tutto il mondo e scatenato un&#8217;intensa campagna, che aveva fatto arrivare sul tavolo del governatore della Virginia, Robert McDonnell, quasi 4.000 richieste di grazia, tra le quali anche quelli di rappresentanti dell&#8217;Ue e personalità come lo scrittore John Grisham o Bianca Jagger.</p>
<p>Fonte: Corriere.it</p>
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		<title>Virginia &#8211; Fissata la data d&#8217;esecuzione per l&#8217;unica donna condannata</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 13:36:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Teresa Lewis, una donna a cui è stato diagnosticato una &#8220;disabilità mentale borderline&#8221;, con ogni probabilità verrà messa a morte nel carcere di Jarratt, in Virginia, il 23 settembre perché si ritiene abbia pianificato e diretto l&#8217;omicidio di suo marito e del suo figliastro. Gli uomini che hanno materialmente portato a termine l&#8217;omicidio sono, invece, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Teresa Lewis, una donna a cui è stato diagnosticato una &#8220;disabilità mentale borderline&#8221;, con ogni probabilità verrà messa a morte nel carcere di Jarratt, in Virginia, il 23 settembre perché si ritiene abbia pianificato e diretto l&#8217;omicidio di suo marito e del suo figliastro. Gli uomini che hanno materialmente portato a termine l&#8217;omicidio sono, invece, stati condannati all&#8217;ergastolo. </p>
<p>Il 30 ottobre 2002, Matthew Shallenberger e Rodney Fuller hanno ucciso Julian Lewis e suo figlio adulto Charles Lewis, nella loro casa. Il 15 maggio 2003, Teresa Lewis è stata dichiarata colpevole del reato di omicidio che prevede la pena capitale, per il suo ruolo nel delitto, tale condanna è stata emessa dal giudice e non dalla giuria. I pubblici ministeri hanno sostenuto che la donna aveva convinto Matthew Shallenberger e Rodney Fuller, con il sesso, con i regali e con la promessa di condividere i proventi dell&#8217;assicurazione sulla vita, a commettere gli omicidi. Basandosi sostanzialmente sulla descrizione del delitto presentata dal pubblico ministero, il magistrato ha giudicato che Teresa Lewis è stata la &#8220;mente&#8221; degli omicidi e ha emesso la condanna a morte. I pubblici ministeri erano d&#8217;accordo che Rodney Fuller fosse condannato all&#8217;ergastolo, in cambio della sua confessione e della sua collaborazione, e il giudice, &#8220;in coscienza&#8221;, ha affermato di non poter condannare Matthew Shallenberger a una pena più severa di quella ricevuta da Fuller.</p>
<p>Uno psicologo ha effettuato il test per il quoziente di intelligenza (QI) a Teresa Lewis prima della sentenza e ha calcolato un QI di 72, che indica una funzione intellettiva che rientra nella definizione di &#8220;disabilità mentale borderline&#8221;. Alcune indagini seguite alla condanna hanno mostrato prove ulteriori della sua disabilità mentale. Un altro psicologo, scelto dallo stato, ha valutato il suo QI a 70. Gli esperti medici hanno diagnosticato che il suo disturbo di personalità era causato da una dipendenza dagli antidolorifici precedente ai delitti, mettendo fortemente in dubbio l&#8217;etichetta di &#8220;mente&#8221; del delitto che le era stata data.</p>
<p>Al contrario, al test del QI Matthew Shallenberger ha totalizzato un punteggio di 113 (e Rodney Fuller 68). Nel 2004, in un interrogatorio condotto dagli avvocati che difendono Teresa Lewis, Matthew Shallenberger ha affermato di aver &#8220;manipolato il tutto&#8221;, e che gli omicidi erano stati una sua idea. Secondo l&#8217;investigatore della difesa, Shallenberger gli aveva detto che &#8220;non appena ha incontrato Teresa, gli è sembrata una persona poco lucida e che avrebbe potuto manipolare facilmente&#8221;; e che mentre lui aveva commesso il reato per i proventi della polizza sulla vita stipulata dalle vittime, &#8220;lui [Rodney Fuller] e Teresa non hanno espressamente parlato di soldi, di assicurazione o di un eventuale &#8216;ricompensa&#8217; da parte di Teresa per gli omicidi&#8221;. Separatamente, in una lettera a un amico ottenuta dagli avvocati, Matthew Shallenberger ha scritto: &#8220;L&#8217;unica ragione per cui ho fatto sesso con [Teresa Lewis], è stato per i soldi, per farla innamorare di me, così che lei mi avrebbe dato i soldi dell&#8217;assicurazione&#8221;. Inoltre sempre nel 2004, Rodney Fuller ha dichiarato: &#8220;Mi sembrava che la signora Lewis avrebbe fatto qualsiasi cosa per Shallenberger&#8221;, e che &#8220;Shallenberger è stato sicuramente quello che ha diretto le operazioni, non la signora Lewis&#8221;.</p>
<p>Fonte: Amnesty.it</p>
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		<title>Tennessee &#8211; Graziata dal Governatore Gaile Owens</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 13:30:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gaile Owens, 57 anni, condannata per aver ucciso il marito nel 1985, in attesa di esecuzione per iniezione letale fissata per il 28 settembre 2010 è stata graziata dal Governatore del Tennessee Phil Bredesen, democratico, che ha convertito la pena capitale in ergastolo. A favore della donna da mesi si erano schierate le associazioni anti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gaile Owens, 57 anni, condannata per aver ucciso il marito nel 1985, in attesa di esecuzione per iniezione letale fissata per il 28 settembre 2010 è stata graziata dal Governatore del Tennessee Phil Bredesen, democratico, che ha convertito la pena capitale in ergastolo. A favore della donna da mesi si erano schierate le associazioni anti pena di morte che hanno presentato una petizione al governatore con ben 11 mila firme. ma sembra che la decisione del Governatore sia stata in qualche modo influenzata da due elementi fondamentali per la decisione: il primo è che è emerso che la donna è stata violentata e picchiata prima che uccidesse il marito.<br />
La seconda è che la donna si è sempre dichiarata colpevole pentendosi del gesto e ha sempre contraddistinto i suoi 25 anni di carcere scontati fin ora all&#8217;insegna della buona condotta.<br />
E&#8217; la seconda volta che il Governatore Bredsen commuta la pena di morte di ergastolo e la prima nei confronti di una donna.</p>
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		<title>Utah &#8211; Fucilato a Draper Ronnie Lee Gardner</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 13:23:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[fucilazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattro proiettili dentro il cuore. Dopo aver passato 25 anni nel braccio della morte Ronnie Lee Gardner, 49 anni, ha deciso di essere fucilato, crollando sotto i colpi di un plotone d&#8217;esecuzione nel carcere di Salt Lake City (Utah). Una modalità che sembra d&#8217;altri tempi e che il condannato aveva scelto il 23 aprile: giovedì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro proiettili dentro il cuore. Dopo aver passato 25 anni nel braccio della morte Ronnie Lee Gardner, 49 anni, ha deciso di essere fucilato, crollando sotto i colpi di un plotone d&#8217;esecuzione nel carcere di Salt Lake City (Utah). Una modalità che sembra d&#8217;altri tempi e che il condannato aveva scelto il 23 aprile: giovedì ha confermato le sue ultime volontà, dopo che il governatore dello Utah ha respinto l&#8217;ultima richiesta di clemenza presentata dai suoi avvocati. «Il caso di Gardner è stato esaminato da numerosi tribunali in modo completo ed equo»: è stata la spiegazione del governatore Gary Herbert. Pochi giorni prima un&#8217;altra istanza era stata respinta dal Board of Pardons and Parole (comitato che esamina le richieste di grazia) dello Utah. L&#8217;esecuzione è avvenuta a mezzanotte (le 8 italiane), venti minuti dopo il condannato è stato dichiarato morto. L&#8217;annuncio è andato anche su Twitter, ad opera del ministro della Giustizia Mark Shurtleff che ha mandato tre post dal suo telefonino: «Un giorno solenne. Salvo rinvio Corte Suprema e con il mio sì finale, lo Utah userà il massimo potere e giustizierà un assassino»; «Ho già dato l&#8217;ordine al direttore della prigione di procedere. Che Dio gli dia la pietà che lui ha negato alle sue vittime»; nel terzo messaggio Shurtleff ha annunciato una conferenza stampa.</p>
<p>IL RITUALE &#8211; Lo Utah ha abolito le esecuzioni per fucilazione nel 2004 ma coloro che erano già stati condannati in quella data hanno conservato il diritto di scegliere come lasciare questo mondo, se con il plotone o con l&#8217;iniezione letale. La fucilazione, ormai rarissima, segue un preciso rituale. Il condannato viene legato a una sedia. Cinque volontari, rappresentanti delle forze dell’ordine, si sistemano a otto metri da lui armati di fucili Winchester caricati con una cartuccia calibro 30: solo uno ha l’arma caricata a salve. Un obiettivo in tessuto bianco viene appuntato all’altezza del cuore del detenuto, un recipiente è posto ai suoi piedi per raccogliere il sangue. Dopo avere pronunciato le ultime parole, la testa viene coperta con un cappuccio e i boia fanno fuoco, senza sapere chi tra loro causerà la sua morte. Nel caso di Gardner sono stati tutti e quattro. I testimoni presenti non possono vedere il viso dei cecchini.</p>
<p>Utah, fucilato Ronnie Lee Gardner Utah, fucilato Ronnie Lee Gardner    Utah, fucilato Ronnie Lee Gardner    Utah, fucilato Ronnie Lee Gardner    Utah, fucilato Ronnie Lee Gardner    Utah, fucilato Ronnie Lee Gardner    Utah, fucilato Ronnie Lee Gardner    Utah, fucilato Ronnie Lee Gardner</p>
<p>L&#8217;ULTIMO PASTO &#8211; «Ha voluto che nessuno lo vedesse mentre lo fucilavano. Avrei voluto essere lì per lui, gli volevo molto bene» ha detto il fratello maggiore di Ronnie Lee dopo l&#8217;annuncio della morte. Le guardie carcerarie hanno riferito che il condannato ha atteso il momento dell&#8217;esecuzione senza mostrare alcuna emozione. È rimasto calmo, ha letto un libro e guardato un film, &#8220;Il signore degli anelli&#8221;. Il suo ultimo pasto è stato: bistecca, aragosta, una torta di mele, un gelato alla vaniglia e una Seven-Up.</p>
<p>DUE OMICIDI &#8211; Ronnie Lee Gardner era stato condannato a morte nel 1985 per duplice omicidio. Pochi mesi prima aveva ucciso, durante un litigio, il barista Melvyn Otterstrom. Poi, al processo, tentando di scappare dal tribunale ha colpito a morte uno dei giudici, Michael Burdell. La famiglia di questi, contraria alla pena di morte, aveva appoggiato la richiesta di clemenza presentata dai legali (e respinta dalla Corte Suprema), ma la famiglia del barista si è opposta. Da 14 anni non veniva eseguita una condanna mediante fucilazione negli Usa, e dal 1976, anno in cui è tornata in vigore la pena di morte, ne erano state eseguite due, sempre nello Utah. L&#8217;ultima, 14 anni fa, è stata quella di John Albert Taylor. Con quella di Gardner, sono 1.216 le esecuzioni negli Usa del 1976 ad oggi: 1.042 per iniezione letale, 157 con la sedia elettrica, 11 con camera a gas, 3 per impiccagione, 3 per fucilazione.</p>
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		<title>Utah &#8211; Condannato chiede il plotone d&#8217;esecuzione</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 09:23:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Utah]]></category>
		<category><![CDATA[fucilazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo Utah metterà a morte un condannato con il plotone  di esecuzione: lo ha stabilito un giudice federale accogliendo la  richiesta del detenuto. Ronnie Lee Gardner, 49 anni, condannato a  morte per aver ucciso 25 anni fa un avvocato durante una  evasione, sarà fucilato da 5 uomini nel penitenziario statale di Draper [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 0px 5px;" src="/images/gardner.jpg" alt="Ronnie Lee Gardner" width="150" height="113" />Lo Utah metterà a morte un condannato con il plotone  di esecuzione: lo ha stabilito un giudice federale accogliendo la  richiesta del detenuto. Ronnie Lee Gardner, 49 anni, condannato a  morte per aver ucciso 25 anni fa un avvocato durante una  evasione, sarà fucilato da 5 uomini nel penitenziario statale di Draper il 18 giugno. La  decisione riapre il dibattito su metodi di esecuzione &#8220;selvaggi&#8221; dello  stato dei mormoni, l&#8217;unico, dei 35 stati Usa con la pena di morte, a prevedere la fucilazione come metodo d&#8217;esecuzione.</p>
<p>Lo Utah è l&#8217;unico stato che  ha usato la fucilazione da quando nel 1976 la Corte Suprema ha  autorizzato di nuovo la pena di morte. Da allora solo due  uomini sono stati messi a morte con questo medodo: Gary Gilmore nel 1976  e <a href="/index.php/esecuzioni-passate-alla-storia/#taylor">John Albert Taylor</a> nel 1996.</p>
<p>Diversi furono i tiratori scelti  che si offrirono volontari per l&#8217;esecuzione di Taylor. Il condannato  fu bendato e legato su una sedia con, applicato sul maglione blu, un  cerchietto bianco all&#8217;altezza del cuore affinché i cinque incaricati di  premere il grilletto non potessero sbagliare.</p>
<p>All&#8217;udienza a Salt  Lake City l&#8217;avvocato di Gardner, Andrew Parnes, ha detto che presenterà  appello, ma non si capisce quale sarà la sua istanza, visto che è stato  lo stesso condannato a chiedere di essere fucilato. Oltre a Gardner,  almeno quattro altri condannati del braccio della morte dello Utah hanno  chiesto di essere fucilati, e secondo la legge la loro richiesta dovrà essere esaudita, considerato che il plotone è stato abolito nel 2004 per i soli condannati a morte dopo quella data.</p>
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		<title>Arizona &#8211; Morto Viva Leroy Nash, il condannato più anziano</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:49:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Arizona]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; morto a 94 anni, per cause naturali, Viva Leroy Nash, il più anziano condannato a morte degli Stati Uniti. Bianco, pluriomicida, ha finito i suoi giorni nell&#8217;infermeria del carcere di Florence, in Arizona in condizioni pietose, quasi cieco, sordo, sulla sedia a rotelle e affetto da una grave demenza senile.
Viva Leroy era nel braccio della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 0px 5px; border: black 1px solid;" src="/images/nash.jpg" alt="Viva LeRoy Nash" width="140" height="196" />E&#8217; morto a 94 anni, per cause naturali, Viva Leroy Nash, il più anziano condannato a morte degli Stati Uniti. Bianco, pluriomicida, ha finito i suoi giorni nell&#8217;infermeria del carcere di Florence, in Arizona in condizioni pietose, quasi cieco, sordo, sulla sedia a rotelle e affetto da una grave demenza senile.</p>
<p>Viva Leroy era nel braccio della morte da 25 anni, da quando il Tribunale supremo dello stato ratificò definitivamente la sua condanna capitale per l&#8217;uccisione di un commerciante di Phoeniz, sempre in Arizona.</p>
<p>L&#8217;ultimo episodio di una vita passata praticamente sempre in carcere, interrotta solo da brevi momenti di libertà durante i quali ha ucciso e rubato. &#8220;Nato nel 1915 &#8211; racconta il suo ultimo avvocato &#8211; Viva Leroy è finito in galera quando era ancora un ragazzo. Ed è rimasto rinchiuso nei successivi 80 anni della sua vita, più o meno sempre&#8221;. I media americani, appassionati di statistiche, hanno calcolato che ha vissuto in carcere oltre 65 anni, più di due terzi della sua esistenza.</p>
<p>La storia criminale di Viva Leroy inizia nei ruggenti anni &#8216;30, quando giovanissimo spargeva il terrore con le sue rapine tra lo Utah e l&#8217;Arizona. Era già stato arrestato più volte, quando nel 1947, poco più che trentenne, ammazza un poliziotto nel Connecticut e si becca una condanna a 25 anni. Uscito di galera continua a rubare e ad uccidere.</p>
<p>Nel 1977 viene condannato all&#8217;ergastolo per l&#8217;uccisione di un corriere a Salt Lake City, Utah. Nel 1982, però, riesce a evadere dal carcere. Solo tre settimane dopo, l&#8217;ultimo crimine della sua vita maledetta. Durante l&#8217;ennesima rapina a mano armata in un negozio di monete di Phoeniz, spara al commesso e lo fredda. Anche stavolta non la fa franca. Grazie all&#8217;intervento del proprietario di un negozio vicino che lo blocca con la pistola in pugno, viene nuovamente assicurato alla giustizia.</p>
<p>Nell&#8217;85 la sentenza definitiva di condanna a morte, che in Arizona significa camera a gas. Viva Leroy si trasferisce a 68 anni nel braccio della morte, però le sue condizioni di salute non sono per nulla buone. I legali di Nash iniziano così una lunga battaglia legale, presentando una lunghissima serie di di ricorsi, per tentare di salvargli la vita. Al momento della sua morte, stavano mettendo a punto l&#8217;ennesimo appello, stavolta alla Corte Suprema per dimostrare che a causa delle sue precarie condizioni mentali, ucciderlo sarebbe stato un atto di crudeltà, pertanto una palese violazione della Costituzione americana.</p>
<p>Il suo avvocato, Thomas Phalen, racconta che il suo assistito ha sofferto nel corso degli anni di molti attacchi cardiaci, l&#8217;ultimo il mese scorso. Quindi, a modo suo, canta vittoria, per essere riuscito in tanti anni a perseguire il suo obbiettivo: &#8220;Le sue condizioni erano talmente gravi che perfino il personale della prigione, negli ultimi tempi, ha deciso di ricoverarlo. Oggi è un momento da celebrare: l&#8217;uomo è morto, tutti possono ora vivere in pace e nessuno di noi ha assistito ancora una volta all&#8217;orrore di un&#8217;esecuzione&#8221;.</p>
<p>Fonte: Rainews24.it</p>
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		<title>Tennessee &#8211; Chiesta commutazione per Gaile Owens</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 16:26:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tennessee]]></category>
		<category><![CDATA[commutazione condanne]]></category>
		<category><![CDATA[condanna donna]]></category>

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		<description><![CDATA[Gaile Owens, condannata a morte nel 1985 nella Contea di Shelby per aver architettato l&#8217;omicidio del  marito, potrebbe diventare presto la prima donna ad essere giustiziata in Tennessee da 190 anni a questa parte.
Esauriti, infatti, gli appelli rimasti, l&#8217;unica speranza rimasta per scongiurare l&#8217;iniezione letale è data dal Governatore Phil Bredesen, l&#8217;unico in grado di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 0px 5px; border: black 1px solid;" src="/images/owens.jpg" alt="Gaile Owens" width="150" height="225" />Gaile Owens, condannata a morte nel 1985 nella Contea di Shelby per aver architettato l&#8217;omicidio del  marito, potrebbe diventare presto la prima donna ad essere giustiziata in Tennessee da 190 anni a questa parte.<br />
Esauriti, infatti, gli appelli rimasti, l&#8217;unica speranza rimasta per scongiurare l&#8217;iniezione letale è data dal Governatore Phil Bredesen, l&#8217;unico in grado di commutare la sentenza. Nel frattempo, in un&#8217;altra istanza, gli avvocati della donna si sono rivolti alla Corte Suprema del Tennessee chiedendo, anche in questo caso, la commutazione della condanna a morte, sulle basi del fatto che la donna non sia stata adeguatamente assistita al tempo del proceso e che abbia sofferto della &#8220;battered woman syndrome&#8221; (sindrome della donna maltrattata) per mano del marito. E&#8217; stata inoltre sottolineata la disparità di giudizio tra il caso della Owens e quello di Mary Winkler, colpevole di aver lasciato morir dissanguato il marito dopo avergli sparato a sangue freddo, che dopo aver scontato una condanna lieve è addirittura tornata ad avere la custodia dei due figli.</p>
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		<title>Louisiana &#8211; Prima esecuzione dal 2002</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 11:13:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[iniezione letale]]></category>
		<category><![CDATA[Louisiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 7 gennaio 2010 lo Stato della Louisiana ha interrotto una moratoria &#8220;de facto&#8221; sulle esecuzioni capitali mettendo a morte, con un&#8217;iniezione letale, Gerald Bordelon, reo confesso dell&#8217;omicidio della nipote nel 2002.
Bordelon, 47 anni, nel novembre 2002 convinse la nipotina di dodici anni a seguirlo e, sotto la minaccia di un coltello, la costrinse ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px; border: black 1px solid;" src="/images/bordelon.jpg" alt="Gerald Bordelon" width="120" height="159" />Il 7 gennaio 2010 lo Stato della Louisiana ha interrotto una moratoria &#8220;de facto&#8221; sulle esecuzioni capitali mettendo a morte, con un&#8217;iniezione letale, Gerald Bordelon, reo confesso dell&#8217;omicidio della nipote nel 2002.<br />
Bordelon, 47 anni, nel novembre 2002 convinse la nipotina di dodici anni a seguirlo e, sotto la minaccia di un coltello, la costrinse ad un rapporto orale e sessuale sulle sponde del Mississippi, per poi ucciderla e confessarne l&#8217;omicidio e l&#8217;occultamento del cadavere.<br />
Nello Stato dei bayou l&#8217;ultima esecuzione risaliva al maggio del 2002, quando Leslie Martin era stato giustiziato per un omicidio commesso nel &#8216;91.<br />
Bordelon aveva rinunciato a proseguire la battaglia legale per avere salva la vita ed aveva richiesto una data d&#8217;esecuzione. E&#8217; stato accontentato, divenendo il 28° detenuto giustiziato in Louisiana dal 1983, anno della ripresa delle esecuzioni nello Stato.</p>
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