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Usa – Dall’Italia il veleno per le iniezioni letali
admin | 18 novembre 2010 | 16:06 | 2010, Usa | 101 commenti

No alla pena di morte, ma via libera alla produzione del veleno usato negli Usa per giustiziare i detenuti. Sarebbe questo, secondo quanto raccontato da Repubblica, il paradosso destinato a scatenare non poche polemiche in Italia. Un’azienda farmaceutica lombarda, la Hospira Spa, è stata infatti incaricata di produrre Sodium Thiopental, l’anestetico utilizzato per le iniezioni letali. Ma la società si difende: “Il prodotto è pensato per altro”.

L’allarme è partito dall’organizzazione umanitaria britannica Reprieve che ha puntato il dito contro l’azienda milanese. A causa di problemi che hanno bloccato la produzione della sostanza nel suo stabilimento americano, spiegano dall’organizzazione, la Hospira ha deciso di spostare l’attività in Italia. E non sarebbe la prima volta. “Abbiamo scoperto che la fabbrica milanese è stata già usata in passato per questo scopo”, rivela l’avvocato Clive Stafford Smith, direttore di Reprieve.

L’organizzazione ha già fatto causa alla ditta, chiedendo che venisse vietata la vendita del farmaco negli Usa, come previsto da una legge europea che definisce illegale l’esportazione di prodotti utilizzabili per la pena di morte. In realtà nulla si è mosso. “Ci sono due modi per bloccare ciò che sta accadendo – raccontano da Reprieve – una decisione volontaria di Hospira o un intervento del governo italiano che metta al bando l’esportazione di questo anestetico”.

Dall’azienda, intanto, si difendono. “Il Sodium Thiopental viene prodotto per gli interventi chirurgici. L’uso per la pena capitale è improprio e avviene solo negli Stati Uniti”, spiega Giuseppe Riva, amministratore delegato della società. In un comunicato Hospira sottolinea che “il medicinale non ha alcuna indicazione d’impiego nella pena capitale e l’azienda non supporta il suo uso in questa procedura”.

Fonte: tgcom.it

Arizona – Giustiziato Landrigan con veleno dalla Gran Bretagna
admin | 29 ottobre 2010 | 15:23 | 2010, Arizona | 56 commenti
Joseph Landrigan

Joseph Landrigan

Il boia non conosce tregua. È stata infatti eseguita ieri, nello stato americano dell’Arizona, la condanna a morte di Jeffrey Landrigan, 48 anni, condannato al patibolo per un omicidio commesso nel 1990. La sua storia ha tuttavia dell’incredibile poiché, nel momento in cui il suo destino era segnato, è giunta un’inattesa sospensione che però è durata solo pochi giorni. Appena il tempo utile per riaffermare la necessità, tutta americana, di eseguire l’ennesima pena capitale, senza prolungare inutilmente l’attesa.

Facciamo un passo indietro. Il detenuto era salito agli onori della cronaca nei giorni scorsi proprio a causa dell’improvvisa sospensione della sua condanna a morte con iniezione letale. Il problema all’origine del rinvio derivava dall’esaurimento delle scorte e dalla provenienza estera del Thiopental sodico, un farmaco anestetico utilizzato nelle esecuzioni capitali, il quale era stato importato dalla Gran Bretagna. Un giudice federale si era opposto all’utilizzo di tale farmaco, bloccando di fatto la condanna a morte, poiché era di origine ignota, né si conosceva la casa farmaceutica che lo aveva prodotto. A tali condizioni, secondo il giudice, il farmaco non rispettava le garanzie di legge, la quale prevede che il condannato non debba soffrire. L’uso di un potente anestetico è infatti la prerogativa affinché l’opinione pubblica approvi questa brutale pratica.

Nel dibattito tra la Corte federale, l’accusa e gli avvocati difensori di Landrigan, è intervenuta la Corte Suprema statunitense, la quale ha quale ha ratificato il via libera all’esecuzione, spiegando che le giustificazioni apposte non sussistono. Tuttavia, non è stata resa nota la provenienza del farmaco.
Jeffrey Landrigan è stata la 24^ vittima del boia in Arizona, da quando nel 1922 è stata reintrodotta la pena capitale.

L’importazione dal Regno Unito di tale farmaco ha scatenato numerose polemiche in Europa. Il quotidiano inglese “The Guardian” ha infatti chiesto che venga diffuso il nome della casa farmaceutica che ha realizzato l’anestetico poiché, secondo i regolamenti della Comunità Europea, è espressamente vietata la vendita all’estero di prodotti che possono essere utilizzati nelle esecuzioni capitali.

Fonte: newnotizie.it

Virginia – A morte Teresa Lewis, unica donna giustiziata in 98 anni
admin | 29 settembre 2010 | 15:18 | 2010, Virginia | 144 commenti
Teresa Lewis

Teresa Lewis

Il miracolo dell’ultimo minuto non c’è stato. Teresa Lewis, condannata nel 2003 alla pena di morte per aver pianificato l’assassinio del marito e del figlio adottivo di lui, è stata giustiziata. La Lewis, 41 anni, è morta per un’iniezione letale alle 03:13 ora italiana ed è così diventata la prima donna ad essere giustiziata in Virginia da un secolo, la prima in Usa dal 2005. Tre diversi medicinali l’hanno portata dalla vita, allo stato catatonico, all’arresto cardiaco. «Non ci sono state complicazioni», ha spiegato Larry Traylor, portavoce delle autorità penitenziarie locali.

GLI APPELLI – Per lei, una sentenza capitale nonostante gli appelli alla clemenza arrivati da ogni parte del mondo e giustificati con il suo limitato quoziente intellettivo. Prima di ricevere l’iniezione, la Lewis ha chiesto se la figlia fosse presente. «Quindi – ha spiegato il portavoce del carcere – ha detto di amarla e di essere molto dispiaciuta per lei». «Quando è entrata nella stanza – ha raccontato uno dei quattro giornalisti che hanno assistito all’esecuzione – ha alzato gli occhi, guardandosi intorno, terrorizzata. Alcuni ufficiali hanno cercato di calmarla accarezzandole le spalle. Quindi ha parlato della figlia Kathy».

L’ULTIMO PASTO – Prima dell’esecuzione, Teresa Lewis aveva ricevuto la visita dei suoi figli, del suo legale e di un prete. Per il suo ultimo pasto ha chiesto pollo fritto, fagiolini, un dolce al cioccolato e una crostata alle mele. Poi ha fatto una doccia ed è stata trasferita nella camera della morte. Durante l’esecuzione, una trentina di persone si sono radunate in prossimità del carcere per protestare.

LE ACCUSE – La Lewis è stata ritenuta colpevole di aver organizzato l’omicidio del marito e del figliastro nell’ottobre 2002. La donna aveva affermato di aver ordinato a due uomini, uno dei quali era il suo amante, di compiere il duplice delitto. Secondo l’accusa, aveva pianificato il crimine a sangue freddo per incassare i soldi dell’assicurazione sulla vita, il che – secondo il giudice – le assegnava una responsabilità maggiore sugli omicidi, rispetto ai suoi due complici, condannati «soltanto» all’ergastolo (tra l’altro il suo amante, Matthew Shallenberger, che all’epoca aveva 22 anni, si suicidò dopo la condanna). Gli avvocati di lei hanno sostenuto fino all’ultimo che Teresa fosse stata raggirata dai due complici, più astuti di lei, e che la donna soffriva di un disturbo di personalità che la rendeva dipendente; e avevano persino presentato una lettera dei due uomini, i quali ammettevano di averla manipolata. Tra l’altro, la Lewis aveva un coefficiente intellettuale di 72, appena due punti sopra il limite che segna il limite legale per il quale un’esecuzione è incostituzionale (70 o meno). Il suo caso aveva suscitato interesse in tutto il mondo e scatenato un’intensa campagna, che aveva fatto arrivare sul tavolo del governatore della Virginia, Robert McDonnell, quasi 4.000 richieste di grazia, tra le quali anche quelli di rappresentanti dell’Ue e personalità come lo scrittore John Grisham o Bianca Jagger.

Fonte: Corriere.it

Virginia – Fissata la data d’esecuzione per l’unica donna condannata
admin | 15 agosto 2010 | 15:36 | 2010, Virginia | Commenti chiusi

Teresa Lewis, una donna a cui è stato diagnosticato una “disabilità mentale borderline”, con ogni probabilità verrà messa a morte nel carcere di Jarratt, in Virginia, il 23 settembre perché si ritiene abbia pianificato e diretto l’omicidio di suo marito e del suo figliastro. Gli uomini che hanno materialmente portato a termine l’omicidio sono, invece, stati condannati all’ergastolo.

Il 30 ottobre 2002, Matthew Shallenberger e Rodney Fuller hanno ucciso Julian Lewis e suo figlio adulto Charles Lewis, nella loro casa. Il 15 maggio 2003, Teresa Lewis è stata dichiarata colpevole del reato di omicidio che prevede la pena capitale, per il suo ruolo nel delitto, tale condanna è stata emessa dal giudice e non dalla giuria. I pubblici ministeri hanno sostenuto che la donna aveva convinto Matthew Shallenberger e Rodney Fuller, con il sesso, con i regali e con la promessa di condividere i proventi dell’assicurazione sulla vita, a commettere gli omicidi. Basandosi sostanzialmente sulla descrizione del delitto presentata dal pubblico ministero, il magistrato ha giudicato che Teresa Lewis è stata la “mente” degli omicidi e ha emesso la condanna a morte. I pubblici ministeri erano d’accordo che Rodney Fuller fosse condannato all’ergastolo, in cambio della sua confessione e della sua collaborazione, e il giudice, “in coscienza”, ha affermato di non poter condannare Matthew Shallenberger a una pena più severa di quella ricevuta da Fuller.

Uno psicologo ha effettuato il test per il quoziente di intelligenza (QI) a Teresa Lewis prima della sentenza e ha calcolato un QI di 72, che indica una funzione intellettiva che rientra nella definizione di “disabilità mentale borderline”. Alcune indagini seguite alla condanna hanno mostrato prove ulteriori della sua disabilità mentale. Un altro psicologo, scelto dallo stato, ha valutato il suo QI a 70. Gli esperti medici hanno diagnosticato che il suo disturbo di personalità era causato da una dipendenza dagli antidolorifici precedente ai delitti, mettendo fortemente in dubbio l’etichetta di “mente” del delitto che le era stata data.

Al contrario, al test del QI Matthew Shallenberger ha totalizzato un punteggio di 113 (e Rodney Fuller 68). Nel 2004, in un interrogatorio condotto dagli avvocati che difendono Teresa Lewis, Matthew Shallenberger ha affermato di aver “manipolato il tutto”, e che gli omicidi erano stati una sua idea. Secondo l’investigatore della difesa, Shallenberger gli aveva detto che “non appena ha incontrato Teresa, gli è sembrata una persona poco lucida e che avrebbe potuto manipolare facilmente”; e che mentre lui aveva commesso il reato per i proventi della polizza sulla vita stipulata dalle vittime, “lui [Rodney Fuller] e Teresa non hanno espressamente parlato di soldi, di assicurazione o di un eventuale ‘ricompensa’ da parte di Teresa per gli omicidi”. Separatamente, in una lettera a un amico ottenuta dagli avvocati, Matthew Shallenberger ha scritto: “L’unica ragione per cui ho fatto sesso con [Teresa Lewis], è stato per i soldi, per farla innamorare di me, così che lei mi avrebbe dato i soldi dell’assicurazione”. Inoltre sempre nel 2004, Rodney Fuller ha dichiarato: “Mi sembrava che la signora Lewis avrebbe fatto qualsiasi cosa per Shallenberger”, e che “Shallenberger è stato sicuramente quello che ha diretto le operazioni, non la signora Lewis”.

Fonte: Amnesty.it

Tennessee – Graziata dal Governatore Gaile Owens
admin | 17 luglio 2010 | 15:30 | 2010, Tennessee | 56 commenti

Gaile Owens, 57 anni, condannata per aver ucciso il marito nel 1985, in attesa di esecuzione per iniezione letale fissata per il 28 settembre 2010 è stata graziata dal Governatore del Tennessee Phil Bredesen, democratico, che ha convertito la pena capitale in ergastolo. A favore della donna da mesi si erano schierate le associazioni anti pena di morte che hanno presentato una petizione al governatore con ben 11 mila firme. ma sembra che la decisione del Governatore sia stata in qualche modo influenzata da due elementi fondamentali per la decisione: il primo è che è emerso che la donna è stata violentata e picchiata prima che uccidesse il marito.
La seconda è che la donna si è sempre dichiarata colpevole pentendosi del gesto e ha sempre contraddistinto i suoi 25 anni di carcere scontati fin ora all’insegna della buona condotta.
E’ la seconda volta che il Governatore Bredsen commuta la pena di morte di ergastolo e la prima nei confronti di una donna.

Utah – Fucilato a Draper Ronnie Lee Gardner
admin | 20 giugno 2010 | 15:23 | 2010, Utah | 143 commenti

Quattro proiettili dentro il cuore. Dopo aver passato 25 anni nel braccio della morte Ronnie Lee Gardner, 49 anni, ha deciso di essere fucilato, crollando sotto i colpi di un plotone d’esecuzione nel carcere di Salt Lake City (Utah). Una modalità che sembra d’altri tempi e che il condannato aveva scelto il 23 aprile: giovedì ha confermato le sue ultime volontà, dopo che il governatore dello Utah ha respinto l’ultima richiesta di clemenza presentata dai suoi avvocati. «Il caso di Gardner è stato esaminato da numerosi tribunali in modo completo ed equo»: è stata la spiegazione del governatore Gary Herbert. Pochi giorni prima un’altra istanza era stata respinta dal Board of Pardons and Parole (comitato che esamina le richieste di grazia) dello Utah. L’esecuzione è avvenuta a mezzanotte (le 8 italiane), venti minuti dopo il condannato è stato dichiarato morto. L’annuncio è andato anche su Twitter, ad opera del ministro della Giustizia Mark Shurtleff che ha mandato tre post dal suo telefonino: «Un giorno solenne. Salvo rinvio Corte Suprema e con il mio sì finale, lo Utah userà il massimo potere e giustizierà un assassino»; «Ho già dato l’ordine al direttore della prigione di procedere. Che Dio gli dia la pietà che lui ha negato alle sue vittime»; nel terzo messaggio Shurtleff ha annunciato una conferenza stampa.

IL RITUALE – Lo Utah ha abolito le esecuzioni per fucilazione nel 2004 ma coloro che erano già stati condannati in quella data hanno conservato il diritto di scegliere come lasciare questo mondo, se con il plotone o con l’iniezione letale. La fucilazione, ormai rarissima, segue un preciso rituale. Il condannato viene legato a una sedia. Cinque volontari, rappresentanti delle forze dell’ordine, si sistemano a otto metri da lui armati di fucili Winchester caricati con una cartuccia calibro 30: solo uno ha l’arma caricata a salve. Un obiettivo in tessuto bianco viene appuntato all’altezza del cuore del detenuto, un recipiente è posto ai suoi piedi per raccogliere il sangue. Dopo avere pronunciato le ultime parole, la testa viene coperta con un cappuccio e i boia fanno fuoco, senza sapere chi tra loro causerà la sua morte. Nel caso di Gardner sono stati tutti e quattro. I testimoni presenti non possono vedere il viso dei cecchini.

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L’ULTIMO PASTO – «Ha voluto che nessuno lo vedesse mentre lo fucilavano. Avrei voluto essere lì per lui, gli volevo molto bene» ha detto il fratello maggiore di Ronnie Lee dopo l’annuncio della morte. Le guardie carcerarie hanno riferito che il condannato ha atteso il momento dell’esecuzione senza mostrare alcuna emozione. È rimasto calmo, ha letto un libro e guardato un film, “Il signore degli anelli”. Il suo ultimo pasto è stato: bistecca, aragosta, una torta di mele, un gelato alla vaniglia e una Seven-Up.

DUE OMICIDI – Ronnie Lee Gardner era stato condannato a morte nel 1985 per duplice omicidio. Pochi mesi prima aveva ucciso, durante un litigio, il barista Melvyn Otterstrom. Poi, al processo, tentando di scappare dal tribunale ha colpito a morte uno dei giudici, Michael Burdell. La famiglia di questi, contraria alla pena di morte, aveva appoggiato la richiesta di clemenza presentata dai legali (e respinta dalla Corte Suprema), ma la famiglia del barista si è opposta. Da 14 anni non veniva eseguita una condanna mediante fucilazione negli Usa, e dal 1976, anno in cui è tornata in vigore la pena di morte, ne erano state eseguite due, sempre nello Utah. L’ultima, 14 anni fa, è stata quella di John Albert Taylor. Con quella di Gardner, sono 1.216 le esecuzioni negli Usa del 1976 ad oggi: 1.042 per iniezione letale, 157 con la sedia elettrica, 11 con camera a gas, 3 per impiccagione, 3 per fucilazione.

Utah – Condannato chiede il plotone d’esecuzione
admin | 28 aprile 2010 | 11:23 | 2010, Utah | 58 commenti

Ronnie Lee GardnerLo Utah metterà a morte un condannato con il plotone di esecuzione: lo ha stabilito un giudice federale accogliendo la richiesta del detenuto. Ronnie Lee Gardner, 49 anni, condannato a morte per aver ucciso 25 anni fa un avvocato durante una evasione, sarà fucilato da 5 uomini nel penitenziario statale di Draper il 18 giugno. La decisione riapre il dibattito su metodi di esecuzione “selvaggi” dello stato dei mormoni, l’unico, dei 35 stati Usa con la pena di morte, a prevedere la fucilazione come metodo d’esecuzione.

Lo Utah è l’unico stato che ha usato la fucilazione da quando nel 1976 la Corte Suprema ha autorizzato di nuovo la pena di morte. Da allora solo due uomini sono stati messi a morte con questo medodo: Gary Gilmore nel 1976 e John Albert Taylor nel 1996.

Diversi furono i tiratori scelti che si offrirono volontari per l’esecuzione di Taylor. Il condannato fu bendato e legato su una sedia con, applicato sul maglione blu, un cerchietto bianco all’altezza del cuore affinché i cinque incaricati di premere il grilletto non potessero sbagliare.

All’udienza a Salt Lake City l’avvocato di Gardner, Andrew Parnes, ha detto che presenterà appello, ma non si capisce quale sarà la sua istanza, visto che è stato lo stesso condannato a chiedere di essere fucilato. Oltre a Gardner, almeno quattro altri condannati del braccio della morte dello Utah hanno chiesto di essere fucilati, e secondo la legge la loro richiesta dovrà essere esaudita, considerato che il plotone è stato abolito nel 2004 per i soli condannati a morte dopo quella data.

Arizona – Morto Viva Leroy Nash, il condannato più anziano
admin | 18 febbraio 2010 | 11:49 | 2010, Arizona | 98 commenti

Viva LeRoy NashE’ morto a 94 anni, per cause naturali, Viva Leroy Nash, il più anziano condannato a morte degli Stati Uniti. Bianco, pluriomicida, ha finito i suoi giorni nell’infermeria del carcere di Florence, in Arizona in condizioni pietose, quasi cieco, sordo, sulla sedia a rotelle e affetto da una grave demenza senile.

Viva Leroy era nel braccio della morte da 25 anni, da quando il Tribunale supremo dello stato ratificò definitivamente la sua condanna capitale per l’uccisione di un commerciante di Phoeniz, sempre in Arizona.

L’ultimo episodio di una vita passata praticamente sempre in carcere, interrotta solo da brevi momenti di libertà durante i quali ha ucciso e rubato. “Nato nel 1915 – racconta il suo ultimo avvocato – Viva Leroy è finito in galera quando era ancora un ragazzo. Ed è rimasto rinchiuso nei successivi 80 anni della sua vita, più o meno sempre”. I media americani, appassionati di statistiche, hanno calcolato che ha vissuto in carcere oltre 65 anni, più di due terzi della sua esistenza.

La storia criminale di Viva Leroy inizia nei ruggenti anni ‘30, quando giovanissimo spargeva il terrore con le sue rapine tra lo Utah e l’Arizona. Era già stato arrestato più volte, quando nel 1947, poco più che trentenne, ammazza un poliziotto nel Connecticut e si becca una condanna a 25 anni. Uscito di galera continua a rubare e ad uccidere.

Nel 1977 viene condannato all’ergastolo per l’uccisione di un corriere a Salt Lake City, Utah. Nel 1982, però, riesce a evadere dal carcere. Solo tre settimane dopo, l’ultimo crimine della sua vita maledetta. Durante l’ennesima rapina a mano armata in un negozio di monete di Phoeniz, spara al commesso e lo fredda. Anche stavolta non la fa franca. Grazie all’intervento del proprietario di un negozio vicino che lo blocca con la pistola in pugno, viene nuovamente assicurato alla giustizia.

Nell’85 la sentenza definitiva di condanna a morte, che in Arizona significa camera a gas. Viva Leroy si trasferisce a 68 anni nel braccio della morte, però le sue condizioni di salute non sono per nulla buone. I legali di Nash iniziano così una lunga battaglia legale, presentando una lunghissima serie di di ricorsi, per tentare di salvargli la vita. Al momento della sua morte, stavano mettendo a punto l’ennesimo appello, stavolta alla Corte Suprema per dimostrare che a causa delle sue precarie condizioni mentali, ucciderlo sarebbe stato un atto di crudeltà, pertanto una palese violazione della Costituzione americana.

Il suo avvocato, Thomas Phalen, racconta che il suo assistito ha sofferto nel corso degli anni di molti attacchi cardiaci, l’ultimo il mese scorso. Quindi, a modo suo, canta vittoria, per essere riuscito in tanti anni a perseguire il suo obbiettivo: “Le sue condizioni erano talmente gravi che perfino il personale della prigione, negli ultimi tempi, ha deciso di ricoverarlo. Oggi è un momento da celebrare: l’uomo è morto, tutti possono ora vivere in pace e nessuno di noi ha assistito ancora una volta all’orrore di un’esecuzione”.

Fonte: Rainews24.it

Tennessee – Chiesta commutazione per Gaile Owens
admin | 16 febbraio 2010 | 18:26 | 2010, Tennessee | 111 commenti

Gaile OwensGaile Owens, condannata a morte nel 1985 nella Contea di Shelby per aver architettato l’omicidio del  marito, potrebbe diventare presto la prima donna ad essere giustiziata in Tennessee da 190 anni a questa parte.
Esauriti, infatti, gli appelli rimasti, l’unica speranza rimasta per scongiurare l’iniezione letale è data dal Governatore Phil Bredesen, l’unico in grado di commutare la sentenza. Nel frattempo, in un’altra istanza, gli avvocati della donna si sono rivolti alla Corte Suprema del Tennessee chiedendo, anche in questo caso, la commutazione della condanna a morte, sulle basi del fatto che la donna non sia stata adeguatamente assistita al tempo del proceso e che abbia sofferto della “battered woman syndrome” (sindrome della donna maltrattata) per mano del marito. E’ stata inoltre sottolineata la disparità di giudizio tra il caso della Owens e quello di Mary Winkler, colpevole di aver lasciato morir dissanguato il marito dopo avergli sparato a sangue freddo, che dopo aver scontato una condanna lieve è addirittura tornata ad avere la custodia dei due figli.

Louisiana – Prima esecuzione dal 2002
admin | 18 gennaio 2010 | 13:13 | 2010 | 1 commento

Gerald BordelonIl 7 gennaio 2010 lo Stato della Louisiana ha interrotto una moratoria “de facto” sulle esecuzioni capitali mettendo a morte, con un’iniezione letale, Gerald Bordelon, reo confesso dell’omicidio della nipote nel 2002.
Bordelon, 47 anni, nel novembre 2002 convinse la nipotina di dodici anni a seguirlo e, sotto la minaccia di un coltello, la costrinse ad un rapporto orale e sessuale sulle sponde del Mississippi, per poi ucciderla e confessarne l’omicidio e l’occultamento del cadavere.
Nello Stato dei bayou l’ultima esecuzione risaliva al maggio del 2002, quando Leslie Martin era stato giustiziato per un omicidio commesso nel ‘91.
Bordelon aveva rinunciato a proseguire la battaglia legale per avere salva la vita ed aveva richiesto una data d’esecuzione. E’ stato accontentato, divenendo il 28° detenuto giustiziato in Louisiana dal 1983, anno della ripresa delle esecuzioni nello Stato.

Ohio – Eseguita prima condanna con il nuovo metodo di iniezione letale
admin | 18 gennaio 2010 | 12:56 | 2009, Ohio | 2 commenti

In Ohio, per ragioni umanitarie, da oggi gli uomini vengono uccisi come le bestie: Kenneth Biros, un bianco di 51 anni, è stato giustiziato nel carcere di Lucasville in Ohio con un’iniezione endovena di Thiopental Sodium, potente anestetico usato sinora per abbattere gli animali e usato, negli altri Stati che prevedono l’iniezione, come la prima delle tre droghe da inietteare per giusitiziare un omicida. Biros era stato condannato a morte nel ‘91 per aver violentato, ucciso e fatto a pezzi Tami Engstrom, una giovane madre di 22 anni. E’ il primo essere umano a essere ucciso con questo metodo, che si suppone meno doloroso, anche se più lungo di quelli finora usati.

L’Ohio due settimane fa ha deciso di cambiare il proprio sistema per le esecuzioni capitali, passando dal cocktail letale di tre sostanze velenose, ad un unico composto, da iniettare nelle vene del condannato a morte, considerando questo nuovo metodo meno doloroso. I giudici ritengono che iniettare una sola sostanza sia più “umano” rispetto al triplice mix usato sinora, che in un primo tempo rende incosciente il condannato, poi lo paralizza e infine lo uccide. In questo caso l’iniezione, che è un’overdose di anestetico, addormenta il paziente e, in teoria, dovrebbe ucciderlo mentre è ancora in stato d’incoscienza. Il cambiamento è arrivato dopo il caso di Rommel Broom, il giovane condannato a morte al quale a settembre il boia, dopo diciotto strazianti tentativi, per due ore e mezza, non riuscì a trovare la vena per iniettargli il cocktail letale.

«Più tempo per morire». Secondo Mark Dershwitz, anestesista, intervistato dal Washinton Post, l’iniezione letale con una sola droga renderebbe più lungo “il tempo della morte”. Sette minuti con l’uso delle tre droghe. Forse il doppio con il nuovo metodo. Critici alcuni media americano, come l’Abc News che paragona la fine di Biros a quella di un porcellino d’India, l’animale usato come cavia nelle ricerche scientifiche.

Anche nel caso di Biros non sono mancati i contrattempi: il suo avvocato ha riferito che il boia ha dovuto fare ben nove tentativi prima di trovare la vena del condannato. Un particolare che alimenterà nuove polemiche. Con la morte di Biros, informa il sito del Death Penalty Information Center, le vittime della pena capitale negli Stati Uniti, dal 1976 a oggi, salgono a 1188. La sua esecuzione è la cinquantesima del 2009.

Le ultime ore nel braccio della morte
. I media americani hanno fornito ogni dettaglio su come il condannato a morte ha trascorso le sue ultime ore. Ieri sera, dopo aver mangiato una pizza e un po’ di gelato, Biros ha ascoltato i suoi Cd di meditazione, ha visto un po’ di tv, quindi si è addormentato alle 3 e mezza del mattino. Stamane, dopo aver ricevuto i suoi consiglieri spirituali, due buddisti e un sacerdote cattolico, ha fatto la comunione, ha salutato per l’ultima volta la madre, le due sorelle e un fratellastro e ha lasciato la cella per raggiungere il lettino del boia. La sua ultima richiesta, indossare una sciarpa bianca, simbolo buddista di purezza e felicità, è stata rifiutata dai suoi carcerieri, che però gli hanno permesso di portarla con sè.

Fonte: Il Messaggero

Ohio – Nuovo metodo per l’iniezione letale
admin | 26 novembre 2009 | 12:03 | 2009, Ohio | Nessun commento

Potrebbe essere un modo più dolce di morire, senza dolore, con meno rischi che qualcosa vada storto: proprio come addormentarsi, e non svegliarsi più. Ma proprio per questo, il nuovo metodo di iniezione letale appena approvato dallo stato dell’Ohio mette gli oppositori della pena di morte negli Stati Uniti in una difficile posizione. Quella di chi non può che approvare la novità, pur sapendo che potrebbe troncare qualunque sforzo legale per mettere al bando le esecuzioni.

Finora, il metodo seguito dai 35 Stati americani che praticano l’iniezione letale si basava sulla somministrazione di tre sostanze una dopo l’altra: la prima anestetizza, la seconda paralizza i muscoli e la terza fa fermare il cuore. Negli ultimi anni, diversi ricorsi – dopo alcuni casi in cui i condannati avevano dato chiari segni di sofferenza mentre erano incapacitati a muoversi – avevano però messo in dubbio il fatto che il condannato fosse davvero privo di sensi al momento della somministrazione della seconda e terza sostanza. In tal caso, ciò costituirebbe “punizione crudele e inusuale”, ossia il parametro oltre cui la pena di morte negli Usa viola l’ottavo emendamento della Costituzione.

Il caso era arrivato fino alle Corte Suprema, che nella primavera del 2008 ha però ribadito la legittimità della pratica. Finché, lo scorso settembre, in Ohio hanno impiegato due ore per trovare – fallendo nel tentativo – le vene del condannato Romell Broom, sospendendo tutto. Dopo due mesi di moratoria, ora le esecuzioni riprenderanno con una nuova tecnica, quella in sostanza già ora in uso per sopprimere gli animali: nelle vene del condannato verrà iniettata un’overdose di un solo anestetico.

La novità è stata accolta con generale favore dai sostenitori dell’incostituzionalità del metodo delle tre iniezioni. Ma rimangono alcuni dubbi: innanzitutto, il rischio di martoriare il condannato con ripetute iniezioni per trovare la vena rimane. A livello pratico, poi, probabilmente ci vorrà più tempo – fino a 10 minuti – affinché i medici possano dichiarare la morte. Ma soprattutto, l’overdose di anestetico non è mai stata praticata prima su un uomo, e quindi manca una controprova sui possibili effetti indesiderati: la California, che mantiene la sua moratoria sulle esecuzioni in attesa di trovare un metodo meno rischioso, ha scartato la pratica appena scelta dall’Ohio perché potrebbe provocare convulsioni, “con conseguenze imprevedibili”.

L’8 dicembre, quando è prevista la ripresa delle esecuzioni in Ohio, si avrà qualche elemento in più per giudicare. Ma il dibattito è già aperto, e come detto gli oppositori della pena capitale sono combattuti. La costante diminuzione delle esecuzioni negli Usa, negli ultimi anni, aveva dato speranza agli attivisti. Ma il calo – per quanto alcuni stati abbiano recentemente abolito la pena capitale – era dovuto in gran parte alla valanga di ricorsi relativi alla presunta eccessiva pena procurata dalla triplice iniezione. Se ora il nuovo metodo rimuoverà questa obiezione, le esecuzioni potrebbero riprendere e procedere più spedite.

Virginia – Dopo tre anni torna in funzione la sedia elettrica
admin | 19 novembre 2009 | 12:06 | 2009, Virginia | Nessun commento

Larry Bill Elliott

Un condannato a morte è stato ucciso tramite sedia elettrica il 17 novembre sera in Virginia, uno dei pochi stati americani (insieme ad Alabama, Florida, Tennessee, Kentucky e South Carolina) dove viene lasciata al condannato la scelta del metodo d’esecuzione. Lo hanno annunciato le autorità penitenziarie locali. Si tratta della prima esecuzione tramite sedia elettrica dal giugno del 2008 negli Stati Uniti, quando a morire sotto le scariche della “vecchia scintillante” fu James Reed, in Souht Carolina. Il condannato, il 60enne Larry Elliott, era stato condannato a morte per l’omicidio di una spogliarellista 25enne a Dale City, Virginia, nel 2001.

Virginia – Giustiziato il cecchino di Washington
admin | 11 novembre 2009 | 13:22 | 2009, Video youtube, Virginia | Nessun commento

John Allen Mohammed, il cecchino di Washington, è stato giustiziato con un’iniezione letale nel penitenziario di Jarret, Virginia. Responsabile dell’omicidio di 10 persone, il killer è andato in silenzio incontro alla morte rinunciando al diritto di dire qualcosa. Testimoni dell’esecuzione diversi familiari delle sue vittime, colpite a tradimento mentre si recavano al lavoro, erano dal benzinaio o entravano in un locale. Persone scelte a caso e poi freddate con un fucile di precisione. Una caccia folle che dal 2 al 24 ottobre 2002 getta nel panico una vasta area attorno alla capitale americana. Uccisioni eseguite da Mohammed con il complice Lee Boyd Malvo, condannato all’ergastolo.

LA PREPARAZIONE – Il direttore del carcere, secondo regolamento, ha tenuto aperta una linea telefonica con l’ufficio del governatore. Ed ha chiesto se ci fossero “motivi contrari all’applicazione della sentenza capitale”. La risposta è stata negativa. Il governatore – lo aveva annunciato – non ha fermato il boia. Alle 20.58 di martedì sera, Mohammed è entrato nella camera della morte tenendo la testa chinata. Indossa una camicia e un paio di jeans, ai piedi le ciabatte di plastica. Protetti da un vetro seguono le sue mosse 27 testimoni, divisi in due stanze: sono i parenti delle vittime, tre giornalisti e un buon numero di poliziotti. Mohammed appare “calmo”, senza emozioni.

L’ESECUZIONE – Le guardie immobilizzano il condannato sul lettino, preparano gli aghi delle tre iniezioni: la prima per addormentarlo, la seconda per ridurre il respiro, la terza per provocare un arresto cardiaco. Lui osserva i movimenti, poi guarda verso il soffitto. Alle 9.06 inizia l’esecuzione: gli iniettano un sedativo. Alle 9.07 impallidisce, il respiro diventa difficile. Alle 9.08 perde i sensi. Alle 9.11 è dichiarato morto, “senza complicazioni”.

I TESTIMONI – Escono i reporter, poi i familiari. Alcuni sono contenti per aver visto morire un assassino spietato e se fosse stato loro concesso si sarebbero sostituiti al boia. Ma, al tempo stesso, resta il dolore perché la fine di Mohammed non chiude la ferita che portano nel cuore. Uno aggiunge: “Perché ci è voluto tanto tempo per giustiziarlo?”. E un altro, risponde così a chi gli chiede come gli è sembrato Mohammed: “Sicuramente è morto in modo più tranquillo delle persone che ha ucciso”.

IL KILLER – Veterano della prima guerra del Golfo, vicino alle posizioni dei musulmani neri estremisti di Farrakhan, Mohammed è in pessimi rapporti con la ex moglie a causa della custodia dei figli. Malvo sostiene che il piano iniziale del complice è uccidere persone a caso per creare confusione e poter rapire i tre figli. Poi aggiunge che Mohammed spera di estorcere del denaro alle autorità. Un bottino con il quale costruire una comunità di giovani “puri” in Canada, ragazzi da addestrare per seminare il terrore nelle città Usa. Il killer modifica la sua auto in modo da poter sparare dal baule e poi parte per la sua “campagna” insieme all’allora minorenne Malvo. Agiscono in Virginia, nella Montgomery County (nord ovest di Washington) e in altre località del Maryland. Si appostano sulla vettura, poi è Mohammed ad aprire il fuoco su chi capita e dove capita. I morti saranno 10, sedici i feriti. Il killer non ha espresso rimorso – neppure negli ultimi istanti di vita – e non ha mai ammesso di essere il responsabile dei delitti.

(Fonte: Corriere della sera, 11 novembre 2009)

Fox News riporta la notizia dell’avvenuta esecuzione del killer

Texas – Probabile innocente giustiziato nel 2004
admin | 28 ottobre 2009 | 11:33 | 2009, Texas | 1 commento
Cameron Willingham, giustiziato nel 2004

Cameron Willingham, giustiziato nel 2004

Nuove indagini confermano che Cameron Todd Willingham, giustiziato il 17 febbraio 2004, molto probabilmente era innocente. In un lungo articolo comparso sulla prestigiosa rivista New Yorker, il giornalista David Grann smonta punto per punto tutte le prove che avevano portato alla condanna a morte di Willingham, soprattutto le prove scientifiche.
Willingham era accusato di aver dato fuoco alla propria abitazione il 23 dicembre 1991, uccidendo così le proprie 3 figlie, Amber Kuykendall di 2 anni, e le gemelle Kameron e Karmen Willingham di 1 anno.
Cinque famosi esperti che da allora hanno riesaminato i rilievi scientifici hanno tutti concordemente concluso che non c’è nessuna prova che l’incendio fosse stato di origine dolosa, mentre tutti gli elementi sembrano concordare per l’origine accidentale del fuoco. Anche tutti gli altri elementi del processo, gli indizi, le testimonianze e le testimonianze di informatori della polizia risultano, alla luce del riesame delle prove scientifiche, praticamente azzerate.
Secondo l’articolo del New Yorker, da quando negli Usa le esecuzioni sono riprese nel 1976, questo è il caso che con maggiore forza testimonia il rischio che anche degli innocenti possano essere stati giustiziati. Willingham si è sempre dichiarato innocente, ha sempre respinto gli accordi proposti dalla pubblica accusa di dichiararsi colpevole in cambio di una condanna all’ergastolo, e anche una volta legato al lettino dell’iniezione letale ha ribadito la sua innocenza.
L’articolo del New Yorker, costato mesi di indagini e approfondimenti, è uscito una settimana dopo che una relazione scientifica redatta dall’esperto di incendi Craig L. Beyler è stata presentata alla Texas Forensic Science Commission, la commissione che deve valutare gli standard delle prove scientifiche utilizzate nelle indagini e nei processi. Nella sua relazione Beyler sostiene che le perizie allegate al processo dimostravano “scarsa comprensione dei meccanismi scientifici del fuoco e degli incendi”, e che “non poteva essere sostenuta l’ipotesi di un incendio volontario”. La Commissione esaminerà la relazione di Beyler e pubblicherà una sua propria relazione, dovendo rispondere alle accuse che la parte scientifica del processo sia stata assolutamente inadeguata.
I dirigenti di Innocence Project, una importante associazione statunitense per i diritti dei detenuti, ribadisce che alla luce delle nuove perizie nulla del processo originario sembra oggi confermato. I dirigenti della Texas Coalition to Abolish the Death Penalty, un’altra importante organizzazione abolizionista, hanno dichiarato che se Willingham fosse stato inquisito oggi non sarebbe stato rinviato a giudizio, e men che mai sarebbe stato dichiarato colpevole e condannato a morte.

(Fonti: Texas Coalition to Abolish the Death Penalty, The New Yorker, New York Times, Marshall News Messenger, Dallas Morning News, 31/08/2009)

Ohio – Il boia non trova la vena adatta, esecuzione sospesa
admin | 28 ottobre 2009 | 11:28 | 2009, Ohio | Nessun commento

I boia non sono riusciti a trovare una vena adatta in cui iniettare i farmaci che avrebbero dovuto uccidere un 53enne colpevole di omicidio, che si è così visto la pena all’inizio sospesa dal governatore per una settimana, per dar tempo ai funzionari di una prigione dell’Ohio di pensare a come fare, poi a tempo indeterminato.

“Si tratta di un territorio inesplorato per noi”, ha detto la portavoce della prigione, Julie Walburn, a proposito della difficoltà incontrata nell’uccidere Rommell Broom, condannato per stupro e omicidio.

Il governatore democratico Ted Strickland ha disposto la sospensione della sentenza su richiesta del capo delle guardie carcerarie, incaricato di supervisionare le esecuzioni nell’apposita camera presso il Southern Ohio Correctional Facility in Lucasville.

Walburn ha precisato che i funzionari della prigione si consulteranno con “una serie di persone” su come portare a termine l’esecuzione di Broom, che secondo la legge dello Stato deve avvenire attraverso un’iniezione letale.

Broom è stato condannato a morte quale autore dello stupro e dell’omicidio di una ragazzina di 14 anni, Tryna Middleton, avvenuto a Cleveland nel 1984.

Non è la prima volta che le autorità dell’Ohio incontrano difficoltà nel giustiziare un condannato.

Nel maggio 2006, Joseph Clark fece notare agli incaricati dell’esecuzione che le droghe che avrebbero dovuto ucciderlo non stavano facendo effetto.

Lo Stato allora aggiunse un’ulteriore fase al protocollo che regola le sentenze capitali, in cui il capo delle guardie carcerarie cerca di svegliare il condannato dopo l’iniezione dei sedativi che precede quella delle droghe letali.

L’esecuzione di Broom non è arrivata a questo punto.

“Il nostro team ha cercato più volte di trovare un punto in cui praticare la puntura che fosse idoneo ma non ne ha trovato nessuno”, ha spiegato la Walburn. Che ha poi aggiunto che le vene di Broom, a un primo esame medico, non sembravano presentare anomalie particolari.

Comunque il prigioniero è stato collaborativo, ha riconosciuto la portavoce.

Alcuni membri della famiglia Middleton erano presenti all’esecuzione e sono rimasti turbati, secondo quanto riferito dalla Walburn.

“Si aspettavano di veder chiusa questa storia una volta per tutte ma non è andata così”, ha raccontato la portavoce del carcere.

Texas – Duecentesimo condannato messo a morte da Rick Perry
admin | 10 giugno 2009 | 10:02 | 2009, Texas | Nessun commento
Terry Hankins

Terry Hankins

Terry Lee Hankins, 34 anni, bianco, è stato giustiziato in Texas mediante iniezione letale. Si tratta della 200a esecuzione autorizzata dal Governatore Rick Perry, entrato in carica nel 2001.
Circa tre dozzine di persone hanno manifestato contro Perry davanti al penitenziario, il doppio delle persone che di solito protestano contro le esecuzioni. Hankins era accusato di aver ucciso il 26 agosto 2001 la ex moglie, Tammy, 34 anni, e i figli della donna, Devin Galley, 12 anni, e Ashley Mason, 11 anni. Dopo essersi barricato in casa, si era arreso, ed aveva confessato alla polizia di aver ucciso, un anno prima, anche il padre Earnie Lee Hankins, 55 anni, e la sorellastra Pearl “Sissy” Stevenstar, 20 anni, dalla quale aveva avuto un figlio e che era di nuovo incinta di lui.
Hankins diventa il 16° giustiziato di quest’anno in Texas, il 439° da quando il Texas ha ripreso le esecuzioni nel 1982, il 30° dell’anno negli USA, e il giustiziato n° 1166 da quando, il 17 gennaio 1977, gli Stati Uniti hanno ripreso le esecuzioni.

Nebraska – Via libera all’iniezione letale
admin | 29 maggio 2009 | 10:23 | 2009, Nebraska | Nessun commento

il Nebraska ha oggi formalmente abolito la sedia elettrica. Il Parlamento unicamerale ha approvato stamattina, con un voto 34-12, il disegno di legge LB 36 che abolisce la sedia elettrica e fissa come metodo di esecuzione l’iniezione letale. Nel pomeriggio il governatore Dave Heineman ha ratificato la legge, che entrerà in vigore il 1° settembre.
Il prossimo passaggio sarà l’elaborazione, da parte del Department of Correctional Services, di un protocollo per l’iniezione letale.
Il protocollo dovrà poi essere approvato sia in sede politica che giudiziaria.
Secondo l’Attorney General Jon Bruning passeranno circa 3 anni prima che si possa chiedere di fissare la data per l’esecuzione di una delle 11 persone nel braccio della morte dello Stato.
L’8 febbraio 2008 la Corte Suprema del Nebraska aveva dichiarata incostituzionale la sedia elettrica.
Il Nebraska era l’unico stato dove la sedia elettrica era ancora in vigore come metodo principale di esecuzione. L’ultima esecuzione nello Stato risale al 1997.

Ohio – Nuova procedura per l’iniezione letale
admin | 23 maggio 2009 | 10:43 | 2009, Ohio | Nessun commento

L’Ohio ha modificato il proprio protocollo per la somministrazione dell’iniezione letale. A partire dalla prossima esecuzione, che è prevista per il 3 giugno quando dovrebbe essere messo a morte Daniel Wilson, il team dovrà avere a disposizione una seconda dose di 2 grammi di barbiturico (sodio tiopentale) da utilizzare nel caso ci sia il sospetto che la prima dose, sempre di 2 grammi, sia insufficiente. Un guardiano, a questo proposito, avrà l’incarico di verificare l’incoscienza del condannato chiamandolo per nome, scuotendolo, e pizzicandone il braccio. Se ci fossero cenni di reazione, verrebbe iniettata la seconda dose di anestetico. Per il resto, la procedura e i farmaci utilizzati non subiscono altre modifiche. Lo scorso anno il giudice James Burge della Lorain County Common Pleas Court aveva dichiarato incostituzionale il protocollo in vigore, ed aveva suggerito al legislatore di cambiarlo privilegiando una singola massiccia dose di barbiturico.

New Mexico – Quindicesimo Stato ad aver abolito la pena capitale
admin | 20 marzo 2009 | 10:13 | 2009, New Mexico | Nessun commento
Bill Richardson, Governatore del New Mexico

Bill Richardson, Governatore del New Mexico

Il governatore del New Mexico, Bill Richardson, ha abolito la pena di morte nel suo Stato, che così diventa il 15esimo negli Stati Uniti ad abbandonare questo tipo di pena. La legge firmata da Richardson sostituisce le sentenze capitali con l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. «È stata la decisione più sofferta della mia vita», ha detto Richardson a Santa Fe, capitale dello Stato, dopo la firma frutto – ha detto – «di un lungo viaggio personale dentro di me».

Anche se la pena di morte può contare ancora sull’appoggio della maggioranza degli statunitensi, negli ultimi anni alcuni clamorosi falli giudiziari -a volte innescati dall’inettitudine degli avvocati difensori- hanno ampliato la platea di chi ne chiede l’abolizione.

Richardson ha promulgato la legge dopo che il progetto era già stato approvato dal Senato statale, venerdì scorso, e prima ancora dalla Camera bassa. In Usa la pena di morte è stata ristabilita nel 1976 dalla Corte Suprema e da allora è stata applicata in 1.156 casi, secondo i dati forniti dal Centro di Informazione sulla pena di Morte. Nel New Mexico, l’ultima volta era stata applicata nel 2001, quando era stato giustiziato Terry Clark, ritenuto colpevole di aver ucciso un bimbo; e attualmente ci sono due detenuti nel ‘braccio della morte’. Tra gli abolizionisti c’è anche chi fa notare che il nuovo corsò farà risparmiare allo Stato Usa più di un milione di dollari all’anno.

Usa – Pena di morte troppo costosa, diversi Stati pensano all’abolizione
admin | 27 febbraio 2009 | 10:10 | 2009, Usa | Nessun commento

In questi tempi di crisi economica generale, gli alti costi legati alla pena di morte potrebbero portare diversi Stati Usa alla sua abolizione.

Tra gli ultimi a ribadire la “non economicità” della pena capitale in tempi di crisi è stato il governatore del Maryland, il Democratico Martin O’Malley, che nei giorni scorsi ha spiegato come «Condannare a morte un omicida costa tre volte tanto che condannarlo al carcere». Cattolico Democratico da sempre contrario alla pena di morte, O’ Malley ha citato uno studio dello Urban istitute su 1.227 casi di omicidi commessi nel Maryland dal 1978 al 1999, dopo che negli Stati
Uniti è stata riammessa la pena di morte, abolita in precedenza dalla Corte Suprema. Secondo l’Urban Institute, le condanne di un assassino alla detenzione costarono in media 1 milione 100 mila dollari l’una; le condanne a morte richieste dal Pubblico ministero ma respinte dalla Corte costarono 1 milione 800 mila dollari e le condanne a morte
ottenute costarono oltre 3 milioni di dollari. «Quando vi è di mezzo la sentenza capitale» ha osservato il Governatore «i processi, i ricorsi, la sorveglianza in carcere, tutto si moltiplica e diventa molto più caro».
Attualmente, la pena di morte è prevista in 36 dei 50 stati americani.
Ma oltre che in Maryland, anche in Colorado, Kansas, Montana, Nebraska, New Hampshire e Nuovo Messico governatori e parlamenti locali hanno presentato dei disegni di legge per la sua abolizione.
Bill Richardson, il governatore del Nuovo Messico, ha dichiarato che se dopo la Camera anche il Senato voterà sì, firmerà subito la messa al bando delle sentenze capitali. «In questa era di austerità bisogna risparmiare» ha detto.
Richardson ha ammesso che vi sono anche altri motivi per cambiare la legge: «Il più grave è che a volte sono stati condannati a morte degli innocenti». Nel Kansas, la senatrice Carolyn McGinn, una Repubblicana, ha proposto che la pena di morte venga abolita a luglio «perché il bilancio statale è in deficit e risparmieremmo mezzo milione di
dollari per ogni condannato».

New Hampshire – Prima condanna a morte dal 1959
admin | 20 dicembre 2008 | 16:10 | 2008, New Hampshire | Nessun commento

Una giuria del New Hampshire ha chiesto la pena capitale per un uomo accusato di aver ucciso un poliziotto nel 2006. Il giudice è ora vincolato a condannare Michael Addison, 28 anni, all’iniezione letale. E’ da 49 anni che nello Stato non veniva emessa una sentenza capitale.
I 12 giudici popolari hanno ritenuto all’unanimita’ che l’imputato abbia sparato volontariamente all’agente Micheal Briggs, per evitare l’arresto.
La decisione della giuria è giunta al termine di una camera di consiglio durata 13 ore, nell’arco di quattro giorni.
La difesa di Addison ha annunciato il primo di molti ricorsi in appello.
Nel New Hampshire non c’e’ nessuno nel braccio della morte e non esistono nemmeno strutture per somministrare l’iniezione letale.
L’ultima esecuzione nello Stato è stata praticata nel 1939 tramite impiccagione.
L’ultima condanna a morte emessa risaliva al 1959.

Kentucky – Torna il boia dopo 9 anni
admin | 21 novembre 2008 | 17:10 | 2008, Kentucky | Nessun commento
Lettiga per liniezione letale nel penitenziario di Stato del Kentucky

Lettiga per l'iniezione letale nel penitenziario di Stato del Kentucky

Il Kentucky ha eseguito la prima condanna a morte da nove anni, uccidendo con un’iniezione letale un killer reo confesso. L’uomo, Marco Allen Chapman, di 37 anni, si era opposto a ogni iniziativa legale e chiedeva di essere messo a morte. E’ stato giustiziato dopo essere stato condannato a morte nel 2004, per aver ucciso nel 2002 due bambini durante un’irruzione in una casa nel corso della quale aveva anche stuprato e ferito la madre e un terzo fratellino delle piccole vittime. L’ultima esecuzione nello Stato era stata quella di Edward Lee Harper, 50enne messo a morte nel maggio del 1999.

Usa – No alla pena di morte per lo stupro di minori
admin | 26 giugno 2008 | 10:30 | 2008, Louisiana | Nessun commento
Patrick Kennedy, condannato a morte in Louisiana per lo stupro di un minore

Patrick Kennedy, condannato a morte in Louisiana per lo stupro di un minore

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittima la condanna a morte di persone riconosciute colpevoli
dello stupro di minorenni. Con 5 voti contro 4, i giudici di Washington hanno stabilito l’incostituzionalità di una legge della Louisiana che consente la pena capitale in casi del genere, dal momento che viola il divieto costituzionale sulle punizioni crudeli e inusuali.
“La pena di morte non è una pena proporzionata per lo stupro di un minore”, ha scritto il giudice Anthony Kennedy nella motivazione di maggioranza. Gli altri quattro giudici liberal si sono uniti a lui, mentre i quattro giudici più conservatori hanno espresso dissenso.
Negli ultimi 44 anni non ci sono state negli Usa esecuzioni per crimini che non abbiano causato la morte della vittima.
Il 43enne Patrick Kennedy, condannato a morte in Louisiana per lo stupro della figliastra di otto anni, è una delle due persone negli Stati Uniti, entrambe in Louisiana, che sono state condannate a morte per uno stupro senza uccisione della vittima.
La Corte Suprema già nel 1977 ha vietato l’esecuzione per lo stupro di una donna adulta.
Sono 45 gli stati che vietano la pena di morte per qualsiasi tipo di stupro, mentre i restanti cinque la consentono per lo stupro di minorenni. In Louisiana la pena di morte può essere emessa per lo stupro di minori di 12 anni anche quando non seguito dalla morte della vittima.
Montana, Oklahoma, South Carolina e Texas consentono l’esecuzione se l’imputato è stato già in passato riconosciuto colpevole dello stupro di un minore. “Il danno causato alle vittime e alla società da chi stupra bambini è grave”, ha scritto il giudice Samuel Alito nell’esprimere il suo dissenso. “Questa ferita giustifica la condanna a morte, così come ha valutato il legislatore della Louisiana e di un numero crescente di altri stati.”
Il giudice Kennedy ha da parte sua fatto notare che l’assenza di esecuzioni per stupro e l’esiguo numero di stati che le consentono dimostra che “c’è un consenso nazionale contro la pena di morte per lo stupro di minori”.
La decisione della Corte Suprema – ha riconosciuto Kennedy – deve tuttavia fare i conti con “gli anni di profonda sofferenza che devono essere sopportati da chi ha subito uno stupro da bambino”.
Infine, per quanto riguarda i crimini contro l’individuo, “la pena di morte non dovrebbe essere estesa ai casi in cui la vittima non perde la vita”.

South Carolina – Dopo 4 anni torna in funziona la sedia elettrica
admin | 25 giugno 2008 | 16:07 | 2008, South Carolina | Commenti chiusi

James Earl Reed, colpevole di aver ucciso i genitori della ex fidanzata perché si erano rifiutati di dirgli dove fosse, è stato messo a morte con un sistema abbandonato da decenni perché troppo crudele, ma al quale la legge dello Stato permette ancora di fare ancora ricorso. È stato lo stesso Reed a chiedere di essere giustiziato con la sedia elettrica e alle 23,27 locali è stato dichiarato morto dal medico del penitenziario di Columbia. Il duplice omicidio commesso da Reed risale al 1994. Due anni dopo, durante il processo, licenziò il suo avvocato per difendersi da solo, sostenendo che non ci fosse nemmeno una prova a suo carico.

Ma a inchiodarlo c’erano le testimonianze di tre persone che lo avevano visto lasciare la casa in cui Joseph e Barbara Lafayette erano stati crivellati di colpi. Reed è l’ottavo condannato messo a morte negli Stati Uniti quest’anno dopo che in aprile la Corte Suprema ha ammesso come costituzionale il sistema delle iniezioni letali.

Fonte: Kataweb.it

Usa – Corte Suprema, bocciata la pena di morte per lo stupro dei bambini
admin | 15 giugno 2008 | 17:16 | 2008, Usa | Commenti chiusi

Storica decisione della Corte Suprema americana sulla pena di morte. Con una maggioranza di un solo voto, cinque a quattro, il massimo organo giudiziario degli Stati Uniti ha annullato una legge della Louisiana che prevedeva la legittimità della condanna a morte per lo stupro di bambini.
Questa decisione blocca il tentativo di estendere il raggio di azione del boia anche ai crimini senza omicidio. L’ultima esecuzione negli Usa per un crimine senza omicidio risale al 1964.

Nel 1977 la Corte Suprema era già intervenuta per bloccare la condanna a morte di un criminale che aveva stuprato una persona adulta. Stavolta il caso era ancora più lacerante perché riguardava la condanna a morte di un uomo, Patrick Kennedy, che aveva abusato sessualmente di una bambina di otto anni, figlia della sua compagna.
 La Louisiana aveva adottato nel 1995 una legge che prevede la messa a morte per chi stupra bambini. Il margine di un solo voto mostra quanto intenso sia stato il dibattito anche all’interno della Corte Suprema.

Il voto decisivo è stato quello di Anthony Kennedy, un conservatore che si è allineato ai progressisti più volte quando sono in discussioni problemi sociali e che negli ultimi anni è diventato in molti casi l’ago della bilancia della decisioni della Corte Suprema. �
Nella decisione presa dalla maggioranza, scritta dallo stesso Kennedy, viene ribadito il concetto che “la pena di morte non dovrebbe essere applicata a casi dove non è stata tolta la vita alla vittima del crimine”.
La sentenza sottolinea che la mancanza di precedenti di esecuzioni di stupratori Usa non omicidi e il fatto che solo un pugno di stati Usa prevedono la possibilità della condanna a morte per un abusatore sessuale di bambini (sei in tutto) conferma che “esiste un consenso nazionale contro le esecuzioni degli stupratori di bambini”. Mentre la sentenza riconosce che lo stupro di un bimbo è uno dei crimini più gravi che si possano immaginare anche per le sofferenze mentali che le vittime devono subire per anni ed anni dopo che è avvenuto, viene anche rilevato che la punizione automatica con la pena di morte toglierebbe al criminale qualsiasi incentivo a lasciare in vita la sua vittima poiché le conseguenze sarebbero per lui identiche.

 L’ opinione dei quattro giudici dissidenti è stata firmata dall’italo-americano Samuel Alito che, insieme all’altro italo-americano Antonino Scalia, è decisamente schierato sul fronte dei conservatori. “I danni causati alle vittime ed alla società dai misfatti di uno stupratore di bambini sono gravissimi – afferma Alito nel documento di dissenso – I parlamentari della Louisiana hanno ritenuto, come del resto i loro colleghi di altri stati, che danni così gravi possano giustificare una condanna a morte”.  La attesa decisione della Corte Suprema giunge in un momento in cui appare in crescita la opposizione negli Usa alla pena di morte, opposizione però più basata su dubbi sulla applicazione equa della pena capitale che su una condanna dello stesso principio delle esecuzioni come strumento di giustizia.

Fonte: Americaoggi.info

Georgia – Commutata la condanna in ergastolo a poche ore dal boia
admin | 25 maggio 2008 | 16:04 | 2008, Georgia | Commenti chiusi

Il Board of pardons and paroles della Georgia, la commissione per la grazia e la libertà condizionata, della Georgia ha deciso di sospendere, a poche ore dall’esecuzione della sentenza, la condanna a morte di Samuel David Crowe, condannato a morte nel 1988 per aver ucciso il proprietario della compagnia di legname per cui lavorava. L’uomo aveva confessato il delitto e nonostante i vari appelli presentati, l’ultimo era stato respinto poco tempo fa dalla la Corte Suprema, non era riuscito a farsi commutare la sentenza di morte.
Crowe, 47 anni, aveva già mangiato quello che pensava fosse il suo ultimo pasto, una bistecca, quando il suo avvocato è giunto con la notizia che la pena era stata commutata nell’ergastolo.
Non si conosce la motivazione della grazia.

Georgia – Le esecuzioni ripartono dalla Georgia
admin | 19 aprile 2008 | 15:58 | 2008, Georgia | Commenti chiusi

Un uomo è stato giustiziato in Georgia mediante iniezione letale, mettendo fine alla moratoria di fatto delle esecuzioni negli Stati Uniti, durata più di sette mesi.
Si tratta di William Earl Lynd, 53 anni, riconosciuto colpevole del sequestro e stupro della fidanzata Ginger Moore, avvenuti venti anni fa.
Lo stop alle iniezioni letali negli Usa era stato provocato dalla decisione della Corte Suprema, annunciata nel settembre 2007, di valutare il ricorso presentato da due detenuti nel braccio della morte in Kentucky, secondo i quali il metodo dell’iniezione letale può provocare atroce sofferenza, violando così il divieto costituzionale nei confronti di punizioni “crudeli e inusuali”.
Tuttavia lo scorso 16 aprile i giudici di Washington hanno respinto i ricorsi, confermando la costituzionalità delle iniezioni letali e riaprendo così la strada alle esecuzioni nel paese.
Sono 14 le esecuzioni in programma nei prossimi sei mesi negli Usa e altre potrebbero presto aggiungersi al calendario.

Virginia – Stop alle esecuzioni fino alle decisioni della Corte Suprema
admin | 10 aprile 2008 | 15:54 | 2008, Virginia | Commenti chiusi

il Governatore della Virginia Timothy M. Kaine ha deciso di sospendere tutte le esecuzioni fino a quando la Corte Suprema degli Stati Uniti non si sarà pronunciata sulla costituzionalit
dell’iniezione letale.
Per quanto riguarda l’esecuzione di Edward Bell, inizialmente fissata per l’8 aprile, il Governatore ha stabilito di rinviarla al 24 luglio. Bell, 43 anni, è stato condannato a morte nel 2001 per l’omicidio di un poliziotto, avvenuto due anni prima.
Il Democratico Kaine è un cattolico personalmente contrario alla pena di
morte, anche se ha sempre ripetuto di voler applicare la legge.
Dal 2006, quando è stato eletto, ha lasciato procedere quattro esecuzioni, ma ne ha bloccate o rinviate altre ponendo il veto a leggi che avrebbero ampliato nello stato i casi punibili con la pena di morte. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha all’esame il caso ‘Baze contro
Rees’, discusso in gennaio di fronte ai giudici e per il quale una sentenza è prevista entro la fine di giugno. Il caso riguarda due condannati a morte del Kentucky che hanno sfidato la legittimità costituzionale delle iniezioni letali.
Da settembre, quando la Corte ha annunciato di voler esaminare il caso Baze, gli Usa non hanno messo a morte alcun detenuto, bloccando finora una trentina di esecuzioni.
Dal 1976, anno in cui la Corte Suprema Usa ha riammesso la pena di morte, sono state giustiziate nel paese 1.099 persone.
Di queste, 405 sono state messe a morte in Texas, lo stato Usa con il maggior numero di esecuzioni. Segue la Virginia con 98.

Nebraska – Incostituzionale la sedia elettrica
admin | 18 febbraio 2008 | 15:43 | 2008, Nebraska | Commenti chiusi
La sedia elettrica del Nebraska

La sedia elettrica nel penitenziario statale del Nebraska

La Corte Suprema del Nebraska, discutendo un ricorso del condannato a morte Raymond Mata Jr., ha dichiarato incostituzionale la sedia elettrica, che è l’unico metodo di esecuzione in vigore in Nebraska. Con un solo voto contrario, la Corte Suprema ha riconosciuto che “la sedia elettrica infligge intenso dolore, e una agonia di sofferenza, e che è ormai dimostrato che la sedia elettrica è un dinosauro, più adatta al laboratorio del Barone Frankenstein che alla camera della morte di un carcere statale”.
La Corte Suprema ha poi invitato il Parlamento a farsi carico del vuoto normativo, senza indicare una opzione preferenziale, ma ribadendo che qualsiasi soluzione scelta non deve ledere i diritti costituzionali.
Il Portavoce del Parlamento, Mike Flood, che è favorevole alla pena di morte, ritiene che stante la fase avanzata di questa sessione legislativa, sarà molto difficile approvare una sostituzione della sedia elettrica. Un disegno di legge potrebbe venir presentato in una commissione legislativa, ma poi dovrebbe venir approvato dei 3/5 del Parlamento, mentre lo scorso anno un disegno di legge per abolire la pena di morte era fallito per un solo voto.

Ohio – Liberato dopo 21 anni lo scozzese Kenneth Richey
admin | 9 gennaio 2008 | 10:48 | 2008, Ohio | Nessun commento

Kenneth Richey, liberato dal braccio della morte dell'Ohio

Più di 20 anni ad attendere l’esecuzione. Poi la libertà. E’ la storia di Kenneth Richey, uno scozzese di 43 anni che ha “sfiorato” l’esecuzione in Ohio, e invece lunedì è stato liberato dal carcere dove ha appunto trascorso quasi metà della sua vita. «E’ sotto shock», ha sottolineato il suo avvocato Ken Parsigian «Non può credere che questo sia vero e tenta di tornare in sè… E’ tutto nuovo».

Era stato condannato a morte per aver appiccato un incendio in cui una bambina di due anni era morta nel giugno 1986. La difesa ha sempre sostenuto che l’incendio fosse accidentale, ma per l’accusa si è trattato di un rogo doloso per uccidere la sua ex fidanzata, che lo aveva appena lasciato e dormiva nell’appartamento sottostante. Nato da padre americano e madre scozzese, Richey è cresciuto a Edimburgo, prima di partire per andare a vivere con suo padre nell’Ohio, a 18 anni. Dalla sua condanna è diventato uno dei simboli della lotta contro la pena di morte, sostenuta dall’attrice Susan Sarandon, dal primo ministro britannico Tony Blair e da molte associazioni della difesa dei diritti umani.

La Corte d’appello federale di Cincinnati (Ohio) aveva annullato la condanna nel gennaio 2005, riconfermata alcuni mesi dopo dalla Corte suprema. Quindi, lo scorso agosto, la stessa Corte d’appello aveva di nuovo annullato la condanna perché l’avvocato della difesa non aveva cercato un esperto competente per confutare la tesi dell’incendio doloso. Lunedì Richey ha dichiarato di non contestare i capi di accusa di effrazione, omicidio colposo e di messa in pericolo della vita di un bambino: lo ha indicato la corte d’appello della contea di Putnam. Ma questo non significa che sia direttamente responsabile dell’incendio o della morte della bambina, ha precisato il suo avvocato, raggiunto telefonicamente dal ristorante dove festeggiava l’evento insieme con Kenneth Richey e la sua famiglia.

Tennessee – Old Sparky torna in funzione dopo 47 anni
admin | 28 settembre 2007 | 11:05 | 2007, Tennessee, Video youtube | Commenti chiusi
Daryl Holton, giustiziato sulla sedia elettrica

Daryl Holton, giustiziato sulla sedia elettrica

Nel Tennessee dopo 47 anni è tornata in funzione la sedia elettrica. Il barbaro sistema per uccidere i condannati a morte è stato rifiutato ormai da 41 dei cinquanta Stati Usa, dove la pena capitale continua a far discutere. Nel carcere di Riverbend, presso Nashville, è stato così giustiziato Daryl Holton, 45 anni, condannato a morte per aver trucidato nel 1997 i suoi tre bambini e la figliastra, di età compresa fra i 4 e i 12 anni.

La strage fu il sanguinoso epilogo di una lunga battaglia legale tra l’uomo e l’ex moglie per l’affidamento dei bimbi. Per morire, all’uomo sono occorse due scariche successive. Intervistato più volte dai giornali sull’orribile delitto, lo stesso Holton si era ripetutamente detto un convinto sostenitore della pena capitale; si era opposto a qualsiasi ricorso o tentativo di ottenere in extremis una peraltro assai improbabile grazia.

Quando gli è stato chiesto se avesse un’ultioma dichiarazione da rilasciare, già avvinto dalle cinghie alla sedia ha risposto di getto: “Certo che sì!”. Poi però non ha detto nient’altro. Non aveva rinunciato alla cena del condannato, consumando rigaglie di pollo, insalata, torta e tè freddo.

Da quando nel ‘76 la Corte Suprema federale reintrodusse l’estrema sanzione nell’ordinamento giuridico americano, ammontano complessivamente a 1.097 i condannati giustiziati; quelli finiti sulla sedia elettrica nel medesimo arco di tempo sono invece 153. Prima della vicenda Holton, la più recente esecuzione con la “Ol’ Sparky”, il macabro soprannome di “Vecchia Sfavillante” con cui è chiamata, risaliva al luglio dell’anno scorso, ed era avvenuta in Virginia, dove era stato messo a morte Bradon W. Hedrick.

La prima apparizione di tale barbaro sistema fu nel 1888, quando lo Stato di New York l’adottò per sostituire l’impiccagione, considerata più brutale ancora; in Tennessee non era più stata usata dal 1960, a spese di un reo di violenza carnale. Gli oppositori della pena di morte sostengono che, altre considerazioni a parte, si tratta di un mezzo poco affidabile, che può risolversi troppo spesso in una lenta e penosa agonia costellata di sevizie, dalle carni in fiamme alle ossa frantumate per le convulsioni; lo schieramento opposto ribatte che sono stati condotti su cavi, generatori e macchinari test sufficienti a garantirne un funzionamento scorrevole. 

Di fatto, la sedia elettrica sopravvive in soli nove Stati della Federazione, e il Nebraska rimane l’unico a prevederla in via esclusiva. Altrove è proposta come “opzione” per il condannato, in alternativa ad altri metodi: per lo più all’iniezione letale, come è appunto il caso del Tennessee; oppure è stabilita per chi abbia commesso un crimine anteriormente a una certa data. Dall’inizio dell’anno nello Stato americano le persone messe a morte sono state due in tutto; nell’intero Paese si sale per contro a quaranta, come di consueto con il primato del Texas.

 

Fonte: Tgcom.it (12/09/2007)

Texas – Dubbi sull’iniezione, sospesa esecuzione di un omicida
admin | 20 settembre 2007 | 11:02 | 2007, Texas | Commenti chiusi

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha fermato l’esecuzione di un condannato in Texas, Carlton Turner di 28 anni, che doveva essere messo a morte per aver ucciso i suoi genitori nel 1998. Il provvedimento è giunto dopo che martedì scorso la stessa Corte ha accettato di esaminare se il metodo dell’esecuzione per iniezione non violi la Costituzione, che proibisce le punizioni ‘crudeli’.

L’ordinanza della Corte Suprema darà agli avvocati del condannato il tempo di presentare un ricorso al supremo tribunale del Paese. In precedenza, il governatore dell’Alabama Bob Riley aveva concesso un rinvio di 45 giorni per l’esecuzione di un altro killer per consentire alle autorità carcerarie dell’Alabama di riesaminare le modalità delle esecuzioni tramite iniezione.

E’ la prima volta in oltre un secolo, che la Corte Suprema degli Stati Uniti accetta di pronunciarsi direttamente sulla legittimità costituzionale di un metodo per la pena capitale. Il massimo organo giudiziario americano negli ultimi anni ha messo più volte nel mirino il cocktail di veleni utilizzato in quasi tutti gli stati che prevedono la pena di morte (su 38 stati, solo il Nebraska mantiene come metodo principale la sedia elettrica). Ma si è sempre trattato di sentenze su aspetti tecnici.

Stavolta invece i nove giudici di Washington hanno accettato di valutare la richiesta di due detenuti del Kentucky che hanno chiesto alla Corte di stabilire esplicitamente se le iniezioni violano o meno l’Ottavo emendamento alla Costituzione, che vieta punizioni ‘crudeli e inusuali’. Un paio di casi in Florida e in Ohio in cui i detenuti hanno tardato a morire, insieme ad alcuni studi scientifici eseguiti su cadaveri di condannati, hanno sollevato in questi anni dubbi sempre più consistenti sulla possibilità che dietro l’apparente “serenità” della morte chimica si nasconda invece una sofferenza atroce.

La Corte Suprema da tempo mandava segnali che indicavano una disponibilità a pronunciarsi in modo chiaro sulle iniezioni. I giudici adesso hanno colto l’opportunità offerta loro da David Barron, un avvocato del Kentucky che assiste due condannati, Ralph Baze e Thomas Clyde Bowling. La data dell’udienza in cui verrà discussa la causa non è stata ancora decisa e una sentenza arriverà solo tra mesi. Ma le basi sono state poste per una decisione storica, che dovrebbe far chiarezza su un terreno controverso.

Fonte: Repubblica.it

Texas – Morire ridendo, il condannato cerca battute
admin | 18 giugno 2007 | 11:14 | 2007, Texas | Commenti chiusi

Morir dal ridere, in faccia al boia che sta per giustiziarti, armato soltanto di un’ultima battuta per esorcizzare il terrore. Il classico morto che cammina della letteratura abolizionista diventa il “morto che ride”, nel penitenziario del Texas dove Patrick Knight sarà ucciso tra una settimana, alle ore 18.00 del 26 giugno, confortato dalle barzellette sull’esecuzione che ha chiesto di mandargli per confortarlo e “ridurre un po’ la tensione”. Non fiori, non opere di bene, non preci né veglie con flebili e inutili lumini fuori dal carcere, ma un’ultima, macabra risata. Prima dello stantuffo nel braccio di un uomo che non chiede requiem, ma barzellette per l’assassino.

Patrick Knight ha trascorso 16 dei suoi 39 anni nel braccio della morte del carcere di Polunsky, nel sud del Texas alle porte di Houston, lo stato leader nella produzione di omici legali. Il trasferimento ad altro incarico nel 2001 dell’executioner in chief, del boia in capo George W. Bush che rimane tuttora insuperato nella classifica della forca con un totale storico di 152 esecuzioni e nessuna commutazione, ha ridotto il lavoro per gli addetti alla siringa.

Ma il Texas continua a rimanere primo fra gli Stati Uniti, e dunque nel mondo, fra le 68 nazioni come Cina, Sudan, Yemen, Iran, Iraq, Cuba, Corea del Nord, Botswana, Arabia Saudita, Siria, Somalia, Mongolia, Uganda e Guinea Equatoriale e altri templi dei diritti umani e civili, dove la pena capitale è ancora considerata legittima e praticata.

Knight sarà l’ottavo in questo 2007, ma certamente il primo nella storia del patibolo ad avere trascorso gli ultimi giorni della propria vita non a diffondere petizioni, a chiedere pietà, a convertirsi a una fede tardiva, a implorare commutazioni e neppure a proclamare ingiustizie.

Il suo crimine, l’uccisione ad Amarillo, sempre nel Texas, per rapina e per droga, dei coniugi Walter e Mary Walker nel 1991, è fuori discussione. Li uccise lui, dopo averli torturati, per rubare la loro automobile, l’ha ammesso e ha accettato la pena estrema. Ma vuole negare allo stato e al sistema giudiziario che lo sopprimerà la soddisfazione delle lacrime e della paura. “Io vi riderò in faccia”.

Poiché ai detenuti nei penitenziari più duri, e soprattutto nei raggi della morte, è proibito possedere un computer, per aprire il suo sito di humor nerissimo ha chiesto l’aiuto di un amico, che raccoglie le barzellette sul sito di MySpace e le recapita in carcere. Knight le sta selezionando e per la scelta finale, quella del passo d’addio prima che si abbassi il sipario nella stanzetta dove gli saranno iniettati in vena i tre cocktail letali e dolorosissimi, secondo le più recenti inchieste, utilizzerà una giuria di suoi pari, gli altri condannati che hanno appuntamento – si dice così nel gergo dell’ultima stazione, date, come per un appuntamento d’amore – con il boia.

L’ispirazione gli è venuta dal classico Dead Man Walking, il morto che cammina, della suora Helen Prejean, ma adattato. “Io voglio essere il dead man laughing”, il morto che ride.

La messe di barzellette e di battute raccolta finora è modesta, ammesso che si possa davvero ridere con un omicida, per lo più ispirata al comprensibile odio per la professione legale, la giurisprudenza e il sistema giudiziario che in ogni carcere è merce standard e negli autori che hanno offerto il loro contributo si avverte un certo rancore per la legge. “Che cosa fanno mille giudici incatenati a un blocco di cemento sul fondo dell’oceano? Un buon primo passo”. “Perché gli avvocati vorrebbero far sesso con i loro clienti detenuti? Per potere chiedere una doppia parcella”.

Altre sono riciclaggi di vecchie barzellette ispirate al gallows humor, allo spirito della forca che in questa terra di giudici spicci e di cappi gettati attorni ai rami più robusti della frontiera ha una lunga tradizione. Abbondano le variazioni sul motivo maschilista delle bionde stupide, nella gag della rossa, della bruna e della bionda condannate a morte che devono essere uccise su una sedia elettrica difettosa. Fino a quando la bionda si spazientisce e cinguetta: “Ho trovato io il guasto e ve lo aggiusto”.

Rari lettori di classici suggeriscono le ultime parole famose di Charlie Chaplin sul letto di morte, che al prete che chiedeva al Signore di avere pietà della sua anima sussurrò: “E perché non dovrebbe? Dopotutto appartiene a Lui” e una suora di evidente buona cultura offre la citazione del martire cattolico Tommaso Moro, che, spinto dal boia su un patibolo traballante gli disse: “Per favore mi aiuti a salire, che poi a scendere ci penso da solo”.

La barzelletta o la battuta prescelta dalle giuria dei dannati sarà declamata ad alta voce dal morituro, quando già sarà legato alla barella nella stanza dell’esecuzione e nessuna legge può impedirglielo. Il diritto di pronunciare un ultimo messaggio è garantito e di solito consiste in richieste di perdono, affermazione di amore per i propri cari, estreme e vane proteste di ingiustizia suprema, “voi uccidete un innocente”, che non turbano gli addetti ai lavori.

Turbati invece, e fortemente, da questa tragica irriverenza, sono molti texani, da questo gesto che pare un rifiuto sfrontato di contrizione per un delitto confessato e orribile e una mostruosa mancanza di rispetto per i parenti dei coniugi trucidati. Lo sceriffo della contea dove avvenne il massacro ha chiesto al giudice di vietare a Patrick Knight lo sberleffo macabro, ma il giudice ha risposto che il giustiziando ha il diritto di dire quel che vuole, anche “l’ultima sul morto che ride”. E che nel suo caso, sarà proprio l’ultima.

Fonte: Repubblica.it (18/06/2007)

Arizona – Giustiziato Robert Comer, “il peggiore dei peggiori”
admin | 25 maggio 2007 | 11:22 | 2007, Arizona | Nessun commento
Robert Comer

Robert Comer

Robert Charles Comer, 50 anni, è stato giustiziato con un’ iniezione letale in Arizona, nella prigione statale di Florence.
Ha trascorso 19 anni nel braccio della morte, per l’omicidio di un campeggiatore, Larry Pritchard, ucciso con un colpo d’arma da fuoco alla testa in un campeggio vicino a Phoenix, nel 1987.
Da quando è stato condannato a morte ha sempre fatto parlare di se, avendo incendiato la sua cella, creato con le proprie mani armi con cui minacciava guardie e detenuti e gettato feci ed escrementi a chiunque si trovasse a passare davanti alla sua cella.
Dopo aver raggiunto l’invidiabile record di 40 richiami ufficiali da parte del personale carcerario, è stato giudicato “il peggiore dei peggiori” condannati di tutto il sistema carcerario dell’Arizona.
Comer aveva volontariamente interrotto la serie degli appelli disponibili e rifiutato di partecipare a un’udienza per discutere la possibilità della grazia.
Pochi istanti prima di morire, secondo i testimoni che hanno assistito all’iniezione letale, Comer ha sorriso ed esclamato: ‘Go Raiders!’, un grido di battaglia dei tifosi della squadra dell’omonima squadra di football di Oakland, in California.
Si tratta della 23a persona messa a morte in Arizona dal 1992, anno in cui lo stato ha ripreso le esecuzioni.
Era dal novembre 2000 che in Arizona non venivano giustiziati detenuti.
Sono 112 i detenuti rimasti nel braccio della morte dell’Arizona, di cui due sono donne.

Ohio – Più di un’ora per giustiziare un detenuto obeso
admin | 24 maggio 2007 | 11:17 | 2007, Ohio | Nessun commento
Christopher Newton

Christopher Newton

Christopher Newton, 37 anni, è stato messo a morte in Ohio con oltre un’ora di ritardo perchè i boia non riuscivano a trovare le vene per infilare gli aghi per l’iniezione fatale.

Newton, che pesava oltre 150 chili ed aveva gravi problemi mentali, ha atteso con pazienza per oltre un’ora nel braccio della morte del Southern Ohio Correction Facility mentre una squadra di boia cercava con scarso successo di trovare le vene adatte.

Sono occorsi almeno 20 minuti per trovare una vena nel braccio sinistro ed altri 30 minuti per trovare il punto giusto nel braccio destro.
Newton ha subito con rassegnazione la frenetica procedura, scambiando anche qualche battuta di spirito con le guardie carcerarie. Ad un certo punto, mentre proseguiva la ricerca delle vene, ha chiesto di poter andare alla toilette.

Le guardie del carcere avevano avuto difficolta’ in passato a trovare le sue vene anche per le periodiche analisi del sangue a causa della obesita’ del detenuto.
Newton era stato condannato a morte nel 2003 per la uccisione due anni prima di un compagno di cella, a sua volta con problemi mentali, per un litigio avvenuto durante una partita a scacchi.

Newton aveva chiesto al giudice di essere messo a morte, perche’ non voleva piu’ restare chiuso in carcere, rifiutandosi di presentare appelli e di inoltrare una richiesta di clemenza al governatore dell’Ohio.

Aveva avuto una infanzia terribile, con padre violento e pedofilo, finendo spesso in carceri minorili e quindi nelle prigioni per adulti.
Molti ritenevamo che Newton avesse ucciso il compagno di cella solo per farsi condannare a morte. Per questo aveva rifiutato qualsiasi appello.
Gli attivisti contro la pena di morte avevano definito la sua esecuzione ‘una forma di suicidio assistita dallo stato’.

La esecuzione di Newton era stata programmata questa mattina alle dieci locali. Ma erano sorte presto difficolta’.
‘Non riescono a trovare la vena, a trovare il punto giusto di inserimento degli aghi’, aveva ammesso durante la mattinata un portavoce del carcere.
Newton era stato portato nella camera della morte, con gli aghi gia’ applicati alle braccia, solo alle 11.30 per la fase finale della esecuzione: il collegamento agli aghi dei tubicini con i liquidi mortali. Il medico del carcere ha certificato che la morte e’ avvenuta alle 11.53 locali.

Fonte: Ansa (24/05/2007)

New Jersey – Il comitato giudiziario è in procinto di eliminare la pena di morte
admin | 22 maggio 2007 | 11:24 | 2007, New Jersey | Nessun commento

Di fronte a un pubblico diviso, un litigioso comitato giudiziario del Senato di Stato ha approvato un provvedimento, che eliminerebbe la pena capitale in New Jersey.

Il disegno di legge, passato con 8 voti favorevoli contro 2, sostituirebbe la pena di morte attualmente in vigore nello Stato con l’ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola.

La commissione di studio sulla pena di morte del New Jersey a gennaio ha reso pubblico un rapporto, in cui riferiva che la pena di morte va contro gli standard di decenza in evoluzione, che il sistema legale non può assicurare che una persona innocente non potrà essere giustiziata e che lo Stato potenzialmente potrebbe risparmiare denaro se la condanna a morte fosse sostituita dal carcere a vita senza il rilascio sulla parola.

Il senatore Raymond Lesniak, un democratico di Elizabeth, garante del disegno di legge e uno dei membri del comitato, ha affermato che il rapporto ha mostrato che “la pena di morte in questo Stato ha fallito nel tentativo di assicurare che il nostro sistema di giustizia è effettivamente valido.”

“La pena di morte non può persistere; è arrivato il momento di abolirla,” ha detto Lesniak. “Nessuno può assicurare che un uomo innocente non venga giustiziato.”

Attualmente nel braccio della morte del New Jersey sono presenti nove detenuti, ma nessuno è stato più giustiziato dal 1963, nonostante la pena di morte sia stata reintrodotta nel 1982.

“Il voto odierno del comitato semplicemente riflette ancora una volta il sentimento pubblico per il quale la pena di morte rappresenta un miserabile fallimento e una distrazione da politiche realmente utili per la sicurezza pubblica,” ha affermato Celeste Fitzgerald, la
direttrice di New Jerseyans for Alternatives to the Death Penalty.

Mentre tutti i legislatori hanno ammesso che il sistema non è perfetto, alcuni hanno affermato che può essere riformato per dare la certezza che coloro che sono accusati siano realmente colpevoli e che si può mantenere la pena capitale solo “per i crimini più efferati”, come ha detto il senatore Gerald Cardinale, un repubblicano di Demarest.

Cardinale ha inoltre detto che condivide le frustrazioni della gente per i fallimenti del sistema, ma che “abbiamo dei rimedi” per migliorarlo.

“Speriamo che, anziché gettare via l’intero sistema, potremo riformarlo,” ha detto Cardinale.

“La riforma del sistema non era un’opzione contemplata nel rapporto,” ha affermato Robert Blecker, un professore della New York Law School. Blecker, che aveva dato la sua testimonianza prima della commissione lo scorso anno, ha detto che il rapporto “è stato contaminato dagli abolizionisti” e che “sbaglia nel non dare raccomandazioni per mettere
a posto il sistema attuale.”

Un membro della commissione, il capo della polizia di West Orange, James Abbott, ha detto al comitato che lui aveva votato per capovolgere la legge attuale nonostante in realtà fosse a favore della pena di morte prima dell’introduzione della commissione di studio.
Dopo essere venuto a conoscenza di storie di vita reali, Abbott ha affermato di aver imparato che “ciò che in teoria sembrava una cosa buona, in pratica era un fallimento totale.”

Dato che le famiglie delle vittime hanno dato al comitato una testimonianza molto commovente, coloro a favore della pena di morte hanno detto di aver avuto la sensazione che il voto del comitato fosse già stato deciso a priori.

Sharon Hazard Johnson, i cui genitori sono stati rapinati, uccisi e bruciati nella loro casa a Pleasantville da Brian Wakefield, il quale attualmente si trova nel braccio della morte dello Stato, ha chiesto ai legislatori di non abbandonare la legge semplicemente perché vi
sono degli errori nel sistema.

“Quando un uomo crudele uccide in maniera premeditata e intenzionale degli esseri umani innocenti, delle persone che pensavano solamente alla loro vita, persone che non lo conoscevano e che lui non conosceva, dovreste giustiziare,” ha invocato in modo molto intenso Hazard Johnson.

Nonostante questo, alcuni sostengono che la pena di morte, con i suoi infiniti gradi di appello, non dia mai pace alle famiglie delle vittime.

L’assassino della madre di Bill Piper di Pennington è in carcere senza la possibilità di rilascio sulla parola. Piper ha detto che quella rapida sentenza era riuscita a dargli “quasi pace”.

“Nonostante la sofferenza, non sono più una vittima poiché la definitività del carcere a vita senza rilascio sulla parola mi ha permesso di vivere il lutto in modo più normale,” ha detto Piper.

Se il provvedimento diventasse legge, il New Jersey sarebbe il primo Stato di tutto il paese ad abolire la pena capitale in maniera legislativa.

Il disegno di legge adesso passerà al Senato per essere preso in considerazione. “Un provvedimento identico attende di essere preso in considerazione dal comitato dell’Assemblea Giudiziaria, ma nella legislatura non è ancora stato programmato un intervento a riguardo, ” ha affermato il portavoce dell’Assemblea Democratica Joe Donnelly.

Fonte: Courier Post

North Carolina – Esecuzioni senza medici
admin | 15 marzo 2007 | 11:27 | 2007, North Carolina | Nessun commento
Lettiga per liniezione letale, carcere di Raleigh

Lettiga per l'iniezione letale, carcere di Raleigh

Negli Usa l’ordine dei medici del North Carolina ha vietato ai suoi iscritti di assistere alle esecuzioni dei condannati a morte. In assenza di dottori a disposizione un giudice di Raleihg è stato costretto a sospendere l’ esecuzione di Allen Holman, che era stata programmata per venerdì prossimo.
Le autorità statali hanno risposto facendo ricorso legale contro l’ordine dei medici.

Solo un mese fa la Carolina del Nord ha imposto per legge che un dottore supervisioni le varie fasi dell’iniezione letale, interrompendo l’esecuzione se il condannato è sottoposto ad un dolore eccessivo.
L’intento era di aggirare le proteste contro il “cocktail” letale, considerato una punizione crudele e quindi anticostituzionale, Dopo i 34 minuti di agonia di Angel Nevez Diaz, morto lo scorso dicembre in una prigione della Florida, i medici spiegano di considerare una violazione dell’etica professionale “partecipare ad un’uccisione”.

Fonte: tgcom.it

New York – Torna la pena di morte nella Grande Mela
admin | 10 febbraio 2007 | 11:32 | 2007, New York | Nessun commento

Per la prima volta in 50 anni è stata emessa una sentenza di morte a New York, città tradizionalmente ostile alla pena capitale. A livello statale, le esecuzioni sono bloccate dal 2004. Un afro-americano di 24 anni è stato condannato a morte per aver ucciso a sangue freddo due agenti di polizia nel 2003 a Staten Island.

Ronell Wilson, questo il suo nome, è stato ritenuto colpevole dalla giuria di un duplice omicidio, considerato particolarmente odioso negli Stati Uniti, quello di agenti di polizia per l’appunto.

Dopo 50 anni anche New York quindi torna a giustiziare un uomo. Un avvenimento eccezionale, non solo perché la città si è sempre tenuta distante dalla pena capitale, ma anche per il fatto che, a livello statale, le esecuzioni sono bloccate dal 2004. Tutto questo proprio quando l’Unione Europea invita tutti i Paesi che ancora applicano la pena di morte ad introdurre una moratoria con “effetto immediato” per abolire questa pratica “disumana”.

Ad affermarlo, da ultimo, dopo l’intervento italiano all’indomani della condanna a Saddam, è la Presidenza di turno tedesca dell’Unione europea, in un comunicato diffuso a Bruxelles in occasione del terzo congresso mondiale contro la pena di morte, in programma da domani a Parigi. “L’Unione Europea – si legge nella nota – invita tutti i governi di tutti i Paesi che ancora applicano la pena di morte a lavorare verso l’abolizione della pena di morte in ogni circostanza”.

Come primo passo in questa direzione, si sottolinea ancora a Bruxelles, “l’Ue lancia un appello ai governi interessati affinché introducano una moratoria sulla pena di morte con effetto immediato”.

Fonte: tgcom.it

California / Florida – Sospese a tempo indeterminato le esecuzioni
admin | 23 dicembre 2006 | 17:45 | 2006, California, Florida | Nessun commento

Scricchiola la pena di morte inferta tramite iniezione letale negli Stati Uniti. Un giudice della California ha stabilito che questo metodo è incostituzionale. “L’applicazione dell’iniezione letale non funziona”, ha sentenziato proprio mentre si registrava il clamoroso errore di un boia che in Florida ha provocato la morte a un condannato solo dopo 34 minuti di agonia. Sospese altre due esecuzioni nello stesso Stato.

Non si tratta, ha scritto il giudice Jeremy Fogel della corte distrettuale della California settentrionale, di una bocciatura senza appello. “L’applicazione dell’iniezione letale non funziona” ha affermato in una pronuncia a lungo attesa, “ma può essere aggiustata”.

Intanto in Florida sono state sospese le esecuzioni dopo l’errore del boia che ha portato un condannato a morte a un’agonia di 34 minuti. Charlie Crist, che prenderà il posto di Jeb Bush alla guida dello Stato, ha ordinato una moratoria dopo che l’autopsia su Angel Diaz ha rivelato che il boia ha “mancato” le vene del condannato lasciando che il cocktail di veleni e barbiturici non scorresse nelle vene, ma si disperdesse nei tessuti molli. 

Il fratello del presidente statunitense è ancora in carica, ma da qui alla fine dell’anno non sono previste altre esecuzioni e Crist, che assumerà l’incarico dal 2 gennaio, ha annunciato che ordinerà una moratoria fino a quando una commissione appositamente nominata non avrà completato l’indagine sul metodo di messa a morte utilizzato nello Stato.

Florida – Doppia dose di farmaci per uccidere Diaz
admin | 13 dicembre 2006 | 17:37 | 2006, Florida | Nessun commento
Angel Diaz, per giustiziarlo cè voluta una doppia dose di veleno

Angel Diaz, per giustiziarlo c'è voluta una doppia dose di veleno

Ancora polemiche sulle esecuzioni capitali negli Stati Uniti. Sono scoppiate in Florida dopo la morte di Angel Nieves Diaz, 55 anni, portoricano, condannato alla pena capitale per aver ucciso nel 1979 il proprietario di un topless bar. Secondo le attuali procedure dello stato, la morte dei condannati avviene tramite tre successive iniezioni che servono a sedare il prigioniero, paralizzarlo e poi arrestargli il battito cardiaco. Tempo totale dell’operazione, 15 minuti. Nel caso di Diaz pare ci sia voluto il doppio del tempo anzi, per l’esattezza, 34 minuti di agonia e una doppia dose di farmaci letali. Sembra anche che sul suo volto, nel corso dell’esecuzione, siano apparse evidenti smorfie di dolore.

Jeb Bush, governatore dello stato, ha dichiarato che verrà eseguita un’autopsia per accertare le cause del ritardo nella morte di Diaz, aggiungendo anche di “non sapere” se sia stato fatto qualcosa al di fuori di quanto stabilito dal protocollo: “In effetti è inusuale che ci voglia tanto tempo – ha detto il fratello del presidente americano – ma ho approntato un apposito team affinché venga fatta luce sul caso”. Secondo un portavoce dell’amministrazione penitenziaria dello stato, Diaz sarebbe spirato nel doppio del tempo normale a causa di alcuni problemi al fegato che avrebbero potuto alterare il metabolismo del condannato rallentando l’azione dei farmaci.

La Florida applica l’iniezione letale dal 2000, anno in cui venne preferita alla sedia elettrica dopo un’esecuzione in cui si erano levate delle fiamme dalla testa del condannato. Ciò nonostante Diaz si era appellato allo stato chiedendo la grazia con la motivazione che l’iniezione letale è un sistema crudele e inumano. Grazia rifiutata l’11 dicembre scorso.

Prima di morire il portoricano ha nuovamente dichiarato di essere innocente. Parlando in spagnolo ha detto: “Lo stato della Florida sta commettendo un crimine perché sono innocente. La pena di morte non solo è una forma di vendetta, ma è anche un atto di grande vigliaccheria nei confronti di un uomo”.

(Fonte: tgcom.it)

Texas – Fissata la data d’esecuzione per l’unica donna condannata nella Travis County
admin | 15 novembre 2006 | 17:28 | 2006, Texas | Nessun commento
Cathy Lynn Henderson, la baby-sitter condannata a morte in Texas

Cathy Lynn Henderson, la baby-sitter condannata a morte in Texas

Verrà giustiziata il 18 aprile, con tutta probabilità, Cathy Lynn Henderson, l’unica donna condannata nella Travis County nel braccio della morte texano.
E’ stata riconosciuta, nel 1994, colpevole del rapimento e conseguente omicidio del piccolo Brandon Baugh, 3 mesi, del quale era la babysitter, nella sua casa di Pflugerville, e condannata a morte per iniezione letale l’anno successivo.
Secondo l’accusa la Henderson avrebbe rapito per chiedere un riscatto, ucciso e sepolto il bimbo a Temple, Texas nord-occidentale, per poi fuggire nel nativo stato del Missouri, dove sarebbe stata catturata e avrebbe condotto gli inquirenti sul luogo del seppellimento.
Diversa, invece, la versione dei fatti mostrata dalla donna: il bambino le sarebbe caduto dalle braccia e sarebbe morto battendo la testa contro il muro, e la donna, presa dal panico, sarebbe fuggita verso il Missouri e lo avrebbe seppellito durante a sua fuga.
Ma le analisi effettuate sul corpo della vittima sembrerebbero escludere questa eventualità, vista la violenza e la gravità delle ferite che hanno portato alla morte Brandon.

Aggiornamento: l’esecuzione della donna, precedentemente fissata per il 18 aprile, è stata spostata dapprima al 13 giugno 2007,  e alla fine è stata rinviata a data da destinarsi.

Florida – Giustiziato Danny Rolling, violentò ed uccise 5 studentesse
admin | 20 ottobre 2006 | 17:22 | 2006, Florida | Nessun commento

Danny Harold Rolling, tra i più famosi condannati a morte dalla giustizia degli Stati Uniti, è stato messo a morte alle 6.13 del pomeriggio (poco dopo la mezzanotte in Italia) con una iniezione letale.
Rolling, detenuto nel carcere di Starke, in Florida, era stato riconosciuto colpevole di aver massacrato cinque stundetesse del campus universitario di Gainesville nel 1990.

L’episodio è passato alla storia come uno dei più feroci delitti mai accaduti nel paese: secondo la ricostruzione degli inquirenti. Rolling avrebbe ucciso le collegiali dopo averle sottoposte a violenze e mutilazioni.
I corpi delle vittime furono ritrovati tre giorni dopo, alla fine di agosto, all’inizio dell’anno accademico universitario. Uno di queste era stato rinvenuto seduto su una sedia senza testa.

Rolling, 52 anni aveva presentato ricorso contro l’esecuzione, dal momento che a suo parere il composto utilizzato nell’iniezione letale sottopone il condannato a dolori atroci e non garantisce una morta priva di sofferenza.

La sua richiesta non è stata però accolta. Secondo quanto raccontato da alcuni testimoni all’Associated Press, Rolling si sarebbe presentato al suo appuntamento con la morte sussurrando una canzone sulle note di una musica liturgica.

Texas – Canta il suo ultimo rap prima di morire
admin | 20 luglio 2006 | 12:50 | 2006, Texas | Nessun commento

Mauriceo Brown, 31 anni, alle ore 18 locali, è stato messo a morte con un’iniezione letale il 19 luglio ad Hunstville. Fin qui, per lo Stato con la camera della morte più affollata di tutti gli Usa, sembrerebbe normale routine, ma nell’ ultima intervista il condannato ha voluto cantare il suo rap, scritto nel carcere di Livingston, in Texas, dove è detenuto per aver ucciso il figlio di un noto legale durante un tentativo di rapina.

Il detenuto-rapper ha cantato in diretta davanti alle telecamere di “Court Tv News”, mentre per l’ennesima volta raccontava ai giornalisti la sua storia e proclamava la sua innocenza. La sua è stata una vita sulla strada, costellata da furti e reati minori, fino a quando, nel 1997, non è stato condannato alla pena capitale. In un primo momento Mauriceo si era dichiarato colpevole. Ma poi aveva cercato di ritrattare, spiegando che era stato costretto a confessare il delitto perché uno dei tre compagni di quella sera, il vero omicida, l’aveva minacciato di fare del male al suo bambino di sei mesi se avesse parlato.

Brown aveva detto di essere preparato al peggio e di non avere paura della morte. Ha concluso l’intervista con l’emittente televisiva eseguendo una delle sue canzoni e spiegando il suo motto: “Nasciamo per vivere e viviamo per morire. Il modo in cui moriamo potrà non piacerci, non possiamo sceglierlo, ma succede”.

Virginia – Paura dell’iniezione, sceglie la sedia elettrica
admin | 19 luglio 2006 | 12:47 | 2006, Virginia | 1 commento
Sedia elettrica della Virginia

Sedia elettrica della Virginia

9 anni dopo aver stuprato ed ucciso una 23enne a Lynchburg, Virginia, Bradon W. Hedrick è stato giustiziato sulla sedia elettrica del Greensville Correctional Center, a Jarratt.

E’ stato dichiarato ufficialmente morto alle 21.12, ha affermato Larry Traylor, portavoce del Department of Corrections della Virginia.
Derrick, che ha scelto di morire sulla sedia elettrica invece che con un’iniezione letale, è il primo detenuto in più di due anni a morire con questo metodo.
Sembrerebbe che Hedrick fosse terrorizzato all’idea di subire un’iniezione, e per questo avesse scelto la morte sulla temuta sedia elettrica.

La Virginia è uno dei 10 Stati che ancora ammettono l’uso di questo metodo, ormai obsoleto. In alcuni Stati, comunque, questo metodo è stato praticamente accantonato e sostituito con l’iniezione letale. Nel 1995 in Virginia è stata emanata una legge che permetteva ai condannati di scegliere come morire, prima di allora la sentenza da eseguire era unicamente “morte per elettrocuzione”.
Hedrick è stato condannato per aver assalito, stuprato ed ucciso Lisa Alexander Crider nel maggio del 1997. Le sparò in pieno volto sulle rive del fiume James nella Contea di Appomattox e gettò il suo corpo in acqua. Venne ripescata con la testa in una sacchetto di plastica e le mani legate, e resa irriconoscibile dai colpi ricevuti.

Una giuria riconobbe Hedrick colpevole di omicidio di primo grado e lo condannò a morte.
Un suo complice, Trevor Jones, venne invece condannato al carcere a vita.
Il Governatore Timothy M. Kaine si è rifiutato di intervenire sul caso, respingendo la richiesta di commutazione della condanna in carcere a vita, richiesta basata sul fatto che, secondo il suo avvocato, Hedrick non avesse ricevuto un’adeguata assistenza legale al momento del processo e che non avesse in realtà stuprato la Crider.

“Il processo, il verdetto e la sentenza sono state esaminati in dettaglio nelle varie corti federali e statali, inclusa la Corte Suprema della Virginia e degli Stati Uniti”, ha affermato il Governatore kaine. “Avendo attentamente esaminato la richiesta di clemenza e le opinioni politiche sul caso in questione, non ho trovato motivo alcuno per dubitare della colpevolezza dell’imputato o annullare la sentenza raccomandata dalla giuria ed imposta e confermata dalle varie corti”.

Traylor ha riferito che Hedrick ha trascorso il pomeriggio antecendente all’esecuzione in compagnia della sua famiglia. Ha richiesto un ultimo pasto a base di pizza al formaggio, bacon ed hamburger, patatine fritte con ketchup, torta di mele e torta al cioccolato.
Tra i testimoni dell’esecuzione, presenti i parenti della vittima.
Quando Hedrick è entrato nella camera delle esecuzioni alle 20.59, è apparso calmo ma allarmato. Non si è dimenato quando gli addetti lo hanno legato alla sedia, assicurandolo con cinghie di pelle al marchingegno ed attaccando un elettrodo alla sua gamba destra ed un elmetto di metallo sulla testa.
Alla domanda se avesse qualcosa da dire prima della scarica letale, Hedrick ha detto “Prego per tutti quelli che credono in Gesù Cristo in Paradiso. E prego per le persone che non si salveranno perchè non sanno quello che fanno. Sono pronto ad andare e tornare libero”.

Alle 21.02 un carceriere ha premuto un bottone che ha liberato una scarica di 1.800 Volts. Subito si è alzata dalla sua gamba una nuvola di fumo, mentre il suo corpo si contraeva e contorceva. Finita la prima scarica, si è contratto di nuovo quando il suo corpo è stato attraversato da una seconda scarica.

Fino all’esecuzione di Hedrick, la sedia elettrica della Virginia (che ha 97 anni) era rimsta inutilizzata da 3 anni, da quando, cioè, era stato giustiziato Earl Bramblett nell’aprile 2003, l’ultima persona ad essere stato uccisa avendo richiesto la morte tramite corrente elettrica. L’ultima persona ad essere stata messa a morte in tutti gli Usa su “Old Sparky” era stato James Neil Tucker, nel 2004, nello Stato del South Carolina.

Texas – Giustiziato ad Huntsville il “Railroad killer”
admin | 18 giugno 2006 | 12:43 | 2006, Texas | Nessun commento

Angel Maturino Resendiz ha sussurrato una preghiera, dicendo “Signore, perdonami. Signore, perdonami”, e si è rivolto ai suoi parenti nella sala dei testimoni vicina alla camera della morte, che lo stavano osservando da una vetrata.
“Voglio chiedervi se nel vostro cuore pensate di perdonarmi”, ha detto mentre si rivolgeva ai parenti delle vittime nell’altra sala dei testimoni. “Non siete obbligati, purtroppo ho permesso al demonio di guidarmi nella vita”.

“Ringrazio Dio di aver avuto pazienza con me. Non avrei dovuto farvi soffrire così, non lo meritavate. Mi merito ciò che sta per accadermi”, ha concluso.
Resendiz, 46 anni, è stato dichiarato morto alle 20.05 ora locale.

Il senzatetto messicano, noto come il “killer della ferrovia”, era stato condannato a morte per lo sutpro e l’omicidio di una dottoressa, avvenuto durante una serie di omicidi che aveva seminato il terrore nel Sud Est degli Usa e che lo aveva reso uno dei criminali maggiormente ricercati dall’FBI.
L’omicidio della dottoressa Claudia Benton, 39enne, ero uno degli otto omicidi commessi in Texas che sono stati attribuiti a Resendiz. Aveva commesso anche omicidi nell’Illinois, in Florida, Kentucky, California e Georgia.
La Benton era stata colpita con un coltello da cucina, colpita con una statua in bronzo e stuprata nella sua casa di Houston, nei pressi di una ferrovia.

Le autorità si sono rese conto di essere sulle tracce dsi un serial killer quando l’esame del DNA ha collegato Rsendiz all’omicidio della Benton e agli omicidi di un religioso e di sua moglie, colpiti con una mazza nel sonno nella loro casa appenas fuori Houston.
Un mese dopo, Resendiz, dopo aver attraversato il confine con gli Usa a El Paso, si è arreso alla polizia nella trappola che gli era stata tesa dalla sorella.
Il marito della Benton, testimone dell’esecuzione, ha assistito alla morte dell’uomo per “far capire quanto fosse diabolico quell’uomo”.

L’esecuzione di Resendiz è stata la 13a compiuta in Texas dall’inizio dell’anno.
Invece che alle 18, come di solito avviene in Texas, l’esecuzione è stata posticipata di due ore per permettere alla Corte Suprema di esaminare appelli dell’ultimo minuto, tra cui uno dei quali affermava che l’uomo non sarebbe dovuto essere messo a morte in quanto non nel pieno delle proprie capacità mentali, convinto di essere immortale.

La Corte Suprema ha anche respinto un appello basato sulla costituzionalità dell’iniezione letale e sulla competenza territoriale del Messico, che non contempla la pen capitale, e di cui Resendez era cittadino.
In un’intervista rilasciata nel 2000, Resendez ha ricordato gli omicidi commessi come se stesse semplicemente osservando il tutto attraverso un tunnel. “Tutto è lontano, ed intorno tutto silenzio”.

Ohio – Novanta minuti per completare l’esecuzione
admin | 20 maggio 2006 | 12:41 | 2006, Ohio | Nessun commento

Joseph Lewis Clark, 57enne condannato a morte per l’omicidio di David Manning nel novembre del 1984, è stato dichiarato ufficialmente morto alle 11.26 del mattino al Southern Ohio Correctional Facility.
L’esecuzione era prevista per le 10, ma è stata ritardata per permettere ai paramedici di trovare una vena nel braccio destro del condannato per somministrare il cocktail letale.
Clark ha ripetuto diverse volte “Non funziona, non funzionano” mentre il tema stava tentando di somministrargli il veleno nelle vene.

Dopo 25 minuti di tentativi nel cercare una vena, la tenda che separa il lettino dell’iniezione letale dalla vista dei testimoni, nelle salette attigue, è stata chiusa.
Clark è stato udito lamentarsi e gridare diverse volte e quando la tendina è stata riaperta aveva due tubi nel braccio.
“Non è mai successa una cosa del genere”, ha affermato la portavoce Andrea Dean a riguardo del ritardo nel completare l’esecuzione.
Clark è il 21 condannato giustiziato in Ohio dal 1999, anno della ripresa delle esecuzioni.
Aveva confessato di aver ucciso Manning per prendere dei soldi per la droga. Era stato anche condannato all’ergastolo per aver ucciso un commesso il giorno prima dell’omicidio di Manning, uno degli omicidi avvenuti nell’arco di una settimana di rapine che aveva compiuto. Il Governatore dell’Ohio Bob Taft aveva respinto l’appello di Clark alla clemenza la settimana precedente l’esecuzione.

South Carolina – Senato approva pena capitale per stupro di minori
admin | 14 marzo 2006 | 12:38 | 2006, South Carolina | Nessun commento

“Quello che dobbiamo fare oggi è votare questo emendamento”, ha affermato il senatore repubblicano Larry Martin.
L’emendamento 1138 darebbe la possibilità all’accusa di chiedere la pena di morte per i colpevoli di crimini a sfondo sessuale che vengono riconosciuti colpevoli per due volte di stupro di bambini minori di 11 anni. Il South Carolina si unirà quindi alla Louisiana, l’altro unico Stato della confederazione che contempla la pena capitale per questa categoria di criminali.
In South Carolina, attualmente, la pena di morte è prevista solo per omicidio di primo grado.

La proposta di legge è stata approvata come parte di una legge che fissa le sentenze minime mandatarie e il controllo tramite monitoraggio elettronico di alcuni condannati epr crimini sessuali. La proposta di legge prevede una terza lettura ed approvazione prima di passare alla Camera.

La Corte Suprema degli Stati Uniti aveva stabilito nel 1977, nel caso di una vittima di un crimine sessuale adulta, che condannare a morte qualcuno per stupro è incostituzionale.
Una legge della Louisiana permette ai pubblici ministeri di richiedere la pena di morte per stupratori di bambini minori di 12 anni, e la Corte Suprema dello Stato l’ha giudicata costituzionale perchè la Corte Suprema degli Usa non si era espressa nello stupro di un minore e si era rifiutata di modificare lo statuto.

California – Esecuzione sospesa per rifiuto degli anestesisti
admin | 18 febbraio 2006 | 12:36 | 2006, California | Nessun commento
Michael Morales

Michael Morales

L’esecuzione di Michael Angelo Morales, condannato per lo stupro e l’omicidio di una ragazza di 17 anni avvenuto nell’81, è stata rinviata a tempo indeterminato dopo che lo Stato della California ha segnalato a una Corte d’Appello federale di San Francisco di non essere in grado di rispettare l’ordine di modificare il cocktail letale in modo da garantire che l’uomo non avrebbe sofferto.
Il rinvio, che potrebbe rimettere in questione tutta l’architettura delle esecuzioni capitali negi Stati Uniti attraverso le iniezioni letali, si è verificato a poco più di un’ora e mezzo dalla scadenza fissata, le 19.30 locali di martedì (04.30 italiane di oggi).
L’esecuzione di Morales sarebbe già dovuta avvenire la notte precedente nel carcere di San Quentin, ma era stata rinviata perchè i due anestesisti chiamati s’erano rifiutati di prendervi parte per motivi etici.
La direzione del carcere aveva allora optato per la somministrazione di un cocktail letale di barbiturici. Ma neanche questa soluzione è stata adottata, alla fine, perchè comunque avrebbe richiesto la presenza di un medico, e non era in grado di garantire che il condannato non avrebbe sofferto.
A questo punto il rinvio dell’esecuzione è a tempo indeterminato, nonostante il governatore della California Arnold Schwarzenegger abbia respinto per due volte la domanda di grazia. Infatti è scaduta alla mezzanotte di ieri l’ordinanza del giudice che disponeva la messa a morte, ed è probabile che non ce ne sia un’altra.
Infatti l’unico giudice che può emetterla, e cioè il giudice che ha pronunciato la sentenza di condanna a morte dell’imputato, recentemente si è detto poco convinto della credibilità di una testimonianza, e si è unito a Morales nella richiesta di grazia presentata al governatore.

California – Necessaria modifica all’iniezione letale
admin | 14 febbraio 2006 | 12:34 | 2006, California | Nessun commento

Le iniezioni letali con cui vengono giustiziati i condannati a morte in California sono troppo dolorose. Per questo motivo, un giudice federale Usa, accogliendo la richiesta di un detenuto, Michael Morales, che deve essere messo a morte il 21 febbraio nel carcere di San Quentin, ha ordinato che venga modificata la composizione del cocktail di sostanze impiegato nelle esecuzioni capitali.

In alternativa alla modifica del cocktail di sostanze mortali, il giudice ha disposto che venga garantita la presenza durante l’esecuzione di un anestesista, per assicurarsi che il condannato a morte non sia cosciente nel momento in cui riceve l’iniezione letale.

La decisione, destinata a far discutere, è stata presa dal giudice Jeremy Fogel, che si è pronunciato sulla richiesta dei legali di Michael Morales, che attraverso i suoi legali aveva definito l’iniezione letale un metodo incostituzionale. Il giudice ha ordinato al carcere di rinunciare al cocktail di tre sostanze letali e di eseguire la condanna a morte utilizzando esclusivamente sedativi amministrati in dosi mortali.

Se non sarà in grado di rispettare gli ordini del giudice, la California si vedrà obbligata a a ritardare l’esecuzione. Eseguire la condanna soltanto con sedativi richiede tempi più lunghi, circa 45 minuti invece di una decina, mentre, rispondendo alle domande di Fogel, i responsabili del carcere hanno proposto che sia il direttore dell’istituto, Steven Ornoski, a sorvegliare le operazioni.

Non è ancora chiaro quali saranno le conseguenze della decisione giudiziaria, ma l’impressione nell’opinione pubblica californiana è che il giudice Fogel “abbia messo il futuro di Morales nelle mani del Governatore Arnold Schwarzenegger”, che sta esaminando una richiesta di grazia. La vicenda di Morales è venuta alla ribalta poche settimane dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha accettato di valutare per la prima volta istanze che definiscono l’iniezione letale un metodo incostituzionale.

California – Cieco e malato, giustiziato a San Quentin
admin | 18 gennaio 2006 | 12:31 | 2006, California | Nessun commento
Clarence Allen

Clarence Allen

A San Quentin è il boia non si ferma: a circa un mese dall’esecuzione di Stanley Tookie Williams, quasi premio Nobel, un’altra pena capitale ha fatto discutere. L’indiano Cherokee Clarence Ray Allen, 76 anni, ha ricevuto l’iniezione letale un minuto dopo la mezzanotte, ora locale, del 17 gennaio. La Corte Suprema e il governatore Schwarzenegger gli hanno negato la grazia, nonostante fosse paralizzato, diabetico e cieco.

Un “dead man walking” molto particolare Allen che è il primo condannato a morire negli Usa nel 2006, ma anche uno dei più anziani nella storia americana. Da quando esistono le statistiche sulla pena capitale, solo John Nixon, messo a morte il mese scorso a 77 anni in Mississippi, risulta essere stato più vecchio di Allen.

Il lugubre rituale del giorno che precede l’esecuzione, quando la prigione della California per legge viene messa in stato d’emergenza e i detenuti non possono ricevere visite (con l’eccezione del condannato che sta per morire), ha fatto da sfondo al 76° compleanno di Allen. Uno dopo l’altro, i giudici federali e il governatore Arnold Schwarzenegger hanno respinto i suoi appelli.

L’età avanzata e le condizioni precarie dell’indiano, vittima di un attacco cardiaco a settembre e reso cieco e quasi sordo dalle conseguenze del diabete, non sono serviti come argomenti nei ricorsi dell’ultim’ora dei suoi legali. L’America negli ultimi anni ha deciso, attraverso sentenze della Corte Suprema, che è vietato uccidere minorati mentali e chi ha commesso delitti da minorenne. Ma se c’è un’età minima per morire, al momento non ne esiste una massima. Anzi, secondo i giudici della Corte d’appello di San Francisco che hanno esaminato il caso Allen, “la sua età e la sua esperienza hanno solo reso più acuta la sua abilità di calcolare a freddo ogni passaggio dell’esecuzione dei suoi crimini”.

Figlio di indiani Cherokee e Choctaw, Allen ha un passato che difficilmente può muovere a compassione. Nel 1980, mentre ormai già cinquantenne stava scontando un ergastolo per un delitto, secondo l’accusa ordinò di uccidere il testimone che lo aveva incastrato al processo, Bryon Schletewitz, 27 anni. Il sicario assoldato da Allen, il suo ex compagno di detenzione Billy Ray Hamilton, per far fuori Schletewitz senza lasciare testimoni uccise anche due dipendenti dell’uomo, un ragazzo di 18 anni e una ragazzina di 17. Hamilton è ora a sua volta nel braccio della morte californiano.

A San Quentin la vigilia dell’esecuzione è stata accompagnata da manifestazioni di protesta, sia pure di portata minore di quelle che hanno preceduto la morte di Williams. Alcune centinaia di persone erano attese fuori dal carcere per una veglia notturna nelle ore prima dell’iniezione letale. Nel fine settimana, capi tribù Cherokee e Choctaw hanno svolto riti di purificazione all’esterno del carcere e Allen ha chiesto loro che benedicano i membri della sua famiglia.

North Carolina – Eseguita millesima condanna a morte
admin | 20 dicembre 2005 | 11:25 | 2005, North Carolina | Nessun commento

Kenneth Lee Boyd, 57 anni, è stato giustiziato con l’iniezione letale poco dopo le 02.00 locali della North Carolina, le 08.00 in Italia, dopo che il governatore Mike Easley aveva respinto la richiesta di grazia. Boyd è il millesimo condannato a morire per esecuzione capitale negli Stati Uniti dal 1976, da quando cioè da quando la pena di morte è stata reintrodotta per effetto di una sentenza della Corte Suprema, dopo una moratoria di quattro anni. Tuttavia ad adottarla sono stati 38 dei 50 Stati americani.

Boyd, 57 anni, ex combattente in Vietnam, è stato giudicato colpevole di avere ucciso moglie e suocero davanti ai suoi tre figli nel 1988. Secondo Thomas Maher, il suo difensore, l’uomo non aveva precedenti penali, e il delitto fu da imputarsi alle difficoltà incontrate dall’uomo nel gestire un matrimonio a pezzi al quale non riusciva a mettere la parola fine. Secondo il pubblico ministero l’atto criminale fu volontario: dopo l’omicidio, Boyd tornò al lavoro, poi telefonò alla polizia per denunciare il crimine.

In una dichiarazione, il governatore Easley ha detto di avere rivisto fatti e circostanze dei crimini di Boyd e della condanna e di non avere trovato ragioni stringenti per accordare la grazia. Poche ore prima, in rapida successione una corte d’appello federale e la Corte Suprema degli Stati Uniti avevano respinto una richiesta dei legali di Boyd di sospendere l’esecuzione.

L’esecuzione, dato il numero simbolico, il numero mille, è stata accompagnata da una serie di manifestazioni e da una veglia più numerosa del consueto a Raleigh, la capitale dello Stato. Contro la sua esecuzione hanno infatti manifestato davanti al carcere decine di militanti che si oppongono alla pena di morte, e circa 16 di essi sono stati arrestati dopo che avevano fatto un sit-in davanti al portone del carcere.
Poco prima di morire, Boyd ha consumato il suo ultimo pasto: una bistecca e una Pepsi. “Il suo morale è buono, sa che andrà in un posto migliore”, ha detto ai giornalisti Kenneth Smith, uno dei figli del condannato. “Io l’ho perdonato, la famiglia della vittima lo ha perdonato. So che Gesù perdona chiunque”, ha concluso.

California – Giustiziato Stanley Williams, 22 minuti di agonia
admin | 16 dicembre 2005 | 12:08 | 2005, California | Nessun commento

Stanley “Tookie” Williams è stato giustiziato. La sua condanna è stata eseguita con un’iniezione letale, nel carcere di San Quentin, in California, il 13 dicembre. A nulla è valsa l’imponente mobilitazione popolare con cui si è tentato di salvare “Tookie” – ex capo di una delle più feroci “gang” di Los Angeles, da 24 anni nel braccio della morte, diventato negli anni un celebre scrittore e più volte candidato al Nobel per la pace – dalla condanna. Il governatore dello stato, Arnold Schwarzennegger, ha negato il provvedimento di grazia per Williams, condannato per l’omicidio di quattro persone, e la Corte Suprema ha respinto i tentativi dell’ultimo minuto dei suoi legali di ottenere almeno un rinvio dell’esecuzione. L’avvenuta esecuzione di Williams è stata annunciata ufficialmente mezz’ora dopo la mezzanotte (le 9.30 italiane). Migliaia di persone si sono assiepate davanti al penitenziario californiano. I dimostranti hanno letteralmente ostruito i 48 chilometri della stretta strada che conduce alla prigione in riva all’Oceano Pacifico, molti reggendo nelle mani candele accese, altri brandendo cartelli con sopra scritto «Salvate Tookie» o «La risposta è l’amore»; c’era anche un enorme pupazzo che effigiava il Mahatma Gandhi, simbolo della non-violenza. Una piccola costruzione prospiciente il carcere è stata in pratica “sommersa” dalla folla.

Trentanove persone hanno assistito all’esecuzione di Williams, tra cui 17 giornalisti e cinque testimoni scelti dal condannato. Nella sua ultima giornata, Williams aveva incontrato diverse persone, prima di essere trasferito in una cella vicina alla vecchia camera a gas, dove gli è stato somministrato il letale cocktail di veleni. Prima di morire aveva letto messaggi di solidarietà che gli erano giunti da tutti gli Stati Uniti, e anche dall’Italia, aveva bevuto un bicchiere di latte (rifiutando l’ultima cena) e guardato la televisione.

Non tutto però è andato per il verso giusto: i paramedici, di fatto, non riuscivano a trovare una vena adatta a praticare l’iniezione letale, dopo esservi riusciti e dopo che erano state somministrate tutte e 3 le sostanze che compongono l’iniezione letale, Williams è morto solamente dopo 22 minuti, nei quali ha tentato di rimanere cosciente ed il suo cuore non voleva arrendersi alla morte imminente.

È il dodicesimo condannato giustiziato da quando la pena di morte è stata ripristinata nella California, e cioè nel 1992.

Mississippi – Esecuzione per il detenuto più anziano dal 1976
admin | 15 dicembre 2005 | 12:12 | 2005, Mississippi | Nessun commento
John Nixon

John Nixon

Il Mississippi ha messo a morte il 14 dicembre sera con una iniezione letale John Nixon, diventato con i suoi 77 anni il detenuto piu’ anziano ad essere ucciso da quando sono state reintrodotte nel 1976 le esecuzioni negli Stati Uniti. Nixon, rimasto nel braccio della morte per 20 anni, e’ stato ucciso nel carcere di Parchman (Mississippi). La sua e’ stata la sessantesima esecuzione del 2005 negli Usa e l’ultima di un anno che ha visto superare la soglia delle mille esecuzioni dalla ripresa della pena capitale quasi 30 anni fa. La sua e’ stata l’ultima esecuzione del 2005 negli Stati Uniti. Nixon e’ stato ucciso con una iniezione letale alle 18.25 locali (1.25 di giovedi’ in Italia).

Era accusato di avere ucciso nel 1985 su commissione Virginia Tucker. La Corte Suprema aveva negato ai suoi legali una sospensione della esecuzione. Nixon e’ diventato il sessantesimo condannato a essere messo a morte nel corso del 2005 negli Stati Uniti, un anno che ha visto il superamento delle mille esecuzioni dalla ripresa della pena capitale nel 1976. Nixon, che aveva incassato mille dollari per l’omicidio, commesso con l’aiuto di altre tre persone, aveva chiesto clemenza al governatore Haley Barbour, ottenendo un rifiuto. Il condannato aveva ricevuto nel suo ultimo giorno le visite di alcuni familiari.

E’ apparso ai visitatori calmo e rassegnato. Come ultimo pasto aveva ordinato bistecca e patate. Prima di subire l’iniezione letale, nella camera della morte, Nixon ha ancora una volta proclamato la sua innocenza accusando uno dei suoi figli di essere l’omicida. “Io non ho ucciso Virginia Tucker. Io so nel mio cuore, e mi fa male riconoscerlo, che (sono stati) uno dei miei figli e un amico spagnolo e un altro uomo di Jackson” ha detto Nixon, che non ha detto quale dei due suoi figli si tratta. I suoi due figli erano stati condannati nello stesso caso, ma avevano avuto condanne a pene minori, che oggi hanno ormai gia’ scontato.

Prima di Nixon il primato del detenuto piu’ anziano messo a morte apparteneva a J.B.Hubbard, giustiziato l’anno scorso in Alabama all’eta’ di 74 anni, mentre nel gennaio del 2006 è stato messo a morte in California il 76enne Clarence Ray Allen, malato da tempo e praticamente cieco.

Virginia – Grazia per Robin Lovitt, millesimo condannato
admin | 2 dicembre 2005 | 11:04 | 2005, Virginia | Nessun commento

Robin Lovitt

Il governatore della Virginia ha concesso la grazia all’assassino che doveva essere, il 30 novembre, il millesimo condannato a morte giustiziato negli Stati Uniti dal 1976, cioè da quando le condanne a morte hanno ripreso a essere eseguite. La decisione di Mark Warner, democratico e potenziale candidato alla nomination per le elezioni presidenziali del 2008, non è del tutto una sorpresa perché le circostanze della condanna di Robin Lovitt, che nel 1998 accoltellò a morte un collega di lavoro, lasciavano margini di dubbio non tanto sulla sua colpevolezza, ma sulla equità del processo. Una raffica di richieste di grazia erano state presentate al governatore Warner, che è a fine mandato e che, finora, non ne aveva mai accolto alcuna. Robin Lovitt avrebbe dovuto essere giustiziato nella notte tra il 30 ed il 1° dicembre in Virginia.
L’Ohio ha invece eseguito oggi la condanna a morte di John Hicks, 49 anni, per aver ucciso nel 1985 la suocera e soffocato a morte la propria figliastra di cinque anni, mentre si trovava sotto gli effetti della cocaina. Hicks è morto per un’iniezione letale poco dopo le 10 del mattino locali (le 16:00 in Italia). Si tratta dell’esecuzione numero 999 negli Stati Uniti dal 1976. La notte del 28 novembre, in Arkansas, era stato ucciso con un’iniezione letale Eric Nance, 45 anni, condannato per aver ammazzato nel 1993 una ragazza di 18 anni, tagliandole la gola. L’esecuzione numero mille, salvo sospensioni dell’ultima ora o commutazione della condanna, dovrebbe essere Kenneth Lee Boyd in North Carolina, la cui esecuzione per iniezione letale è in programma per il 2 dicembre.

California – Esecuzione per il killer che sognava il Nobel
admin | 20 novembre 2005 | 11:20 | 2005, California | Nessun commento
Stanley Tookie Williams

Stanley "Tookie" Williams

Il 13 dicembre Stanley “Tookie” Williams, un tempo feroce boss di una gang di neri, oggi simbolo di chi si oppone alla pena di morte, candidato al Nobel per la pace e premiato da George W. Bush, verrà giustiziato nel tristemente noto penitenziario di San Quentin, California, con un’iniezione letale.

Era il 27 febbraio del 1979 quando Williams, capo della famigerata gang di Los Angeles “Crips”, decise di trascorrere la serata rapinando un negozio alimentari aperti fino a tarda notte. Sulla sua strada trovò Albert Lewis Owens, un commesso di 26 anni che fece le spese della “voglia” criminale di “Tookie” beccandosi a sangue freddo le pallottole della pistola del capogang, che tornato dai suoi “soldati” sbeffeggiò pubblicamente il morto ridendo dei “suoni strozzati” lanciati mentre stava morendo.

Due settimane più tardi Stanley Williams sfondò il portone di un piccolo motel a conduzione familiare gestito da una famiglia di americani-asiatici uccidendo prima il marito, poi la moglie e sparando in faccia alla figlia dei proprietari che sentiti gli spari si era alzata terrorizzata dal letto. Questa volta non la fece franca: arrestato, confessò gli omicidi raccontando allegramente ai poliziotti sconvolti che gli asiatici erano i suoi bersagli preferiti perché erano “pieni di soldi e tanto bassi che gli mettevo facilmente paura”. Nel 1981 una giuria lo condannò a morte.

In carcere Tookie divenne un altro. Nei lunghi anni trascorsi nel braccio della morte di San Quentin, a nord di San Francisco, non solo si è trasformato in un detenuto modello ma è diventato uno scrittore per ragazzi. Di libri ne ha scritti nove, tutti insieme a Barbara Becnel – una giornalista che stava scrivendo una storia dei Crips ed era andata a trovarlo in carcere – libri in cui racconta la vita del carcere e sfida i giovani dei ghetti a non buttare via le loro giovani vite come ha fatto lui ma a trovare la “strada giusta” – anche a costo di grandi sacrifici – nella vita.

Libri che lo hanno reso celebre, ne hanno fatto un “portabandiera” delle organizzazioni che si battono contro la pena di morte e che gli hanno fatto ottenere ben cinque candidature al Nobel per la pace. Lo stesso presidente americano George W. Bush, colpito dalla sua storia e dalla sua “redenzione” gli ha dato tempo fa un premio “per avere dimostrato il carattere eccezionale dell’America” e dalla sua storia è stato tratta l’anno scorso un tv-movie, uno sceneggiato televisivo, di successo: Redemption, che ha come attore protagonista Jamie Foxx, premio Oscar 2005 per la su interpretazione di Ray Charles.

Nonostante abbia confessato i propri delitti ed abbia rinnegato la vita da capogang, Williams sostiene da sempre di non avere ricevuto un processo giusto. E di essere stato condannato a morte perché il procuratore era riuscito a espellere la giuria gli uomini e le donne di colore che lo avrebbero giudicato senza pregiudizi razziali. In realtà, da quando alla fine degli anni Settanta è stata reintrodotta la pena di morte in California sono stati messi a morte undici uomini, di cui otto sono bianchi.

Il 25 ottobre scorso un giudice di Los Angeles ha messo la parola fine alla lunga battaglia giudiziaria che Tookie combatte da 24 anni sempre più spesso sotto la luce dei riflettori della stampa e delle tv: il detenuto Stanley Williams sarà giustiziato il prossimo 13 dicembre. In estate la Corte Suprema degli Stati Uniti si era rifiutata di rivedere il caso e adesso il giudice aveva anche negato la richiesta degli avvocati difensori di Williams di un rinvio dell’esecuzione di nove giorni, per dare agli avvocati più tempo per preparare la domanda di grazia (il termine per la presentazione della richiesta era fissato all’8 novembre) da inoltrare al governatore della California Arnold Schwarzenegger.

Respingendo la richiesta il magistrato ha spiegato che dato che Williams è stato condannato a morte 24 anni fa ha avuto – lui e i suoi avvocati – fin troppo tempo a disposizione per preparare la richiesta di grazia. Una risposta che ha indispettito la difesa e che ha provocato pesanti critiche della stampa locale.

I legali di Tookie hanno però fatto sapere di volere chiedere al governatore un’estensione dei termini per la presentazione della richiesta di clemenza. Se Arnold Schwarzenegger non firmerà un atto di clemenza, la sentenza contro Tookie, che oggi ha 51 anni, sarà dunque eseguita e a nulla saranno servite le migliaia di email che riceve da giovani che grazie ai suoi libri hanno abbandonato le gang di Los Angeles.

Texas – Detenuto evade da Huntsville: arrestato 78 ore dopo
admin | 14 novembre 2005 | 11:00 | 2005, Texas | Nessun commento

Charles Thompson

Con una camicia blu, un paio di pantaloni chiari e scarpe da tennis, Charles Victor Thompson è passato sotto il naso delle guardie carcerarie senza che queste battessero ciglio. Già così, la fuga del duplice omicida avrebbe avuto tutti gli ingredienti di un film. Ma ad aggiungere al giallo anche un pizzico di ironia, Thompson portava attaccata al petto una tessera di riconoscimento, che lo identificava come l’assistente del procuratore distrettuale. Come abbia potuto impossessarsene rimane un mistero, così come rimane un mistero chi gli abbia dato i vestiti. Fatto sta che a due giorni dalla fuga, di Thompson non c’è traccia. E i parenti delle sue vittime si sono barricati in casa, spaventati all’idea che voglia vendicarsi per le loro testimonianze.

Thompson è un uomo dal volto giovanile,che gli avvocati difensori descrivono come una persona finita male per colpa dell’alcol e della gelosia, ma che nel fondo non è veramente cattiva. Il suo volto sorridente è stato usato nei manifesti di vari gruppi che si oppongono alla pena di morte, e il suo caso è diventato particolarmente noto in Francia. Ma il procuratore, nonché i familiari della sua ex fidanzata e del boy friend di questa, da lui uccisi nel 1998, pensano che Thompson sia solo un bravo attore, che ha saputo nascondere sotto il sorriso facile la sua tempra sadica e violenta.

Il trentacinquenne texano era stato condannato per l’omicidio di Dennise Hayslip e di Darren Keith Cain. Accecato dalla gelosia per la ex fidanzata, aveva ucciso il suo nuovo boy friend con quattro pallottole di fucile al petto. Alla donna aveva sparato al volto, senza ucciderla sul colpo: Dennise si spense in ospedale dopo lunga agonia.

Thompson venne processato, riconosciuto colpevole, e condannato a morte. Ma la sua condanna alla pena capitale dovette essere invalidata, come conseguenza di un atto inappropriato compiuto dall’Accusa: nel corso del processo, il procuratore aveva fatto ascoltare ai giurati una registrazione di una conversazione in cui Thompson aveva detto a un altro detenuto che sperava di assumere un sicario per uccidere i testimoni che lo incriminavano. La registrazione non era stata ammessa formalmente nel processo, e il giudice di conseguenza dovette cancellare la parte finale del procedimento, cioè la condanna alla pena capitale. Per questo al momento della fuga Thompson non si trovava nel braccio della morte di Huntsville, ma in una prigione di Houston, dove era stato detenuto in attesa di un nuovo processo che decidesse la nuova condanna.

E il processo si era tenuto, e la condanna era stata confermata: di nuovo pena capitale. Ma Thompson questa volta non se ne è stato nella sua cella, in attesa di essere portato ad Huntsville, la prigione da cui non si esce vivi. Ha chiesto di andare al gabinetto, ha trovato gli abiti, si è cambiato ed è scappato.

E’ durata 78 ore la sua fuga: l’uomo, ha reso noto la polizia, e’ stato arrestato nella notte davanti ad un negozio di liquori a Shreveport, in Louisiana. Ubriaco, non ha opposto resistenza al momento dell’arresto. Ritornato in carcere, verrà scortato da guardie carcerarie ovunque vada.

Texas – Giustiziata Frances Newton
admin | 15 settembre 2005 | 17:54 | 2005, Texas | Nessun commento
Frances Elaine Newton, terza donna giustiziata in Texas

Frances Elaine Newton, terza donna giustiziata in Texas

Il 14 settembre scorso Frances Newton è stata messa a morte per l’omicidio del marito e dei suoi due figli avvenuto nel 1987, dievenendo la terza donna, e la prima donna nera, a morire per mano del boia in Texas dal 1982, anno in cui sono riprese le esecuzioni.

Legata al lettino e con i suoi genitori presenti tra i testimoni, non ha rialsciato alcuna dichiarazione, rispondendo semplicemente “no” ad una guardia che le aveva chiesto se avesse qualcosa da dire.
Newton, 40 anni, ha girato leggermente la testa per poter dare un ultimo sguardo alla sua famiglia, ha iniziato a muovere la bocca come per dire qualcosa ma il cocktail di veleni ha fatto subito effetto: ha tossito una volta, c’è stato un gemito e ha chiuso gli occhi, mentre la bocca è rimasta leggermente aperta. Otto minuti dopo l’inizio dell’esecuzione, alle 18:17 ora locale, la donna è stata dichiarata morta.
Una delle sorelle di Frances, rifiutandosi di seguire l’esecuzione, è rimasta sul retro del penitenziario, piangendo appoggiata ad un muro. I genitori le sono stati vicino, le hanno stretto la mano, le hanno asciugato le lacrime e sono tornati nella stanza dei testimoni per consolare l’altra loro figlia che stava assistendo all’esecuzione.

C’erano una cinquantina di dimostranti di fronte al carcere, una piccola minoranza rispetto alle centinaia di persone che si erano riunite di fronte a “The Walls” per protestare contro l’esecuzione di Karla Tucker, la prima donna messa a morte in Texas dalla Guerra Civile.
“Si riunirà alla sua famiglia, è cio che pensa”, aveva affermato John LaGrappe, uno dei suoi avvocati, che aveva incontrato Frances Newton due ore prima della sua esecuzione, e che l’aveva descritta “forte ed ottimista”. “Ha fede in Dio”, aveva aggiunto l’uomo.
L’ha descritta come una vittima dello statuto, alla quale era stato negato l’accesso alla Corte Suprema e che le aveva fornito un avvocato, nelle prime fasi del processo, che non l’ha difesa e non ha seguito il suo caso, facendola così condannare a morte.
“E’ una denuncia sul malfunzionamento del processo giudiziario in Texas, è oltraggioso”.

Due cugini del marito di Frances, che erano presenti all’esecuzione, hanno affermato che è stata data troppa attenzione alla donna, e non abbastanza alla tre vittime.
“Voglio che confessi, che chieda perdono”, ha detto Tamika Craft-Demming. “Non sono affatto soddisfatta, non è stata veramente fatta giustizia: se ci fosse stato almeno un segno di pentimento, una richiesta di perdono, allora ci sarebbe stata veramente giustizia”.
Craft-Demming, che ha singhiozzato parecchio durante l’esecuzione, ha descritto la condannata come “una persona meschina, diabolica e vendicativa, tutte cose di cui non si è mai parlato”.
“Ho avuto una brutta esperienza in quella stanza delle esecuzioni”, afferma la donna, parlando della stanza dove è scoppiata in lacrime. “Vorrei direi che non ho versato alcuna lacrima per Frances, erano solo per i bambini”.

Senza avere tentennamenti, la Corte Suprema aveva respinto un paio di appelli un’ora prima dell’esecuzione.
La Commissione per la Grazia ed il Perdono del Texas, che l’anno scorso aveva raccomandato al Governatore Rick Perry una sospensione della condanna due ore prima dell’esecuzione, all’unanimità lunedì 12 settembre aveva respinto una richiesta di commutazione della sentenza di morte in carcere a vita. Il Governatore, a sua volta, aveva respinto un’ulteriore richiesta di sospensione mercoledì pomeriggio.

La donna aveva perso anche diversi appelli statali e presso Corti di livello inferiore. La sua esecuzione, la 13 di quest’anno in Texas, è stata l’11 nei confronti di una donna dal 1976, anno di ripresa delle esecuzioni negli States.
La donna non ha mai negato di aver messo una pistola nello zainetto del figlio di 7 anni e di averla, così, abbandonata in una casa disabitata. Ma lei ed i suoi avvocati hanno sempre sostentuo che la calibro .25 che aveva nascosto non fose quella usata per l’omicidio del marito Adrian e dei figli Alton e Farrah.
La Newton si è sempre dichiarata innocente, e l’arma del delitto è stata alla base di diversi appelli presentati alla Corte Suprema. Ha anche sostenuto l’incompetenza del suo avvocato difensore nel processo del 1988 e che le prove della sua innocenza erano nel frattempo andate distrutte.

“So di non aver ucciso i miei bambini e la mia famiglia”, ha detto in un’intervista al “The Associated Press”. “E’ frustrante, nessuno ha mai pagato per quest’omicidio”.
L’accusa ha definito senza fondamento l’appello della donna, sottolineando che non è stata mai ritrovata alcuna seconda pistola (la vera arma del delitto secondo la donna), che non è andata distrutta alcuna prova che avrebbe potuto provare l’innocenza della donna e che la pistola che ha tentato di nascondere era in realtà la vera arma del delitto.
Newton, accompagnata da una cugina, rinvenne i tre cadaveri la sera del 7 aprile del 1987.
Suo marito era stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, mentre i due bambini con un colpo ciascuno alle spalle, tutti con una calibro .25.

Tre settimane prima degli omicidi, Newton aveva sottocritto un’assicurazione vitalizia per se stessa, suo marito e sua figlia. Si era nominata unica beneficiaria e aveva falsificato anche la firma del marito per evitare che scoprisse la sua sottrazione di denaro per pagare i premi dell’assicurazione.
L’accusa ha sempre sostenuto che il movente degli omicidi era stata proprio l’assicurazione che era stata sotoscritta.

La sospensione era stata concessa alla donna lo scorso dicembre per permettere nuovi test balistici sull’arma, e una volta che a marzo sono stati resi noti i risultati, che inchiodavano la donna, ed è stata quindi fissata una nuova data per l’esecuzione.
La Newton ha sempre sostenuto che il vero assassino fosse uno spacciatore conosciuto come “Charlie”, creditore nei confronti del marito di 500$.

Indiana – Commutata la condanna a morte di un minorato mentale
admin | 17 agosto 2005 | 17:49 | 2005, Indiana | Nessun commento

Il Governatore Mitch Daniels ha commutato il 29 agosto la condanna a morte dell’omicida Arthur P. Baird II in carcere a vita senza possibilità della condizionale.
A Baird mancavano poche ore, ormai, prima di consumare quello che sarebbe stato il suo ultimo pasto nella prigione di Stato dell’Indiana a Michigan City quando il suo avvocato, Sarah L. Nagy, ha appreso la notizia. Era stato condannato a morte nel 1985 per l’omicidio dei suoi genitori.

“Il caso di Arthur Baird giustificherebbe la pena capitale, basandosi sulla natura del crimine commesso, la sua indiscutibile colpevolezza, e la precisione e completezza del processo legale di imposizione della sentenza, oltre alla sua costante conferma negli anni successivi agli omcidi commessi”, ha affermato il Governatore Daniels in una nota scritta dopo la concessione della clemenza.
“Nonostante tutto ciò, alcune circostanze uniche ed inusuali rendono questo caso differente da tutti gli altri e deve essere, giustamente, visto sotto un’altra ottica”.

L’avvocato di Baird ha sempre sostenuto che il proprio cliente fosse malato di mente e quindi non passibile di esecuzione, un’affermazione su cui si basava un appello per la Corte Suprema e la richiesta di grazia epr il Governatore Daniels.

Dopo la decisione per 3-1 la scorsa settimana in cui la Commissione per la grazia si era opposta alla raccomandazione della clemenza, la Corte Suprema dell’Indiana aveva deciso, per 3 voti contro 2, di procedere con l’esecuzione.

Baird sarebbe dovuto essere messo a morte nella Prigione di Stato a Michigan City per l’omicidio, avvenuto il 6 settembre del 1985, dei suoi genitori Kathryn e Arthur Baird. In più, è stato condannato a 60 anni di carcere per aver strangolato sua moglie Nadine, incinta, e altri 8 anni per l’uccisione del feto che aveva in grembo la donna. L’omicidio della donna è avvenuto il giorno prima che l’uomo uccidesse i genitori.

Il Governatore Daniels ha sottolineato, inoltre, che nel 1985 i giurati chiamati a decidere sulla sorte di Baird non avevano come opzione una condanna a vita, cosa che invece è possibile ora nella Contea di Montgomery (dove l’uomo è stato giudicato) in alternativa alla pena di morte.

“L’unanime sentimento espresso dai membri della famiglia al momento del processo e negli anni successivi dimostra la loro propensione per una condanna a vita invece dell’iniezione letale”, ha detto Daniels. “Tutti i membri della giuria, inoltre, che avevano espresso dubbi sulla decisione di mettere a morte l’uomo, hanno affermato che avrebbero sicuramente votato a favore dell’ergastolo se gli fosse stato offerto come alternativa”.

“Le Corti hanno riconosciuto che Baird soffrisse di un disturbo mentale al momento in cui ha commesso gli omicidi, ed il giudice della Corte Suprema Ted Boehm ha recentemente affermato che Baird è ‘malato nel senso ordinario della parola’. E’ difficile trovare ragioni per non essere d’accordo”, ha aggiunto il Governatore Daniels.
“Comunque, ho preso oggi questa decisione senza lasciarmi influenzare da commenti e dubbi sul grado di sanità mentale del detenuto. Per me, è sufficiente sapere che, se la condanna a vita fosse stata un’opzione nel 1987, al processo di Baird la giuria e lo Stato, supportati dalle volontà dei parenti, avrebbero votato per l’ergastolo”.

L’avvocato dell’uomo, Sarah Nagy, una volta appresa la notizia ha detto che avrebbe telefonato di persona al suo assisitito e gli avrebbe comunicato la decisione di commutare la sua condanna a morte in ergastolo. Ha inoltre pubblicamente ringraziato il Governatore per la clemenza mostrata nei confronti della malattia mentale di Baird.

Texas – Carcere a vita per Angela Camacho
admin | 25 giugno 2005 | 17:33 | 2005, Texas | Nessun commento

Angela Camacho, che insieme al compagno John Allen Rubio aveva decapitato i suoi 3 figli, si è dichiarata colpevole di omicidio ed è stata condannata a tre ergastoli invece che alla pena di morte. Potrà quindi usufruire della condizionale dopo 40 anni.
I suoi avvocati avevano fallito nel tentativo di provare il suo ritardo mentale, ma l’ammissione di colpevolezza da parte della donna le ha risparmiato l’iniezione letale.
Se fosse stata condannata a morte, sarebbe stata la prima donna di nazionalità messicana in attesa d’esecuzione negli Usa.
La Camacho e suo marito, il 24 enne John Allen Rubio, vennero accusati di aver strangolato e decapitato le loro due figlie, Julissa Quezada di 3 anni e Mary Jane Rubio di 2 mesi nel 2003. La coppia, dopo il macabro duplice omicidio, si era ripulita del sangue e aveva avuto un rapporto sessuale prima di decapitare il loro terzo figlio, John Esthefan Rubio, di 1 anno.
Un parente ha quiandi chiamato la polizia, che ha trovato le bambine in un sacco e il bimbo sul letto. Rubio e la Camacho hanno in seguito detto alla polizia che i bambini erano posseduti da Satana.
Angela Camacho ha risposto alle domande del Giudice distrettuale del Texas Benjamin Euresti in spagnolo mentre quest’ultimo ascoltava l’ammissione di colpevolezza della donna.
“Mi auguro che il Signore raggiunga il suo cuore e che lei possa chiederGli perdono”, ha detto Euresti, “Buona fortuna”.
Alberto Pullen, uno degli avvocati della donna, ha detto che la sua assistita avrebbe rischiato di essere estradata in Messico se rilasciata dal carcere, cosa che la donna non voleva assolutamente.
Rubio è stato riconosciuto colpevole di omicidio e condannato a morte in Texas nel 2003, dopo che avea richiesto esplicitamente la pena di morte. In seguito, ha deciso di opporsi alla sentenza e di seguire l’iter giudiziario degli appelli contro la sentenza di morte. Nello scorso febbraio è stato dichiarato mentalmente competente nello scegliere l’avvocato per il proprio appello.
Durante il processo, testimonianze e prove hanno però dimostrato che potrebbero esserci dei danni nel cervello dell’uomo, dovuto all’eccessiva inalazione di vernice spray durante l’infanzia, tali da averlo reso psicotico.
Il caso della donna, invece, è stato sospeso per più di due anni per permettere test ed analisi per verificare il suo effettivo stato di salute mentale.

Texas – Introdotto ergastolo senza condizionale
admin | 12 giugno 2005 | 17:19 | 2005, Texas | Nessun commento

Il Governatore del Texas Rick Perry ha firmato un decreto legislativo, che entrerà in vigore dal 1° settembre 2005 (ma che non avrà valore retroattivo), che permetterà ai giurati nei processi capitali una nuova opzione per la condanna.
Finora, infatti, dopo che l’imputato veniva giudicato colpevole di omicidio di primo grado esistevano solo due strade da percorrere: condanna a morte per iniezione letale o  ergastolo con la possibilità della condizionale dopo 40 anni.
Con questa nuova alternativa a disposizione dei giurati si spera di riuscire a diminuire il numero delle condanne a morte emesse nello Stato del Texas, leader negli Stati Uniti nel numero di esecuzioni dal 1982 ad oggi. L’unico Stato della Confederazione, quindi, che continua ad offrire come unica alternativa alla siringa l’ergastolo con la condizionale è Il New Mexico.

Texas – Effettivamente commutate le condanne dei minorenni
admin | 10 giugno 2005 | 17:21 | 2005, Texas | Nessun commento

Oltre 4 mesi dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionale la condanna a morte di minorenni al momento del reato, il Governatore del Texas Rick Perry ha commutato il 22 giugno scorso le condanne a morte di 28 detenuti texani che avevano commesso un omicidio primo di aver compiuto 18 anni.
“Sebbene questi individui siano stati giudicati colpevoli da giurie di brutali omicidi e condannati a morte per i loro crimini orribili, non ho altra scelta che commutare queste condanne in carcere a vita come stabilito dalla Corte Suprema”, queste le parole di Perry.
Al 29° detenuto texano condannato a morte all’età di 17 anni, Mauro Morris Barraza della Contea di Tarrant, non è stata commutata la condanna a morte perchè si trova in stato di custodia federale, ha affermato il Governatore.
Seguendo la decisione presa dalla Corte Suprema nel marzo scorso di bandire l’esecuzione di minorenni al momento del reato, basandosi sulla decisione presa per 5-4 nel caso di un uomo che aveva comesso un omicidio all’età di 17 anni nello Stato del Missouri, il Texas, il Missouri stesso ed altri 18 Stati sono stati costretti a commutare tutte le condanne a morte di minori al momento del reato rinchiusi nei bracci della morte.
Il Texas ha giustiziato 13 detenuti “minorenni” dal 1985, e sono falliti, prima della decisione della Corte Suprema del marzo scorso, diversi tentativi di innalzare l’età minima per condannare a morte a 18 anni.
Nello specifico dei casi trattati, Barraza è stato condannato per aver stuprato ed ucciso il 14 giugno del 1989 la 73enne Vilorie Nelson nella sua casa di Haltom City.
Un altro detenuto della Contea di Tarrant, Eddie C. Johnson, è tra i 28 che hano ricevuto la commutazione della condanna. Johnson è stato condannato a morte per l’omicidio di Jeffrey Doolittle avvenuto il 6 marzo del 1996: prima gli ha teso un imboscata, e mentre fuggiva verso la sua casa di Fort Worth Johnson gli ha sparato.
Dal momento che entrerà in vigore solo da settembre prossimo la nuova legge sull’ergastolo senza condizionale approvata dal Governatore e non avrà valore retroattivo, in Texas i condannati all’ergastolo possono uscire di galera dopo 40 anni.
I detrattori della pratica del Texas di condannare a morte minorenni hanno giudicato questa “abitudine” barbarica e contraria agli standard di decenza di una società moderna, mentre i sostenitori della pena di morte per i 17 anni (era questa l’età minima in Texas richiesta per essere condannati alla pena capitale) hanno spesso sostenuto che i giurati, prima di condannare a morte minorenni al momento dell’omcidio, ascoltano a lungo testimonianze sulla maturità degli imputati prima di decidere per un’eventuale condanna a morte.

Indiana – Giustiziato G. Johnson, voleva donare il fegato
admin | 29 maggio 2005 | 17:16 | 2005, Indiana | Nessun commento
Gregory Johnson

Gregory Johnson

Gregory Scott Johnson, 40 anni, è stato giustiziato mediante iniezione letale nel Penitenziario di Stato dell’Indiana.
Era stato condannato a morte per l’omicidio dell’85enne Ruby Hutslar, avvenuto nel 1985 nell’abitazione di quest’ultima.

Johnson aveva chiesto la grazia, o almeno una sospensione di 90 giorni dell’esecuzione, per poter donare parte del suo fegato alla sorella, la 48enne Debra Otis, malata di epatite. Tuttavia sia il Governatore dell’Indiana, Mitch Daniels, che la Commissione statale per la grazia hanno respinto le richieste del condannato.

Il Governatore ha mostrato un documento redatto da due esperti del Centro trapianti dell’Ospedale universitario dell’Indiana, secondo cui Johnson non era un “donatore idoneo”, essendo in sovrappeso e malato di epatite B.
La sorella del condannato – aveva aggiunto il Governatore – necessita di un trapianto completo di fegato, così come di un nuovo rene, che otterrà in 20 giorni una volta entrata in lista d’attesa.

Dopo che le sue richieste sono state respinte, Johnson ha scritto una lettera – resa pubblica dopo la sua esecuzione – in cui accusa la Commissione per la grazia di non essere stata capace di riconoscere il suo cambiamento, avvenuto nel corso della detenzione.

Quella di Johnson è la 26a esecuzione di quest’anno negli Stati Uniti, e la 970a da quando nel 1976 la Corte Suprema ha riammesso la pena capitale.

Indiana – Chiede la sospensione per donare il fegato
admin | 20 maggio 2005 | 17:12 | 2005, Indiana | Nessun commento
Gregory Scott Johnson

Gregory Scott Johnson

La sua esecuzione è già stata fissata per le 12.01 del 25 maggio. Ma lui, Gregory Scott Johnson, 40 anni, in carcere dal 1986 e condannato alla pena capitale per l’uccisione di un’anziana donna di 82 anni durante un tentativo di furto con scasso, ha chiesto di poter rinviare l’appuntamento con l’iniezione letale. Non tanto per lui, quanto per la sorella Debbie Otis, gravemente malata, a cui vorrebbe donare il proprio fegato.
Johnson ha fatto sapere di volere comunque aiutare Debbie, sia nel caso la sentenza venisse sospesa, sia nel caso fosse portata a termine nei tempi previsti. Il condannato, come quasi sempre avviene in questi casi, ha presentato anche una domanda di grazia al governatore dello stato dell’Indiana, Mitch Daniels. Un ripensamento delle autorità appare però impossibile, essendo stati tentati, e con esito negativo, tutti i possibili appelli e ricorsi. Johnson sa di non avere molte speranze di evitare la condanna e per questo negli ultimi giorni ha chiestoche questa possa essere solo leggermente ritardata, così da consentire ai medici di stabilire se il suo fegato possa effettivamente essere trapiantato.
In caso di esito positivo, sarebbero necessarie almeno due settimane di riposo prima di poter subire l’operazione.
Debbie ha scoperto solo tre settimane fa di essere affetta da una grave forma di epatite che colpisce in particolar modo le persone diabetiche. La patologia non dà molte chances di guarigione se non, appunto, ricorrendo ad un trapianto. E le possibilità di successo risulterebbero maggiori se ad effettuare la donazione fosse un famigliare.
” Non abbiamo mai ricevuto richieste di questo tipo prima d’ora” si limita a far sapere un portavoce delle autorità penitenziarie dell’Indiana, che evidenzia tuttavia come un trapianto non sarebbe possibile dopo l’esecuzione perché le sostanze chimiche utilizzate per fermare il cuore dei condannati a morte finirebbero con l’avvelenare anche gli altri organi vitali. Il fegato di Johnson, a sentenza eseguita, sarebbe dunque inutilizzabile. Diverso il parere di alcuni medici dell’università dell’Indiana che in alcune interviste alla stampa hanno affermato che l’iniezione di cloruro di potassio utilizzata per le condanne a morte non impedirebbe il trapianto post mortem.
Il Tribunale della libertà si riunirà a breve per affrontare il caso ed è previsto che la decisione sul possibile rinvio della sentenza arrivi entro lunedì 23 maggio. Johnson ha anche detto che il suo gesto vuole essere non solo un atto d’amore nei confronti della sorella ma anche il tentativo di lasciare di sè anche qualcosa di positivo e non solo il ricordo delle sue azioni criminali.

Connecticut – Giustiziato Michael Ross
admin | 15 maggio 2005 | 12:04 | 2005, Connecticut | Nessun commento
Michael Ross

Michael Ross

I funzionari del carcere del Connecticut hanno giustiziato con una iniezione letale il serial killer Michael Ross nell prime ore del 13 maggio scorso, nella prima esecuzione nel New England in 45 anni (l’ultima, avvenuta mediante sedia elettrica, risale al 1960).

I funzionari di Stato hanno detto che poco dopo le 2 ora locale (le 8 in Italia), a Ross è stato somministrato un cocktail chimico all’Osborn Correctional Institution di Somers, Connecticut. I farmaci lo hanno sedato, paralizzando i suoi muscoli e fermando il cuore. Ross, che ammise di aver ucciso otto donne negli anni ‘80, è stato dichiarato morto alle 2.25 ora locale (08.25 in Italia), secondo quanto riferito da un alto funzionario del Connecticut. Non ha fatto dichiarazioni prima della sua morte.

Edwin Shelley, padre di Leslie Shelley, uccisa da Ross nel 1984, ha detto: “Abbiamo atteso 21 anni per avere giustizia”.
Chris Morano, capo della procura del Connecticut, ha detto, “E’ il tempo di dimenticare Michael Ross. Ma non dovremmo mai dimenticare le sue vittime e dovremmo sempre ricordare ed abbracciare le loro famiglie”.

Tra le 200 e 300 persone hanno marciato da Osborn per 1,5 km per protestare contro l’esecuzione.Ross doveva essere giustiziato nel gennaio scorso, ma i legali si sono appellati per ritardare la sua esecuzione diverse volte.
La sua morte ha aperto un dibattito pubblico nel nord est degli Stati Uniti, dove le esecuzioni sono rare. La maggior parte delle esecuzioni in America hanno luogo negli stati meridionali, dove Texas, Alabama, Gerogia, Mississippi, Florida e Louisiana costituiscono l’infame “cintura della morte”.

Virginia – Possibile riapertura del caso Barnabei
admin | 15 maggio 2005 | 12:02 | 2005, Virginia | Nessun commento
Derek Rocco Barnabei

Derek Rocco Barnabei

Un’indagine scopre falle nelle procedure di un laboratorio d’analisi della Virginia a cui erano affidate le analisi legali del Dna, e ora si spera in una riapertura del caso.
Anche se dopo la sua condanna a morte ci potrebbe essere solo una riabilitazione postuma, si potrebbe riaprire il caso di Rocco Derek Barnabei, l’italoamericano giustiziato con un’iniezione letale nel settembre del 2000 nello Stato della Virginia.

L’attività di un laboratorio della Virginia che ha gestito in questi anni l’esame del Dna per decine di casi criminali, compresi quelli in cui era in ballo la pena di morte, è stata infatti messa seriamente in discussione da un’indagine indipendente ordinata dal governatore dello stato, Mark Warner. I risultati dell’inchiesta porteranno ora al riesame di un gran numero di casi. Tra le vicende giudiziarie destinate ad essere condizionate dall’esito dell’indagine, ci sono quelle di una ventina di detenuti in attesa di esecuzione in Virginia. Ma la rilettura riguarderà anche 40 casi gestiti dal laboratorio negli ultimi anni e un campione tra 110 altre vicende giudiziarie nelle quali è presente la prova del Dna.

Uno dei casi che quasi certamente torneranno sotto il microscopio è appunto quello dell’italoamericano – con origini senesi – Rocco Derek Barnabei, giustiziato nel settembre 2000 nonostante una serie di dubbi legati ai test del Dna su cui si basava la sua condanna. Secondo l’inchiesta, è stato proprio nel 2000 che l’allora governatore Jim Gilmore esercitò quelle che vengono ora descritte come pressioni sugli addetti ai test in laboratorio. Il caso che ha innescato le reazioni a catena e la decisione del governatore Warner di approfondire l’uso del Dna, è quello di Earl Washington, un ritardato mentale che nel 2001 fu scagionato dalle accuse e rimesso in libertà dopo essere arrivato a un passo dall’iniezione letale.

Usa – Sergente condannato a morte per duplice omicidio
admin | 15 aprile 2005 | 11:42 | 2005, Esercito, Usa | Nessun commento
Il sergente Hasan Akbar

Il sergente Hasan Akbar

Hasan Akbar, sergente dell’esercito Usa, è stato condannato a morte da una giuria militare a Fort Bragg, nello Stato del North Carolina, per gli omicidi di due ufficiali, avvenuti in Kuwait due anni fa.
In forza alla 101a Divisione Aerotrasportata, Akbar la settimana scorsa era stato riconosciuto colpevole di due omicidi premeditati e tre tentati omicidi.

La notte del 23 marzo 2003, nel “Campo Pennsylvania” in Kuwait, l’uomo avrebbe prima lanciato delle granate in una tenda di commilitoni, sparando poi contro chi ne usciva.
I militari della Divisione Aerotrasportata erano dislocati nel Campo in attesa dell’ordine di entrare in Iraq.
Nell’attacco erano rimasti uccisi il capitano Christopher Seifert ed il maggiore Gregory Stone, mentre altri 14 militari erano rimasti feriti.

Secondo la madre e gli avvocati militari, il comportamento violento di Akbar sarebbe legato ai maltrattamenti e alle derisioni subite ad opera degli altri militari, a causa della sua fede islamica. La difesa aveva inoltre sostenuto che il sergente non fosse in grado di pianificare l’attacco, e che quindi avrebbe agito per impulso improvviso. Per l’accusa, Akbar era invece mosso da estremismo religioso.

La corte marziale poteva emettere tre possibili sentenze: la condanna a morte, l’ergastolo con possibilità di libertà condizionata e l’ergastolo senza libertà condizionata.

Il processo sarà sottoposto a revisione da parte di un ufficiale di alto grado, che potrebbe approvare la sentenza oppure ridurla. Dopo questo passaggio, il caso giungerà automaticamente ad una corte d’appello militare.
L’ultimo processo ad un militare Usa per l’omicidio di un commilitone in tempo di Guerra risale alla Guerra del Vietnam, e l’ultima esecuzione militare è avvenuta nel 1961.

Usa – Iniezione letale troppo crudele, va abolita
admin | 10 aprile 2005 | 11:39 | 2005, Usa | Nessun commento
La stanza delle esecuzioni del Connecticut

La stanza delle esecuzioni del Connecticut

L’autorevole rivista scientifica “The Lancet” ha divulgato una ricerca dell’Università di Miami secondo la quale la procedura seguita nelle carceri americane che applicano l’iniezione letale infligge sofferenze e dolori atroci ai condannati.
Secondo il gruppo di ricercatori dell’istituto di Medicina Miller, infatti, il modo in cui vengono praticate le iniezioni non è in linea con gli standard utilizzati dai veterinari per la soppressione degli animali.
Nell’articolo, il dottor Leonidas Koniaris parla di “difetti nel protocollo” di somministrazione del veleno. Questo avrebbe come conseguenza “sofferenze inutili, almeno in alcuni casi”.
E dunque “per prevenire crudeltà e sofferenze inutili è necessaria un’interruzione e un riesame pubblico della pratica”.
Prima dell’iniezione del veleno che ne provocherà la morte per soffocamento, al condannato viene praticata un’anestesia per ridurre al minimo il dolore che altrimenti risulterebbe devastante. Esaminando i protocolli seguiti nelle carceri del Texas e della Virginia, Koniaris e i suoi colleghi hanno scoperto che non c’è nessun tipo di monitoraggio dell’anestesia, gli infermieri che la praticano non hanno una specializzazione e sui corpi dei detenuti non verrebbe effettuata l’autopsia per verificare come sia avvenuta la morte.
Esaminando i dati degli esami post-mortem compiuti sul sangue di 49 carcerati uccisi in Arizona, Georgia e nella Carolina del Nord e del Sud, i ricercatori hanno trovato in 43 casi una dose di anestetico inferiore a quella normalmente usata per gli interventi chirurgici. In 21 casi, la concentrazione era tale da far dire che i prigionieri potevano essere coscienti quando è stato iniettato il veleno. “È possibile che alcuni fossero del tutto svegli”, ha confermato Koniaris.
La rivista ha preso anche posizione contro la pena capitale. «La pena capitale non è solo un’atrocità ma anche una macchia nella fedina della più potente democrazia del mondo». Dal 1976, data di reintroduzione della pena di morte in alcuni stati Usa, l’iniezione letale è stata utilizzata negli Stati Uniti in 788 esecuzioni su 956 effettuate.

Pennsylvania – Donna 70enne rischia la pena capitale
admin | 15 marzo 2005 | 11:36 | 2005, Pennsylvania | Nessun commento
Kathy MacClellan, a sinistra, e Marguerite Eyer, la vittima

Kathy MacClellan, a sinistra, e Marguerite Eyer, la vittima

Kathy MacClellan, una donna di 70 anni, rischia la pena di morte per avere ucciso a martellate una vicina di 84 anni e potrebbe così diventare la donna più anziana mai condannata a morte negli Stati Uniti. La pena capitale è stata chiesta dalla pubblica accusa, nel processo per l’omicidio di Marguerite Eyer, deceduta il 7 febbraio, pochi minuti dopo essere stata aggredita, nella sua abitazione, dalla MacClellan che le sferrò ben 37 colpi di martello al volto e alla testa. L’anziana, trovata agonizzante nella cucina della sua casa di Hickory Hills, un paesino della Pennsylvania abitato soprattutto da pensionati, era riuscita a mormorare alla polizia, prima di spirare, il nome dell’assassina, “è stata Kathy MC…”, aveva detto. La MacClellan, la donna che tutti conoscevano in paese per i dolci che regalava ai vicini e per la sua simpatia, conosciuta come “Kathy la chiacchierona”, è stata trovata dalla polizia in casa sua, ancora tutta sporca del sangue della vittima.

Usa – Ritirato il protocollo della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari
admin | 9 marzo 2005 | 11:34 | 2005, Usa | Nessun commento

Il segretario di Stato Condoleeza Rice, con una lettera datata 7 marzo, ha informato il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, del ritiro degli Stati Uniti dal Protocollo della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari.

D’ora in poi quindi gli Stati Uniti non riconoscono più alla Corte Internazionale di Giustizia, con sede all’Aja, l’ultima parola sui ricorsi di cittadini stranieri che affermino di essersi visti negare il diritto di incontrare un diplomatico del proprio paese dopo l’arresto o nel corso della detenzione negli Usa.

“La Corte Internazionale di Giustizia – ha spiegato il Dipartimento di Stato Usa – ha interpretato la Convenzione di Vienna in modi che non avevamo previsto e che riguardano incriminazioni penali e la pena di morte, attribuendo di fatto alla stessa Corte un ruolo di supervisione sul nostro sistema penale nazionale”.

Erano stati gli stessi Usa a proporre il Protocollo nel 1963 ed a ratificarlo nel 1969 insieme al resto della Convenzione di Vienna, dotandosi così di uno strumento per tutelare i propri cittadini fuori dai confini nazionali.

Negli ultimi anni diversi altri paesi si sono rivolti alla Corte Internazionale di Giustizia, sostenendo che propri cittadini condannati a morte negli Usa non avevano potuto contattare diplomatici del proprio consolato.
Gli Stati Uniti continuano a riconoscere questo diritto ai cittadini stranieri, dal momento che l’amministrazione Bush ha deciso di ritirarsi dal solo Protocollo, e non dal resto della Convenzione.

Usa – Incostituzionale la pena capitale per i minorenni
admin | 20 febbraio 2005 | 11:33 | 2005, Usa | Nessun commento

No all’esecuzione di detenuti che avevano meno di 18 anni al momento in cui hanno commesso un delitto. Lo ha stabilito la Corte suprema degli Stati Uniti, che ha definito incostituzionale la pena di morte per i minorenni in vigore in 19 stati degli Usa. La decisione, presa dai giudici con 5 voti a favore e 4 contrari, ha effetto immediato per circa 70 detenuti che si trovano già nel braccio della morte.

Non è una decisione di poco conto ma è destinata a suscitare numerose reazioni nel mondo politico e nell’opinione pubblica. Lo dimostra la stessa spaccatura interna alla Corta Suprema che per un solo voto ha approvato il provvedimento. E non sarà una decisione di poco conto nemmeno nell’economia delle esecuzioni capitali, visto che il 70 per cento degli ospiti dei bracci della morte nelle carceri americane eviteranno il patibolo.
Fino ad oggi, il boia è quasi sempre entrato in azione anche se il condannato aveva commesso il delitto quando era solo minorenne. Non c’era pietà, né l’idea che il carcere potesse rieducare un minore, anche se spietato omicida. Ora la pena di morte, di fatto numericamente ridimensionata, resta in vigore solo per gli adulti.

Connecticut – Sopesa l’esecuzione di Michael Ross
admin | 25 gennaio 2005 | 11:31 | 2005, Connecticut | Nessun commento

Michael Ross ha evitato, almeno per la notte del 31 gennaio, l’iniezione letale. L’esecuzione, che sarebbe stata la prima nel New England in 45 anni, è stata sospesa dopo che il suo avvocato ha espresso dubbi sulla salute mentale del suo cliente. E’ il terzo rinvio in pochi giorni quello che è stato concesso al serial killer più famoso del New England, e con molta probabilità passeranno mesi e, forse, anni prima che lo Stato lo metterà a morte nel carcere di Osborn. Ross, 45 anni, ha confessato di essere l’autore di otto omicidi commessi negli Stati di New York e Connecticut intorno al 1980. Ha detto di voler morire per mettere fine al dolore dei parenti delle sue vittime. Ma l’avvocato assoldato da Ross per facilitare le procedure che lo avrebbero portato fino all’esecuzione ha chiesto all’ultimo minuto un rinvio, spiegando di avere dubbi sulle facoltà mentali del suo assistito. “Nelle ultime 48 ore sono emersi indizi che mi fanno dubitare della salute mentale di Ross e penso che questi nuovi elementi non possano essere ignorati”, ha dichiarato il legale T. Paulding. Pochi giorni fa, il giudice distrettuale Robert Chatigny aveva accusato Paulding di non aver esaminato con la sufficiente cautela tutti gli elementi a discarico. Paulding non ha specificato la natura esatta del suo ripensamento sulla salute metale di Ross, ma ha detto che il suo cliente potrebbe soffrire di una sindrome comune tra i condannati che per lungo tempo si trovano nel braccio della morte, che li spinge a preferire la morte ad una lenta e lunga agonia fisica e psichica in carcere.

Nevada – Morta Priscilla Ford, unica donna condannata in Nevada
admin | 23 gennaio 2005 | 17:52 | 2005, Nevada | Nessun commento

L’unica donna nel braccio della morte del Nevada è morta sabato al Southern Nevada Women’s Correctional Center di Las Vegas, notizia confermata dalle autorità statali. Aveva 75 anni. Priscilla Ford, questo il suo nome, soffriva di enfisema polmonare ed è stata dichiarata morta alle 11.05 della mattina di sabato, ha detto Fritz Schlottman, addetto alla stampa del Nevada Department of Corrections.

La donna aveva ucciso sette persone e ne aveva ferite altre ventuno investendole con la sua auto durante la classica parata per il Giorno del Ringraziamento del 1980 a Reno.

“E’ sempre stata una persona tranquilla”, ha aggiunto Schlottman, “Nessuno ha mai avuto problemi con lei in carcere, non ricordo alcuna sua infrazione delle regole carcerarie”.
I numerosi appelli della Ford, secondo l’assistente dell’avvocato del distretto della Contea di Washoe John Helzer, sono costati parecchio denaro ai contribuenti ed hanno ingiustamente fatto rivivere la tragedia ai parenti delle vittime.
Le erano rimasti degli appelli federali, avendo esaurito tutti i suoi statali, per ottenere la commutazione della condanna a morte o perlomeno evitare l’esecuzione.

“E’ stato un caso assai triste, una tragedia per parecchie persone”, ha affermato Helzer,”Il fatto che abbiano dovuto rivivere l’intera vicenda anno dopo anno, appello dopo appello, forse verrà ripagato in qualche modo dalla sua morte, che comunque sarebbe dovuta avvenire anni ed anni fa con un’iniezione letale”.

Nel 1995 la Ford ha perso un appello che le avrebbe potuto garantire la commutazione della condanna basata sul fatto che non avrebbe ricevuto un equo processo nel 1980, ed il suo avvocato ha sempre sostenuto che la sua cliente aveva subito diversi torti nei 6 mesi in cui si è svolto il processo stesso.
Sebbene gli avvocati dell’accusa fossero certi che non ci fossero basi per gli appelli della Ford per avere una commutazione della pena, hanno sempre creduto che la donna, viste le condizioni mentali mostrate, non sarebbe stata mai comunque giustiziata.

Medici chiamati a testimoniare sul suo caso hanno comunque evidenziato il fatto che soffrisse di diversi disturbi a livello mentale, ma la pubblica accusa ha sempre sostenuto che riuscisse a distinguere il giusto dallo sbagliato.

“Era in collera il giorno dell’omicidio, e ciò che ha fatto era esattamente ciò che intendeva fare”, ha detto Helzer. “Si è sempre mostrata in collera e probabilmente è morta provando questo sentimento”.
La causa ufficiale della morte della donna verrà chiarita durante l’autopsia, aggiungendo che l’enfisema era dovuto principalmente al fatto che era sempre stata un’accanita fumatrice.
Con la morte della Ford, rimagono ora 83 uomini nel braccio della morte del Nevada.

California – Torna in azione il boia a San Quentin
admin | 20 gennaio 2005 | 17:49 | 2005, California | Nessun commento
Donald Beardslee

Donald Beardslee

La California ha eseguito oggi, 19 gennaio, la prima condanna alla pena capitale da tre anni, mettendo a morte con un’iniezione letale Donald Beardslee, 61 anni, condannato nel 1984 per gli omicidi di due donne, avvenuti 3 anni prima. La condanna è stata eseguita poco dopo la mezzanotte (ora locale), quando è arrivata la comunicazione che il governatore dello Stato, Arnold Schwarzenegger, aveva respinto la richiesta di grazia per il condannato.
Beardslee è morto senza dire niente: è apparso completamente passivo ai responsabili della prigione di San Quentino che lo hanno legato al lettino e gli hanno praticato l’iniezione con le tre “famose” sostanze chimiche letali, utilizzate quasi in tutti gli Stati che prevedono l’esecuzione tramite iniezione mortale. L’uomo non ha neanche richiesto “l’ultimo pasto” con un menu speciale, accontentandosi invece della solita cena, a base di chili, maccheroni, verdure miste, insalata e torta.
All’esecuzione hanno assistito quattro parenti delle vittime, ma nessun congiunto di Beardslee. L’avvocato dell’uomo aveva fatto ricorso sostenenendo che il suo cliente era affetto da una malattia mentale aggravata da ferite al cervello, quando aveva ucciso Stacey Benjamin, 19 anni, e Patty Geddling, 23. Ma Schwarzenegger, nel respingere la richiesta di grazia, ha ribadito quanto stabilito nelle sentenze di condanna, e cioè che Beardslee era in grado di comprendere la gravità delle sue azioni.
L’uomo era un militare dell’Air Force, e nel 1968 aveva già ucciso una giovane donna, nel Missouri, per cui aveva scontato una condanna. Beardslee è l’undicesimo persona ad essere messa a morte da quando in California è tornata in vigore la pena capitale, nel 1978. Attualmente nel braccio della morte nello stato ci sono 640 persone – tra cui 15 donne – il numero più alto negli Stati Uniti.

Arizona – Wendi Andriano condannata a morte per il “diabolico” omicidio del marito
admin | 27 dicembre 2004 | 09:56 | 2004, Arizona | Nessun commento
Wendi Andriano, seconda donna nel braccio della morte dellArizona

Wendi Andriano, seconda donna nel braccio della morte dell'Arizona

In Arizona una donna di 34 anni, Wendi Andriano, madre di due figli, e’ stata condannata alla pena capitale tramite iniezione letale per aver brutalmente assassinato nell’ottobre del 2000 il marito, Joseph Andriano, malato terminale di cancro. La giuria della Contea di Maricopa l’ha riconosciuta colpevole di aver perpetrato un omicidio particolarmente efferato: all’uomo, che all’epoca aveva 33 anni, fu somministrato un veleno; poi la donna lo colpì 23 volte con una sbarra di ferro e alla fine, non essendo riuscita ancora ad ucciderlo, lo sgozzò a coltellate. Alla lettura della sentenza, l’imputata è scoppiata in lacrime; durante il processo per nove giorni ha reso una deposizione straziante, implorando i giurati di risparmiarle la vita e sostenendo di essersi semplicemente difesa dal consorte, che la picchiava regolarmente e che l’aveva aggredita per primo con il coltello quando lei gli confessò di avere una relazione extra-coniugale. La pubblica accusa ha sostenuto invece che si è trattata di una macchinazione per incassare il denaro del risarcimento dei danni in una causa per negligenza professionale, intentata contro il medico che aveva in cura la vittima. Andriano e’ la seconda donna condannata che entra nel braccio della morte dell’Arizona; l’ultima che vi fu giustiziata, nel febbraio 1930, fu Eva Dugan, cui fu inflitta l’impiccagione per aver ucciso un allevatore. Con la Andriano, alla data del 31 dicembre 2004 salgono a 52 le donne in attesa d’esecuzione negli Stati Uniti.

Kansas – Incostituzionale la pena di morte, ma la Corte Suprema ci ripensa
admin | 20 dicembre 2004 | 09:50 | 2004, Kansas | Nessun commento

Quella del 17 dicembre era stata una data importante, una vittoria per il fronte contro la pena di morte negli Stati Uniti. La Corte Suprema del Kansas, uno dei 38 stati in cui era legale, l’aveva dichiarata incostituzionale.

Nello stato del Midwest americano la pena capitale era in vigore dal 1994 ma non era mai stata applicata da quando nel 1976 la Corte Suprema Federale ha dato via libera ai singoli Stati di riprendere le esecuzioni. La legge del Kansas stabiliva che le giurie, in caso le prove a favore e contro l’imputato siano dello stesso peso, dovessero optare per la pena di morte. Il 17 dicembre, però, con un voto di stretta misura (quattro contro tre) i giudici statali avevano definito questa legge contraria alla Costituzione americana. Il linguaggio della legge – si legge nella sentenza, “aveva il chiaro scopo di rendere obbligatoria l’imposizione della sentenza di morte quando l’esistenza di circostanze aggravanti non fosse mitigata da attenuanti”. “Ne risulta che lo statuto di legge (sulla pena di morte) sia incostituzionale perchè in violazione dell’ottavo e del quattordicesimo emendamento”. I due emendamenti alla Costituzione degli Stati Uniti d’America citati si riferiscono alla protezione contro le pene crudeli e inusuali e alla garanzia del giusto processo. Il Governatore dello stato, Kathleen Sebelius, aveva annunciato che intendeva esaminare la sentenza nel dettaglio e ascoltare il parere del procuratore generale (ministro della giustizia) per un eventuale appello.

Subito dopo l’Attorney General del Kansas, Phill Kline, ha presentato un appello alla Corte Suprema degli Stati Uniti, chiedendo alla Corte Suprema dello Stato di sospendere la propria decisione, sospensione che è appunto arrivata il 20 dicembre. Con questa delibera sono state ritenute, quindi, ancora valide le condanne capitali delle sei persone attualmente nel braccio della morte dello Stato. La prossima sessione del Parlamento statale si aprirà il 10 gennaio, e ci si attende una riscrittura della legge tale da superare le motivazioni alla base della decisione della Corte statale.

Massachusetts – Tentativo di reintroduzione della pena capitale
admin | 18 dicembre 2004 | 09:53 | 2004, Massachusetts | Nessun commento
Mitt Romney, Governatore del Massachusets

Mitt Romney, Governatore del Massachusets

Il governatore del Massachusetts, il repubblicano Mitt Romney, ha preannunciato la presentazione nei prossimi giorni di una proposta di legge per introdurre la pena di morte nello Stato, uno dei pochi negli USA – una quindicina in tutto – che non la prevedono.
Romney ha spiegato che la legge è stata disegnata tenendo conto degli studi compiuti da un’apposita commissione di esperti incaricati di valutare le modalità per evitare errori giudiziari. “La debolezza delle leggi sulla pena di morte negli altri Stati – ha detto Romney – è ovviamente il timore di giustiziare un innocente. Noi abbiamo rimosso questa possibilità“.

Ad avviso del governatore, per come è strutturata la legge prevede l’esecuzione solo per
“il peggio del peggio” tra i criminali, compresi coloro accusati di terrorismo, di omicidio di agenti di polizia e di assassinio con tortura.
La legge sembra destinata a incontrare una dura opposizione da parte del parlamento locale, che è controllato dai democratici e per tradizione ha sentimenti liberal contrari alla pena capitale. Nello Stato, l’ultima esecuzione sulla sedia elettrica risale al 1947 (Edward Gertson e Phillip R. Belino vennero giustiziati per l’omicidio di Robert Williams), e la pena di morte è stata formalmente abolita nel 1984.

Texas – Sospesa l’esecuzione di Frances Newton
admin | 16 dicembre 2004 | 12:51 | 2004, Texas | Nessun commento
Frances Elaine Newton

Frances Elaine Newton

A poche ore dall’esecuzione per il presunto omicidio del marito e dei figli, Frances Elaine Newton ha ottenuto dal Governatore Rick Perry una sospensione temporanea di 120 giorni per analizzare e discutere nuovamente le prove che hanno portato alla sua condanna a morte. Sebbene Perry, dopo una lunga e attenta analisi del caso avesse detto di “non trovar alcuna evidenza di innocenza”, ha accettato il 1° dicembre una raccomandazione da parte del Board of Pardons and Paroles per sospendere l’esecuzione della donna fro-americana.

La sospensione è stata concessa per permettere nuovi test sulla pistola che la Newton avrebbe usato e su una gonna che avrebbe indossato al momento dell’omicidio, avvenuto nel 1987.
La Newton, 39 anni, che ha sempre mantenuto la sua innocenza durante i 16 anni trascorsi nel braccio della morte, ha accolto la notizia della sospensione con un sorriso mentre si trovava nella “cella dell’ultima ora” ad Huntsville, poche ore prima dell’iniezione letale. Non si è detta affatto sorpresa della decisione del Governatore, perchè “prima o poi qualcuno l’avrebbe ascoltata ed aiutata”. Uno dei suoi avvocati, John LaGrappe, ha riferito di aver parlato con la donna prima che si pronunciasse Perry sulla richiesta di sospensione, che si è mostrata serena e tranquilla nell’accettare il suo destino e lieta di potersi riunire con la sua famiglia.

Secondo l’accusa, Frances ha sparato, il 7 Aprile del 1987, al marito, Adrian, e ai suoi due figli, Alton e Farrah, per un’assicurazione sulla loro vita di 100.000 $. La donna si è difesa affermando di essere tornata a casa e di aver trovato i cadaveri, e che la pistola che si dice abbia fatto sparire dalla sua abitazione non abbia nulla a che fare con gli omicidi. A causa dell’inefficienza della difesa la Newton è stata quindi condannata all’iniezione letale.

Un altro dei suoi avvocati, David R. Dow, che era al telefono con la Corte Suprema degli Stati Uniti per cercare di ottenere una sospensione quando è stata resa nota la decisione del Governatore, era contentissimo: “sono estremamente felice nel sapere che l’eventualità della possibile innocenza della mia cliente sia stata presa in considerazione”. Dow, professore di legge all’Università di Houston e rappresentante dell’Innocente Network, ha detto che il suo prossimo passo sarà quello di far sì che svengano svolti nuovi ed accurati test sulla pistola e sulla gonna incriminata.

D’altro canto il procuratore legale della Contea di Harris, Charles A. Rosenthal Jr., il cui uffiico si è occupato del caso fino alla condanna della donna, si è detto assai contrariato dalla decisione del Governatore, e ha sottolineato che sia la Corte d’ Appello Criminale del Texas che la Corte d’Appello degli Stati Uniti per il 5° Circuito si sono rifiutati di concedere alcuna sospensione. In un estremo tentativo di convincere Perry a non sospendere l’esecuzione, Rosenthal ha anche presentato una dichiarazione scritta dal Texas Department of Public Safety (Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Texas) nella quale si afferma che il test effettuato sulla gonna della Newton nel 1988 non può essere condotto una seconda volta. Secondo i risultati ottenuti, sul capo d’abbigliamento sono state trovate tracce di nitrato, elemento che avvalorerebbe la tesi dell’accusa, ma la difesa ha sempre sostenuto che si è trattato solo di un residuo di un fertilizzante da giardino.

La calibro 25 automatica che la Newton afferma di aver fatto sparire dalla casa venne analizzata al laboratorio di polizia criminale di Houston e presentata alla corte come la pistola usata nell’omicidio, ma il laboratorio è stato in seguito accusato di aver condotto spesso test senza le dovute precauzioni e con poca precisione. Oltretutto, i difensori della donna affermano che se la Newton avesse sparato con la pistola con l’angolazione descritta durante il processo, si sarebbero dovute trovare tracce del sangue delle vittime sulla pistola stessa, circostanza che invece non si è verificata. Rosenthal ha risposto che comunque, se ci dovesse essere una revisione del caso, sarà sicuramente una copia del processo del 1988, ed è certo che la donna verrà comunque messa a morte ad aprile, quando scadranno i i termini della sospensione.

La tensione e lo scontro tra gli avvocati di accusa e difesa è salita alle stelle dopo la raccomandazione alla sospensione dell’esecuzione di 120 giorni inviata a Perry dal Board of Pardons and Paroles, richiesta messa ai voti e approvata 5-1 per permettere di discutere nuovamente il caso.

E’ intervenuto sul caso anche il sindaco di Houston, Bill White, Democratico, che ha affermato che come sostenitore della pena capitale è assolutamente necessario che venga fugato ogni dubbio sulla colpevolezza o sull’innocenza della Newton affinchè non si corra ora nè mail il rischio di mettere a morte un innocente nello Stato del Texas.
Il Governatore si è pronunciato intorno alle 4 del pomeriggio ora locale, dicendo che “non è stata negata giustizia in questo caso, ma solo posticipata. Le corti sono gli ultimi giudici dell’evidenza, ed il caso torna ora nelle mani delle corti”. Presto la Newton tornerà dalle altre sue 8 compagne del braccio della morte del Texas a Gatesville, vicino Waco, dove è la più anziana “abitante” della speciale sezione carceraria.

Usa – Cala il numero delle condanne a morte nel 2004
admin | 18 novembre 2004 | 12:43 | 2004, Usa | Nessun commento
Andrea Yates e Terry Nichols, scampati allesecuzione

Andrea Yates e Terry Nichols, scampati all'esecuzione

Andrea Yates, Il Green River Killer, il terrorista di Oklahoma City Terry Nichols: c’è chi li definisce alcuni dei peggiori assassini della storia americana, ma la giustizia ha deciso che non verranno giustiziati e passerranno, invece, il resto della loro vita dietro le sbarre.
Alcuni si sono dichiarati colpevoli per sfuggire alla forca, altri sono stati “graziati” dalle giurie che non ritenevano necessaria la loro esecuzione, ma tutti riflettono la tendenza nazionale a ricorrere sempre meno alla condanna alla pena capitale.
Da quando, nel 2003, si è toccato il minimo storico di condanne a morte comminate nell’ultimo trentennio, si èacceso un lungo dibattito sulle cause di questo fenomeno: i contrari alla pena di morte ritengono che la causa sia da attribuire ai sempre più frequenti test del Dna effettuati sui condannati che spesso li scagionano dalle accuse di omicidio, i sostenitori d’altro canto ritengono che grazie alla pena di morte il tasso di omicidi si è notevolmente ridotto nell’intero Paese. Un dato è certo, nel 2003 solo 144 criminali sono stati condannati a morte, un numero assai inferiore rispetto ai 320 del 1996.
In più, è in calo anche il numero di esecuzioni e di casi portati in tribunale che possono implicare una condanna a morte. Un esempio tra tutti la Florida: la media annuale delle condanne a morte comminate nella metà degli anni ‘90 era circa 40, nel 2001 è scesa a 16 per arrivare nel 2004 solo ad 8. Michael Radelet, sociologo dell’Università del Colorado a Boulder ed “esperto” del sistema penale della Florida, attribuisce questo calo del numero di condanne a diversi fattori: la crescente attenzione prestata dai media alle condanne di innocenti nel corso degli anni, gli elevati costi dei casi capitali, e la possibilità, in alcuni Stati, di ricorrere ad una condanna a vita senza possibilità della condizionale che permetta di far scontare una pena abbastanza severa senza correre il rischio che il criminale possa mai tornare libero. In Ohio, grazie alla legge sulla condanna all’ergastolo senza possibilità della condizionale introdotta nel 1996, le condanne all’iniezione letale sono diminuite di 1/3, e i numeri sono ancora più elevati nella stessa Florida. Solo due dei 38 Stati con la pena di morte non offrono alle giurie questa possibilità di condanna, il Texas ed il New Mexico, e nel braccio della morte di quest’ultimo ci sono solo due condannati.
Il Texas, con 445 condannati a morte, è la classica eccezione, che conferma la regola, del trend nazionale. Lo “Stato della stella solitaria”, difatti, continua ad emettere condanne all’iniezione fatale con un ritmo impressionante, una media di 34 all’anno, e sono in molti ad attribuire a questo fenomeno la mancanza dell’opzione di pena offerta negli altri 36 Stati: qui la scelta è limitata tra la sentenza di morte e l’ergastolo con possibilità della condizionale. Richard Dieter, del Death Penalty Information Center, afferma che in Texas si ricorre tantissimo alla condanna capitale in quanto le giurie troppo spesso non vogliono correre il rischio di trovare, in un futuro neanche troppo lontano, criminali incalliti e serial killer liberi di circolare per le strade. Ma i texani vogliono e cercano sempre di più alternative alla siringa. Da un recente sondaggio è emerso che il 78% della popolazione è favorevole all’ergastolo con l’opzione della condizionale, ma la proposta è stata bocciata nelle ultime 4 sessione legislative. Inoltre, è emerso che 3 cittadini su 4 sono favorevoli alla pena di morte, ma oltre il 70% è certo che siano stati giustiziati degli innocenti.
E’ proprio qui la caratteristica di ambiguità e ambivalenza degli Usa che meno viene “digerita” dalle altre nazioni che hanno abolito la pena di morte o che non ne condividono in generale la politica perseguita: da una parte non si vogliono innocenti messi a morte, dall’altra non si vuole correre il rischio di avere assassini tra i piedi.
Un’altra spiegazione del consistente calo di condanne a morte emesse viene offerto da Joshua Marquis, avvocato distrettuale favorevole alla massima pena: negli ultimi 30 anni ci sono stati moltissimi passi in avanti nel campo della medicina, e di conseguenza, se la maggior parte dei feriti da colpi di arma da fuoco o da taglio riesce a sopravvivere grazie ad interventi tempestivi e mirati, il colpevole non potrà più essere condannato per omicidio di primo grado al patibolo. Inoltre, come già affermato da Radelet, gli elevati costi di una causa capitale spesso inducono giudici e giurie a dirigersi verso pene più “leggere”.
Spesso intervengono anche circostanze attenuanti legate alla vita del criminale da condannare: malattie mentali, infanzia difficile e sofferta, genitori drogati e violenti, che spesso permettono di evitare agli assassini l’iniezione letale.
In conclusione, non è cambiato il modo di percepire la pena di morte negli Usa, ma avvocati, giudici e giurie si stanno muovendo verso la considerazione che debbano essere messi a morte i “peggiori dei peggiori”.

Connecticut – Boia forse a lavoro dopo decenni
admin | 20 settembre 2004 | 12:36 | 2004, Connecticut | Nessun commento
Michael Ross

Michael Ross

Un giudice della Corte Suprema ha fissato per il 26 gennaio la data d’esecuzione per Michael Ross, il serial killer più noto dello Stato del Connecticut, che ha deciso di abbandonare tutti i suoi appelli.
L’esecuzione, se avverrà, sarebbe la prima nello Stato da oltre 40 anni (l’ultima esecuzione, mediante sedia elettrica, avvenne nel 1960).

Ross, 45 anni, ha già trascorso 17 anni nel braccio della morte, condannato a morte per gli omicidi, da lui spontaneamente confessati, di diverse donne nell’est del Connecticut, rapite ed uccise brutalmente (le aggrediva con violenza e le strangolava dopo averle adescate mentre facevano l’autostop o jogging in strade di campagna) e nello Stato di New York.

Una giuria l’ha condannato nel 1987 per gli omicidi di 4 donne nella Contea di New London: Robin Stavinksy, 19 anni, di Norwich; Wendy Baribeault, 17, di Griswold; e due amiche 14 enni di Griswold, April Brunias e Leslie Shelley.

In quel periodo Ross stava già scontando due ergastoli per gli omicidi, avvenuti nella Contea di Windham, di Tammy Williams, 17enne di Brooklyn, e di Debra Smith Taylor, 23enne di Griswold. L’uomo ha confessato, inoltre, l’omicidio di due donne a New York, compiuti quando era uno studente della Cornell University: non è mai stato processato per la morte, nell’81, della studentessa Dzung Ngoc Tu (25 anni), ma è stato condannato a 25 anni di carcere per l’omicidio di Paula Perrera, 16enne di Wallkill, nel marzo del 1982.
La Corte Suprema del Connecticut ha capovolto la sentenza di morte del 1987, affermando che i pubblici ministeri incaricati del caso avessero tenuto nascoste delle informazioni che avrebbero permesso agli avvocati difensori di Ross di sostenere che l’uomo soffriva di sadismo sessuale, una malattia psichica che fa derivare un grande appagamento sessuale dall’omicidio.
Ma Ross, nonostante tutto, preferisce morire che andare avanti con altri appelli e processi.

Nel 1995 ha firmato un accordo con i pubblici ministeri nel quale chiese la sospensione di ogni ulteriore appello e di procedere con la sua esecuzione, ma un giudice della Corte Superiore lo respinse.
Ross tentò il suicidio nel 1998 con un’overdose di medicine che gli erano state prescritte.

Nel 2000, in un secondo processo capitale ai suoi danni, i giurati respinsero l’attenuante del saidsmo sessuale dell’imputato ed imposero sei condanne a morte, di cui 4 per le vittime dei suoi omicidi e due per gli stupri di Baribeault e di Stavinsky. Letta la sentenza, Ross iniziò un pianto che sembrava senza fine. I suoi avvocati hanno tentato nuovamente di far capovolgere alla Corte Suprema le condanne a morte sostenendo che fossero stati commessi parecchi errori nel processo del 2000, ma la Corte Suprema ha respinto quest’ultimo appello lo scorso maggio.
Ross, la cui esecuzione se ci sarà avverrà per iniezione letale, è ancora libero di ricorrere in appello alle corti federali.

Kentucky – L’iniezione letale è così umana come sembra?
admin | 10 settembre 2004 | 12:32 | 2004, Kentucky | Nessun commento
Edward Harper, giustiziato in Ketucky nel 1999

Edward Harper, giustiziato in Ketucky nel 1999

Sono stati resi noti i risultati dell’autopsia sul cadavere di Edward Harper, giustiziato con iniezione letale nel 1999, secondo cui l’uomo nel corso dell’esecuzione sarebbe stato per 12 minuti cosciente e capace di soffrire, ma non in grado di comunicare il dolore perché paralizzato da una delle tre sostanze iniettate.

Analizzando campioni di sangue prelevati in varie parti del corpo di Harper, un medico legale ha scoperto che la concentrazione di sodio tiopentale (il penthotal), la sostanza iniettata per prima affinché il condannato perda conoscenza e si addormenti, variava tra 3 e 6,5 mg per litro. Secondo gli esperti è invece necessaria una concentrazione minima di 7 mg per litro per disattivare le sensazioni corporee.

Ci sarebbero quindi tra il 67 e il 100% di probabilita’ che Harper sia restato cosciente nei dolorosi 12 minuti necessari per la sua morte, ma incapace di muovere un muscolo per effetto del bromuro di pancuronium, la seconda sostanza iniettata per paralizzarlo mentre il cloruro di potassio, la terza sostanza, provocava l’arresto cardiaco.
Per i presenti all’esecuzione, Harper aveva invece ricevuto una morte “serena”.

Quella che fino a oggi era un’ipotesi di alcuni esperti, non accolta dal sistema giudiziario americano, avrebbe così ricevuto una prima conferma sperimentale: chi muore di iniezione letale passa attraverso atroci sofferenze.
Gli studi relativi al caso Harper sono stati resi noti e presentati al tribunale di Frankfort, Kentucky, in vista delle prime due esecuzioni nello stato dall’epoca dell’iniezione letale di Harper. Per gli avvocati di Ralph Baze e Thomas Bowling, il precedente di Harper dimostra l’incostituzionalità dell’iniezione letale, in quanto punizione crudele ed inusuale.

Tennessee – Condannata a morte… e a 25 anni di galera
admin | 12 agosto 2004 | 12:31 | 2004, Tennessee | Nessun commento
Christa Gail Pike

Christa Gail Pike

Un giudice di Nashville, Randall Wyatt, ha inflitto una pena di 25 anni di reclusione a Christa Gail Pike, 28enne già condannata a morte nel 1995 per uno degli omicidi più violenti che la storia americana ricordi.

Pike, difatti, è stata riconosciuta colpevole nel luglio scorso di tentato omicidio nei confronti di Patricia Jones, condannata all’ergastolo per aver assassinato un’anziana donna a Knoxville nel 1984, avendo tentato di strangolarla con il laccio di una scarpa durante una lite tra detenute nell’agosto del 2001.

La Pike e la sua compagna Natasha Cornett dividevano, fino al 2001, la stessa cella con Patricia Jones e, stando alle testimonianze delle due, Jones terrorizzava Christa con il rumore tipico della sedia elettrica, essendo prossima, in quel periodo, all’esecuzione.
Meritava una lezione, e approfittando di un momento di distrazione delle guardie durante l’evacuazione di alcune celle per un principio d’incendio, Pike ha tentato di strangolarla. Jones, esanime, è stata sottratta alla furia omicida della sua compagna solo grazie al tempestivo intervento di alcuni secondini.

Usa – Corte federale, il braccio della morte sporco è crudeltà
admin | 12 luglio 2004 | 15:23 | 2004, Usa | Commenti chiusi

Lasciare detenuti in un braccio della morte sporco, troppo caldo, infestato di mosche e con le toilette che non funzionano, equivale a una punizione ”crudele e inusuale”, di quelle espressamente vietate dalla Costituzione degli Stati Uniti. Lo ha stabilito una Corte federale d’appello, con una sentenza relativa alle condizioni in cui vivono circa 65 detenuti a Parchman, nello Stato del Mississippi, dopo la denuncia effettuata un anno fa dal giudice Davis. La sentenza e’ stata accolta con soddisfazione dagli avvocati contro la pena di morte che l’hanno promossa e dalle organizzazioni per i diritti civili, secondo le quali la decisione della Corte d’appello di New Orleans potrebbe avere effetti importanti non solo in Mississippi, ma nei bracci della morte in tutta la confedrazione. ”La Corte d’appello – ha detto Margaret Winter, un avvocato dell’associazione Aclu – ha stabilito che mentre lo Stato puo’essere autorizzato a giustiziare prigionieri condannati a morte, non puo’ torturarli mentre questi stanno ancora usufruendo dei loro diritti di ricorrere contro le loro sentenze”. La Corte ha ordinato allo Stato del Mississippi una serie di interventi per far si’ che le celle del braccio della morte siano adeguate agli standard richiesti per i detenuti.

Arizona – Da Pavia a Florence per amore di un condannato
admin | 4 luglio 2004 | 15:20 | 2004, Arizona | Commenti chiusi
Richard Rossi

Richard Rossi

La storia di un’amicizia epistolare e telefonica tra un italo-americano condannato a morte in Arizona e una quarantenne di Pavia si è trasformata in amore dopo la visita della signora nella città-prigione di Florence, sede dell’Arizona State Prison. L’uomo, Richard Rossi, 57 anni di Brooklyn, con radici che lo legano a Roma e Napoli, da 21 anni vive nel braccio della morte in attesa del boia per un omicidio commesso nel 1983, dove è arrivato su verdetto di un giudice in seguito cacciato dall’ordine perché si scoperto essere tossicodipendente. La sua speranza resta aggrappata al giudizio che dovrà emettere in merito una Corte d’appello di San Francisco.

Intanto, vive del sostegno di tante persone che gli sono vicine (Rossi è anche poeta e ha pubblicato in quattro paesi una raccolta di saggi sulla pena capitale, presenti anche sul Web) e dell’amore di Anna Lisa, maturato prima per corrispondenza, poi durante nei 15 minuti mensili di chiamate intercontinentali che si continuano a scambiare ra Florence e Pavia, e infine scoppiato nell’incontro faccia a faccia di qualche tempo fa, quando per tre giorni la donna – che ha un matrimonio fallito alle spalle – ha parlato attraverso un vetro blindato con lui.

Texas – Giustiziato Harris, l’assassino di “La sottile linea blu”
admin | 2 luglio 2004 | 15:16 | 2004, Texas | Commenti chiusi
David Ray Harris

David Ray Harris

“Signore Gesù, accogli la mia anima”: queste le ultime parole di David Ray Harris, l’assassino protagonista del film-documentario “La sottile linea blu” del 1988, sulla corruzione e le falle della giustizia americana, giustiziato alle 18 (ora locale) ad Huntsville, il 30 giugno con un’iniezione letale.
Harris aveva sparato ad un poliziotto in Texas nel 1976, ed aveva accusato dell’omicidio, durante il processo del 1979, Randall Adams, al quale aveva dato un passaggio in auto due ore dopo l’omicidio. Harris, sedicenne all’epoca dei fatti, non venne minimamente coinvolto nell’omicidio, e Adams venne condannato a morte, anche grazie ad altre false testimonianze. David, nel 1985, entrò nell’appartamento di Mark Mays e della sua ragazza Roxanne Lockard a Beaumont (Texas), per rapire e stuprare la ragazza. Chiuse il ragazzo nel bagno, ma quest’ultimo riusì a liberarsi e, nel tentativo di difendere la fidanzata, rimase ucciso da diversi colpi di arma da fuoco sparati da Harris, che nel 1986 venne accusato di omicidio di primo grado e condannato a morte. Durante il suo processo scagionò anche Adams del delitto del poliziotto, ritrattando la sua testimonianza, e nel 1989 venne rilasciato dal braccio della morte del Texas perchè innocente.

New York – Moratoria in atto nello Stato di New York
admin | 21 giugno 2004 | 15:12 | 2004 | Commenti chiusi
Stephen LaValle

Stephen LaValle

Una sentenza del massimo organo giudiziario dello stato di New York ha praticamente sancito l’avvio di una moratoria alle esecuzioni e alle condanne alla pena di morte nello Stato. La sentenza della Corte d’appello statale ha cancellato la pena capitale per Stephen LaValle, accusato di aver stuprato e ucciso nel 1997 una giovane madre, Cynthia Quinn, con 73 coltellate.
Secondo gli esperti legali, per i suoi contenuti la sentenza avrà come immediata conseguenza che anche gli unici altri tre condannati che si trovano nel braccio della morte statale vedranno cancellata la propria condanna. I giudici, inoltre, hanno detto esplicitamente che nove processi da condanna a morte attualmente in corso potranno andare avanti, ma l’ergastolo potrà essere la massima sentenza disponibile.
Lo Stato di New York è stato l’ultimo, nel 1995, a riammettere la pena capitale dopo le decisioni sulla sua incostituzionalità del 1972 , ma non ha ancora giustiziato nessuno.
L’ultima esecuzione, avvenuta sulla sedia elettrica, risale infatti al 1963.

Maryland – Prima esecuzione dalla moratoria del 2002
admin | 18 giugno 2004 | 12:44 | 2004 | Commenti chiusi

A maggio del 2002 era iniziata una moratoria sulle esecuzioni capitali nello Stato, conclusasi il 17 giugno del 2004 con l’esecuzione di Steven Oken nel carcere statale di Baltimora, la 4/a da quando il Maryland ha iniziato a giustiziare i detenuti dal 1994.

Dopo un lungo tira e molla, fatto di rinvii ed appelli in extremis, il Governatore Robert L. Ehrlich Jr. ha autorizzato l’iniezione letale per l’uomo, condannato a morte nel 1987 per tre omicidi nel Mayland e nello Stato del Maine, che è stato giustiziato sul lettino di finta pelle blu nella camera della morte della medievale e “folcloristica prigione”. A nulla sono valsi gli appelli dell’avvocato dell’uomo, che sosteneva l’incostituzionalità dell’iniezione letale per come veniva praticata nello Stato (le “solite” tre iniezioni consecutive di Tiopentale sodico, bromuro di pancuronio e cloruro di potassio), e dopo un temporaneo rinvio dell’esecuzione all’inizio della settimana, poco dopo le 21 locali di mercoledì Oken ha salutato per sempre questo mondo davanti ai testimoni.

La particolarità delle esecuzioni effettuate nel Maryland sta nel fatto che solo le autorità del carcere e il Governatore è al corrente della data in cui il prigioniero viene messo a morte, difatti si da comunicazione pubblica di un lasso di tempo di una settimana lavorativa, dalla mezzanotte del lunedì alle 23.59 del venerdì, in cui può avvenire l’esecuzione. Questo ovviamente per impedire rimostranze e manifestazioni contro la pena di morte fuori dal carcere e in tutto il territorio statale. C’è chi dice che bisognerebbe imparare dal Texas, dove le esecuzioni sono ormai routine e all’ordine del giorno, e nessuno si sognerebbe mai di preoccuparsi di tenere nascosta una data d’esecuzione…

Oklahoma – Commutata la condanna a morte di un messicano
admin | 20 maggio 2004 | 12:30 | 2004 | Commenti chiusi
Osvaldo Torres, la sua condanna a morte è stata commutata in carcere a vita

Osvaldo Torres, la sua condanna a morte è stata commutata in carcere a vita

L’appuntamento con il boia era fissato per il 18 maggio nel carcere di McAlester, ma le pressioni sempre più forti da parte del Governo messicano hanno evitato la 74/a esecuzione nello Stato dell’Oklahoma.
Osvaldo Torres, messicano di 29 anni, condannato nel 1993 per due omicidi, ha ottenuto la commutazione della sua condanna a morte in ergastolo senza la possibilità di scarcerazione prima del tempo: al momento del suo arresto, infatti, lo Stato dell’Oklahoma non aveva rispettato la Convenzione di Vienna, secondo la quale l’imputato ha diritto a mettersi in contatto con il consolato del proprio Paese, cosa non concessa a Torres.

Il Governatore Henry e la Corte dell’Oklahoma hanno quindi accolto le richieste del Presidente del Messico Vincent Fox e dei legali di Torres di risparmiare la vita al pluriomicida. Ora rimangono, nei bracci della morte degli Usa, altri 50 cittadini messicani che attendono l’esecuzione, e c’è chi giura che il Paese dei sombreri e della siesta farà di tutto per impedirne l’esecuzione.

Usa – “Monster”, il nuovo film su Aileen Wuornos
admin | 15 maggio 2004 | 11:20 | 2004 | Commenti chiusi
Charlize Theron, protagonista di Monster, interpreta Aileen Wuornos

Charlize Theron, protagonista di "Monster", interpreta Aileen Wuornos

E’ uscito a dicembre nelle sale degli Usa, Paese di produzione, un nuovo film-verità sulla storia di Aileen Wuornos, la prostituta-serial killer più famosa della Florida e di tutti gli Stati Uniti. La protagonista, Charlize Theron, per calarsi perfettamente nei panni della Wuornos (giustiziata nell’ottobre 2002 con un’iniezione letale), ha dovuto cambiare i propri connotati, raggiungendo uno strabiliante risultato. Denti finti e ingialliti, capelli increspati come stoppa, in sovrappeso: così la bellissima Charlize (la ricordiamo in “L’avvocato del diavolo” del 1997, “La maledizione dello scorpione di Giada” del 2001 e nel recente “The italian job” del 2003) si è trasformata in un mostro, sia per il fisico che per i crimini commessi.
Ha letto tutto ciò che si poteva leggere e ha visto tutto ciò che si poteva vedere della vita di questa donna, abbandonata da piccola ed indirizzata alla prostituzione, alla droga e ad una vita di stenti e al limite della legalità, per realizzare un “road movie” (film su strada) nei luoghi, le “Highways” della Florida, che hanno visto Aileen prostituirsi ed uccidere i propri clienti. Il film, uscito nelle sale italiane ad aprilel 2004, ha permesso alla Theron di vincere un “Globo” al Golden Globe 2004 come miglior attrice.

Texas – Iniezione o carcere a vita per la Camacho?
admin | 10 maggio 2004 | 12:35 | 2004, Texas | Commenti chiusi
Angela Camacho, rischia lesecuzione in Texas

Angela Camacho, rischia l'esecuzione in Texas

Si terrà a settembre il processo ai danni di Angela Camacho, autrice, con il marito, di uno dei delitti più efferati e agghiaccianti che il Texas ricordi.
Era l’11 marzo del 2003 quando la polizia fece irruzione nell’appartamento di Angela Comacho e di suo marito, John Allen Rubio, a Brownsville, e trovano i cadaveri dei tre piccoli figli della coppia, decapitati, due in un sacco e l’altro sul letto. Nell’appartamento, sangue e sporcizia ovunque.
Orrore e sgomento per questa vicenda che ha assunto i contorni del satanico e dell’estremismo religioso, in quanto i due hanno confessato di aver compiuto questa strage per liberare la prole dallo spirito di Satana che serpeggiava nei piccoli, e di aver fatto sesso subito dopo per “festeggiare” la liberazione dall’Anticristo.
Nel novembre del 2003 si è tenuto il processo ad Allen, e la condanna a morte per iniezione letale era scontata sin dall’inizio. Ora, per quanto riguarda la Camacho, si vedrà: dopo esami e test, è stata dichiarata competente per sostenere un processo capitale, e a settembre si deciderà se passerà il resto della vita in carcere o se verrà messa a morte ad Huntsville.

Texas – Eseguita la 900/ma esecuzione dal 1977
admin | 15 marzo 2004 | 12:26 | 2004, Texas | Commenti chiusi

Non poteva che essere lo Stato del Texas, il più sanguinario della storia della pena di morte dal 1977 ai giorni nostri, a battere il triste record della 900/ma esecuzione negli Usa.
Marcus Cotton, condannato per l’omicidio, durante una rapina, di un assistente avvocato dell’area di Houston, è stato messo a morte nel penitenziario “The Walls” di Huntsville il 3 marzo scorso. Legato al lettino in attesa dell’iniezione letale, ha rivolto le sue ultime parole alla madre e ad altri parenti presenti all’esecuzione, in cui chiedeva di andare avanti senza di lui e di prendersi cura di loro stessi. Iniziate a scorrere le droghe nel suo braccio, dopo aver tossito un paio di volte, alle 18.13 ora locale, 6 minuti dopo l’inizio dell’esecuzione, è stato dichiarato morto. Oltre ad essere il 900/mo giustiziato di tutti gli Usa, è il 321° del Texas dal 1982 (anno della sua prima esecuzione), l’8° di quest’anno nello stesso Texas e il 15° di tutta la nazione.

Utah – Fucilazione “fuorilegge” nello Stato dei Mormoni
admin | 16 febbraio 2004 | 12:23 | 2004 | Commenti chiusi

Ormai è legge: chiunque venga condannato alla pena capitale, da Febbraio del 2004, nello Utah non potrà più decidere di morire “sotto una pioggia di proiettili”, davanti al plotone d’esecuzione. Il Governatore dello Stato del Gran Lago Salato ha, infatti, approvato una legge che rende legale nello Stato il solo metodo dell’iniezione letale, e consente la fucilazione solo a quei detenuti che avevano scelto di morire con questo sistema prima della sua eliminazione.
Le origini del plotone nello Utah si perdono nella notte dei tempi, e il suo utilizzo è dovuto ad una credenza popolare antica dei Mormoni, popolo che ha abitato quelle terre da centinaia di anni, secondo la quale chi si è macchiato di un delitto può ascendere al Paradiso solo se avrà versato il proprio sangue in punto di morte (e la fucilazione è l’unico sistema “legalizzato”, ovviamente, per farlo). Così è sempre stato, ma ora si è deciso di cambiare, di voltare pagina: sicuramente per la troppa attenzione dei media e il loro arrivo nello Stato per l’esecuzione di John Taylor, nel 1996 (anche dall’Italia, dalla Francia e dal Giappone), per le critiche mosse e le forti pressioni da parte delle varie associazioni anti-pena di morte per la crudeltà e la violenza di questo metodo, il Governatore Olene Walker ha firmato questa legge per bandire il plotone ed in seguito, a marzo, un’altra proposta di legge che vieta le esecuzioni nelle domeniche, nei lunedì e nei giorni di festa del Paese.
Anche i rappresentanti della Chiesa dei Mormoni, ultimo baluardo per togliere per sempre di mezzo le “firing squads”, si sono mostrati favorevoli al solo uso dell’iniezione letale come metodo.

Texas – Sospese 3 esecuzioni: costituzionale l’iniezione letale?
admin | 29 gennaio 2004 | 11:15 | 2004, Texas | Nessun commento
Lettiga per liniezione letale, carcere di Huntsville, Texas

Lettiga per l'iniezione letale, carcere di Huntsville, Texas

Per la prima volta dal 1982, anno della ripresa delle esecuzioni in Texas, sono stati sollevati dubbi sulla costituzionalità dell’iniezione letale, il metodo ritenuto “più umano” per giustiziare i detenuti negli Usa. Infatti, la Corte Suprema ha accolto le richieste degli avvocati di tre condannati prossimi all’esecuzione, Billy Frank Vickers, Bobby Lee Hines e Kevin Lee Zimmerman, che affermavano che il bromuro di pancuronio, il secondo dei tre componenti dell’iniezione, maschera il dolore che prova il condannato legato al lettino e che non può esprimere perchè paralizzato da questa droga. Questa sostanza, non più usata neanche per l’eutanasia nei confronti di animali domestici in Texas (perchè considerata eccessivamente dolorosa e fonte di grandi sofferenze), e la questione sul suo utilizzo, posta precedentemente da un avvocato in Alabama, è riuscita a bloccare l’inarrestabile meccanismo di morte del Texas, Stato leader di tutte le esecuzioni americane, giungendo fino ai piani alti della Legge americana, la Corte Suprema.
Intanto, come previsto, le esecuzioni di Zimmerman e di Vickers sono state portate a termine rispettivamente il 21 e il 28 gennaio scorso.

Pennsylvania – Fuori dal braccio della morte il 112° innocente
admin | 20 gennaio 2004 | 11:39 | 2004 | Commenti chiusi
Nicholas Yarris, innocente nel braccio della morte della Pennsylvania

Nicholas Yarris, innocente nel braccio della morte della Pennsylvania

Ha trascorso 20 anni rinchiuso nel braccio della morte della Pennsylvania per un omicidio che non aveva commesso, e finalmente, dopo anni di proteste e grazie all’esame del DNA che lo ha scagionato, Nicholas Yarris è tornato libero.
Primo prigioniero della Pennsylvania che si è avvalso del tanto richiesto esame, Yarris è finalmente riuscito a dimostrare che il materiale genetico trovato sotto le unghie della vittima non era suo, diventando il quinto esonerato nello Stato che lo aveva condannato ed il 112° in tutti gli Usa ad aver vinto una battaglia legale così lunga e complessa per aver salva la vita. Resterà comunque in carcere, in attesa della sentenza d’appello relativa a reati commessi dopo essere sfuggito agli incaricati dello sceriffo 15 anni fa, quando durante il trasferimento dalla prigione al tribunale per un’udienza (Yarris si era dichiarato colpevole dell’omicidio di Linda Mae Craig, cercando così di ottenere sconti per altri reati di minor conto che aveva compiuto, ma questo passo falso gli era costato la condanna a morte) era fuggito.

Texas – Via dal web l’ultimo pasto del condannato, è immorale
admin | 10 dicembre 2003 | 11:13 | 2003, Texas | Commenti chiusi

Era di cattivo, anzi pessimo gusto, contro ogni morale: bisognava togliere da Internet le notizie sugli ultimi pasti consumati dai condannati a morte texani.
E così è stato, nel sito ufficiale del Texas Department of Criminal Justiceci sono ancora le ultime parole dei condannati già legati al lettino di Huntsville, la lista dei presenti all’esecuzione, le donne che attendono di essere giustiziate, ma del link alla pagina dell’ultimo pasto prima della siringa non c’è traccia. La decisione di togliere dal sito questa informazione, afferma Michelle Lyons, corrispondente dal Department, ufficialmente è stata presa per questione di riprogettazione del sito stesso, ma non si può negare che la vera ragione per cui ciò è stato fatto è da trovarsi nelle obiezioni mosse da alcuni utenti.

L’argomento affascina così tanto il pubblico che sono stati addirittura scritti dei libri: un uomo condannato per violenza carnale, difatti, addetto alla preparazione dell’ultimo pasto per i “morituri” negli anni ‘90 mentre stava lavorando nella Huntsville Unit, ora sta scrivendo un libro di ricette di cucina.

“I prigionieri che preparano gli ultimi pasti fanno del loro meglio, perchè ne conoscono l’importanza”, afferma la Lyons,”sanno che quello sarà l’ultimo pasto che il condannato potrà mangiare e lo tengono sempre a mente, cercando di venire il più possibile incontro alle richieste per accontentarli”.

Cheesburgers e patatine con ketchup, pollo e pesce fritto e uova sono le cose maggiormente e solitamente richieste dai condannati, ma non mancano richieste particolari e strambe, come caramelle, che “impiegati dal buon cuore” provvedono nella maggior parte dei casi a far avere al detenuto. Tra i siti web statali che ancora riportano l’ultimo pasto dei condannati, quelli dell’Arizona e della California.

Washington – Sotto processo il famigerato “Green River killer”
admin | 20 novembre 2003 | 11:10 | 2003 | Commenti chiusi
Gary Leon Ridgway

Gary Leon Ridgway

E’ iniziato e si è concluso dopo 2 anni dall’arresto il processo al serial killer più prolifico che la storia degli Stati Uniti ricordi, il “Green River Killer”. Gary Leon Ridgway, questo il suo nome, è un operaio di 54 anni che nel corso degli anni ‘80 ha ucciso 49 giovani donne, per lo più prostitute, nello Stato di Washington. Arrestato per diverse volte per le sue frequentazioni abituali di donne di strada (nello Stato in questione è un reato che prevede la galera), Ridgway è stato fino dal 1984 in cima alla lista dei sospetti per gli efferati delitti compiuti nella zona, appunto, del Green River, essendo stato visto più volte, e poi riconosciuto, caricare prostitute nel suo furgoncino. Nel 1987 è stato possibile prelevare dei campioni di saliva dell’operaio (convinto a mettersi in bocca un pezzo di cotone), il suo Dna è stato messo a confronto con quello presente sui corpi delle vittime e ne è stata riscontrata la concordanza. Dopo 10 anni in cui il caso rimane “congelato”, il detective Dave Reichert, diventato sceriffo di King County, decide di riaprire le indagini grazie ai risultati delle prove del Dna ottenute anni prima, il 10 settembre 2001 riesce finalmente a far convalidare i risultati ottenuti: Ridgway corrisponde al profilo dell’uomo che si stava cercando da più di 20 anni, e il 30 novembre viene intercettato dalla polizia mentre sta tornando a casa ed arrestato. Queste le sue dichiarazioni durante il processo, il 5 novembre 2003:

“Il mio vero nome è Gary Leon Ridgway. Ho 54 anni e la mia data di nascita è il 18 febbraio 1949. Sono stato informato e ho pienamente compreso che: Ho il diritto di essere difeso da un avvocato e qualora non avessi i mezzi per pagare il suo onorario, me ne verrà affiancato uno senza alcuna spesa. Sono rappresentato in questo procedimento dai miei avvocati Tony Savane, Mark W. Prothero, Todd Gruenhagen, Eric Lindell, Dave Roberson, Michele Shaw, Fred Leatherman e Suzanne Lee Eliot. Sono accusato di 48 omicidi aggravati di primo grado… Questa mia dichiarazione di colpevolezza è stata fatta in libertà e volontà…

Ho ucciso le 48 donne elencate nella lista dell’informazione di garanzia ricevuta. Nella maggior parte dei casi, quando ho ucciso queste donne, io non conoscevo i loro nomi; la maggior parte delle volte le ho uccise la prima volta che le ho incontrate e non ho buona memoria per le facce; ho ucciso così tante donne che fatico a ricordarle tutte con ordine.
Ho rivisto ogni informazione sui delitti con i miei avvocati e confermo di avere ucciso ciascuna delle donne elencate nell’informazione di garanzia. Le ho uccise tutte nel territorio di King County. Ho ucciso la maggior parte di loro nella mia casa vicino a Military road, e parecchie anche nel mio camion, non lontano da dove le avevo raccolte. Ne ho uccise alcune all’aperto. Ricordo di avere lasciato i cadaveri nei luoghi dove sono stati ritrovati.

Ho discusso con i miei avvocati la circostanza aggravante di avere avuto «un piano o uno schema comune» negli omicidi di cui sono accusato. Sono d’accordo che ciascuno degli omicidi che ho commesso era parte di «un piano o schema comune». Il piano era: volevo uccidere il maggior numero possibile di donne che pensavo fossero prostitute.
Ho scelto le prostitute come vittime perché io odio più di ogni cosa le prostitute e non volevo pagare per avere rapporti sessuali. Ho scelto le prostitute anche perché era facile caricarle senza essere notati; sapevo che la loro scomparsa non sarebbe stata notata subito e avrebbe potuto non essere mai notata. Pensavo che avrei potuto ucciderne quante volevo senza essere mai catturato. Un’altra parte del mio schema riguardava dove sistemare i corpi di queste donne.

La maggior parte delle volte prendevo i loro gioielli e i loro abiti per eliminare ogni traccia e rendere più difficile l’identificazione. Ho raccolto la maggior parte dei corpi in gruppi che ho chiamato «cluster» (grappoli). L’ho fatto perché volevo conservare una traccia di tutte le donne che ho ucciso. Mi piaceva guidare il camion vicino ai cluster attraverso la contea e pensare alle donne che erano sepolte lì. Di solito usavo un punto di riferimento per ricordarmi il cluster e le donne che vi avevo sistemato. Qualche volta uccidevo una donna e ne scaricavo il cadavere, con l’idea di creare un nuovo cluster, e poi non ci tornavo più perché pensavo che avrei potuto essere catturato se vi avessi sistemato altre donne. Le mie dichiarazioni per ciascun capo d’accusa sono le seguenti:
Capo d’imputazione n. 1:
Nel territorio di King County, Washington, nel periodo compreso tra l’8 e il 15 luglio 1982, con l’intento premeditato di uccidere, ho strangolato a morte Wendy Lee Coffield. L’ho raccolta avendo pianificato di ucciderla. Dopo averla ammazzata, ne ho gettato il corpo nel Green River.
Capo d’imputazione n. 2… n. 3…n. 4… n. 48.”

Dichiarotosi colpevole, quindi, dei 48 delitti di cui era sospettato, ha patteggiato la pena, e per la legge dello Stato di Washington un reo confesso non può essere condannato alla “death by lethal injection” (morte per iniezione letale). E’ stato, difatti, condannato a 48 ergastoli senza la possibilità di libertà sulla parola, anche se sono divampate accesissime polemiche sulla sentenza da parte dei sostenitori della pena capitale: come è possibile che un uomo riconosciuto colpevole dell’omicidio di 50 persone non venga messo a morte e che invece chi commette un solo omicidio debba essere giustiziato? La vicenda, comunque, non si è ancora conclusa: si sta lavorando su altri corpi, anche carbonizzati, trovati nell’Oregon o al di fuori della King County (dove è stato giudicato Ridgway), giurisdizioni in cui è prevista la pena di morte anche per coloro che confessano le proprie colpe.

Mississippi – Le condizioni di vita nel carcere di Parchman
admin | 1 luglio 2003 | 10:56 | 2003, Mississippi | Commenti chiusi
Lingresso del penitenziario di Parchman, Mississippi

L'ingresso del penitenziario di Parchman, Mississippi

Le condizioni del braccio della morte di Parchman, alla foce del Mississippi, peggiorano sempre di più. Un giudice federale si è pronunciato sull’argomento, ed ha ordinato un immediato cambiamento ad opera delle autorità statali del modo con il quale vengono trattati i detenuti. Le condizioni delle prigioni, difatti, costituiscono “una punizione crudele ed inusuale”, che offendono “il contemporaneo concetto di decenza, dignità umana e precetti di civiltà che sosteniamo di possedere”.

I carcerati vivono tra gli escrementi, in condizioni igieniche pessime, senza cure mediche e spesso a contatto con altri detenuti malati di mente, tra infezioni portate dagli innumerevoli insetti che infestano il braccio della morte, temperature tropicali ed un’umidità insopportabile. “Non c’è dubbio sulla colpevolezza e sulla gravità dei crimini commessi da chi è stato condannato, ma lo Stato del Mississippi deve garantire gli standard minimi di salute, benessere e decenza anche per questi prigionieri”.

Nel braccio della morte sono “ospitati” 66 uomini (35 neri e 31 bianchi), nella sezione denominata 32C, nella quale sono incarcerati approssimativamente 1000 detenuti, mentre l’unica donna condannata a morte si trova in un carcere femminile, e da lì sono partite delle denunce da parte di carcerati sulle inumane condizioni di vita, in particolare da Willie Russell (condannato per l’omicidio di una guardia della polizia penitenziaria nel 1987) e da altri sei al suo seguito.

Il giudice Davis, avendo osservato le condizioni di vita a Parchman, soprattutto durante il periodo estivo, ha detto che sarebbero 10 i passi da fare per rimediare a questa situazione.
Se nelle celle le temperature superano una certa soglia di attenzione, gli ufficiali carcerieri devono consentire una doccia al giorno ai prigionieri (invece delle 3 settimanali previste), fornire acqua fresca e un ventilatore. Inoltre, lo Stato deve provvedere ad eliminare mosche e zanzare dalle celle, costruendo finestre con migliori protezioni anti-insetti, che possano essere aperte senza rischi da parte dei detenuti di essere punti e di prendersi, quindi, infezioni e malattie varie. Devono essere ricostruiti gli impianti fognari, in modo tale che escrementi e scarichi di una singola cella non vadano a finire in quella accanto, cosa che invece attualmente accade. In più, devono essere garantite visite ed esami medici ogni anno, e i condannati riconosciuti con problemi psichici o gravi disturbi mentali devono essere separati dagli altri.

Denunce del genere sono giunte anche da Terry A. Kupers, uno psichiatra di Oakland, che ha definite le condizioni di vita nella 32C “crudeli, dure ed inumane”, ed ha aggiunto che la presenza di prigionieri psicotici nelle celle che intasano le toilette, sporcano i pavimenti con i loro escrementi e fanno rimanere svegli per tutta la notte gli altri prigionieri con urla e lamenti è la causa principale dell’insorgere di malattie pischiche e della perdita della stabilità mentale da parte di soggetti sani.
Quindi, ha conluso il giudice Davis, se lo Stato del Mississippi intende giustiziare i prigionieri del braccio della morte, deve prendersi cura della loro salute mentale durante l’attesa per l’esecuzione della condanna e non solo rinchiuderli nelle celle come animali da macello, istruendoli a pulire le celle almeno una volta a settimana, dando loro la possiblità di fare ginnastica in un’area ombreggiata e abbastanza fresca del cortile della prigione e migliorando l’illuminazione di ogni singola cella.

Infine, anche la Dottoressa Susi Vassollo, una professoressa della New York University School of Mediciner che ha visitato il carcere, si è pronunciata sulla questione: si è meravigliata, infatti, che non sia morto ancora nessun condannato a Parchman, viste le pessime condizioni di vita, con un altissimo tasso di umidità e senza aria fresca.

Illinois – La commutazione delle condanne di 171 detenuti
admin | 28 gennaio 2003 | 10:49 | 2003 | Commenti chiusi
Il Governatore dellIllinois, George Ryan

Il Governatore dell'Illinois, George Ryan

Prima di andare in pensione ha fatto un “regalo” ai quasi 200 detenuti del braccio della morte statale, comprese 4 donne. Il Governatore Ryan, artefice di questa memorabile azione, ha dapprima graziato Madison Hobley, Stanley Howard, Leroy Orange e Aaron Patterson, 4 prigionieri le cui confessioni, dicono, siano state estorte con la violenza e sotto tortura dalla polizia, e il giorno dopo ha commutato le condanne dei rimanenti 167 prigionieri.

In un intervista, il giorno successivo, ha dichiarato che fosse necessaria un’azione del genere, dal momento che fino ad allora erano stato giustiziati 12 condannati e liberati 13 perchè riconosciuti innocenti. Queste le sue parole “Non ho alcun dubbio che il numero degli innocenti liberati dal braccio della morte salga a 17, con la grazia concessa ad Aaron Patterson, Madison Hobley, Stanley Howard e Leroy Orange. Ciò è estremamente imbarazzante: 17 condannati a morte assolti [perchè innocenti] rappresenta niente di meno che un fallimento catastrofico.”

“Se il sistema ha commesso un tale numero di errori nel determinare in prima istanza la colpevolezza di alcuni imputati, come poteva determinare poi con giustizia e accuratezza quali imputati viventi meritassero di vivere e quali di morire? Quanta influenza era determinata dalla razza? Quanta dalla povertà? Il nostro sistema capitale è infestato dal demone dell’errore, errore nel determinare la colpevolezza, ed errore nel determinare chi tra i colpevoli meritasse di morire. A causa di queste motivazioni, io commuto oggi le condanne capitali di tutti i condannati a morte”.

Ha concluso dicendo che “Il sistema capitale dell’Illinois è corrotto. Ha condotto uomini innocenti ad un pelo da un’ingiusta esecuzione. Le leggi nel passato si sono rifiutate di aggiustare il sistema. La nostra nuova legislatura e il nostro nuovo Governatore devono agire per liberare il nostro stato dalla vergogna di minacciare l’esecuzione su persone innocenti e di trattare con ingiustizia i colpevoli. Nei giorni a venire, pregherò che possiamo aprire i nostri cuori e fornire alle famiglie delle vittime qualcosa che sia diverso dalla speranza di vendetta”.

Alabama – Yellow Mama “va in pensione”
admin | 12 maggio 2002 | 10:39 | 2002, Alabama | Commenti chiusi
Yellow Mama

Yellow Mama

Con l’esecuzione di Lynda Lyon Block, avvenuta il 10 maggio del 2002, “Yellow Mama”, la sedia elettrica del carcere di Atmore dallo sgargiante colore giallo, con molta probabilità è andata per sempre in pensione. In funzione dal 1927, in sostituzione dell’ impiccagione, considerata allora troppo barbara, “Yellow Mama” ha ucciso 176 persone, 24 dal 1983.

Dal 1 Luglio 2002, infatti, è attiva la legge nello Stato che prevede per l’esecuzione dei condannati l’uso dell’iniezione letale, a meno che il prigioniero non richieda specificatamente di morire sulla sedia. L’ultimo Stato della Confederazione rimasto che utilizza l’elettricità come unico metodo d’esecuzione è il Nebraska, dal momento che nel 2000 la Florida e l’anno successivo la Georgia l’hanno sostituita con l’iniezione.


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