
Angel Diaz, per giustiziarlo c'è voluta una doppia dose di veleno
Ancora polemiche sulle esecuzioni capitali negli Stati Uniti. Sono scoppiate in Florida dopo la morte di Angel Nieves Diaz, 55 anni, portoricano, condannato alla pena capitale per aver ucciso nel 1979 il proprietario di un topless bar. Secondo le attuali procedure dello stato, la morte dei condannati avviene tramite tre successive iniezioni che servono a sedare il prigioniero, paralizzarlo e poi arrestargli il battito cardiaco. Tempo totale dell’operazione, 15 minuti. Nel caso di Diaz pare ci sia voluto il doppio del tempo anzi, per l’esattezza, 34 minuti di agonia e una doppia dose di farmaci letali. Sembra anche che sul suo volto, nel corso dell’esecuzione, siano apparse evidenti smorfie di dolore.
Jeb Bush, governatore dello stato, ha dichiarato che verrà eseguita un’autopsia per accertare le cause del ritardo nella morte di Diaz, aggiungendo anche di “non sapere” se sia stato fatto qualcosa al di fuori di quanto stabilito dal protocollo: “In effetti è inusuale che ci voglia tanto tempo – ha detto il fratello del presidente americano – ma ho approntato un apposito team affinché venga fatta luce sul caso”. Secondo un portavoce dell’amministrazione penitenziaria dello stato, Diaz sarebbe spirato nel doppio del tempo normale a causa di alcuni problemi al fegato che avrebbero potuto alterare il metabolismo del condannato rallentando l’azione dei farmaci.
La Florida applica l’iniezione letale dal 2000, anno in cui venne preferita alla sedia elettrica dopo un’esecuzione in cui si erano levate delle fiamme dalla testa del condannato. Ciò nonostante Diaz si era appellato allo stato chiedendo la grazia con la motivazione che l’iniezione letale è un sistema crudele e inumano. Grazia rifiutata l’11 dicembre scorso.
Prima di morire il portoricano ha nuovamente dichiarato di essere innocente. Parlando in spagnolo ha detto: “Lo stato della Florida sta commettendo un crimine perché sono innocente. La pena di morte non solo è una forma di vendetta, ma è anche un atto di grande vigliaccheria nei confronti di un uomo”.
(Fonte: tgcom.it)
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