"Let'
s do it!", "Facciamolo!", queste le utlime parole di
Gary Mark Gilmore, classe 1940, il primo omicida ad avere l'onore
di essere giustiziato dopo la reintroduzione della pena di morte negli
Usa nel 1976. Condannato a morte per gli omicidi di un benzinaio e
di un direttore di un motel nel 1976, lasciò decadere gli appelli
finali per avere salva la vita, e preferì la fucilazione
all'impiccagione, metodi in vigore in quegli anni nello Utah.
THEODORE ROBERT (TED) BUNDY (Starke,
Florida - 24 gennaio 1989)
C'era
una strana atmosfera quella fredda mattina di gennaio, un'atmosfera
quasi festaiola tra le quasi 300 persone che affollavano il prato
antistante la Raiford Prison dalle prime luci del mattino. Era giunto
il giorno che milioni di americani aspettavano dal lontano 1980, quando
Theodore Robert Bundy era stato condannato alla sedia
elettrica per l'omicidio di Kimberly Leach, avvenuto alla fine
degli anni 70 in Florida, anche se venne riconosciuto colpevole di
oltre 35 omicidi oltre a questo negli stati di Washington, Colorado
e nella stessa Florida.
Dopo innumerevoli rinvii dell'esecuzione, finalmente erano giunte
quasi le 7 del mattino, ora previsto per l'esecuzione, e moltissimi
erano gli americani che attendevano con fervore la notizia della morte
di uno dei più efferati serial killer che l'America ricordi.
A Starke, semplici cittadini mascherati e vestiti a festa e con cartelloni
con scritte ingiurianti per Bundy erano pronti ad esultare, e così
fecero pochi istanti dopo che la "buona notizia" venne riportata
al di fuori del carcere.
Nella "camera della morte", stanza che ospitava la sedia
elettrica nel carcere, la porta si aprì pochi secondi dopo
le 7, e un Ted Bundy dallo sguardo asente e spento (probabilmente
a causa delle dosi massicce di tranquillanti che gli erano state somministrate
la notte precedente o perchè non aveva, ormai, più speranze
di un rinvio dell'esecuzione) venne fatto entrare e rapidamente legato
alla sedia. Tra i testimoni dell'esecuzione, anche l'ufficiale della
Polizia che aveva fermato Ted Bundy per un controllo e che l'aveva
arrestato in Florida. Dopo una rapida occhiata alla saletta dei testimoni,
dove Bundy riconobbe molte facce a lui note durante anni di caccia
all'assassino e di processi, il condannato venne incappucciato e il
direttore del carcere lanciò il segnale al boia per far iniziare
l'esecuzione. Sebbene la sua identità sarebe dovuta rimanere
segreta, si intravidero dal copricapo del carnefice "due lunghe
ciglia nere", segno che si trattava di una donna.
ROBERT ALTON HARRIS (San Quentin,
California - 21 aprile 1992)
Il
21 Aprile del 1992 lo Stato della California si apprestava a giustiziare
il primo condannato dal 1967, anno dell'ultima esecuzione nello Stato,
nella tristemente nota camera
a gas.
Robert alton Harris era stato condannato per il furto dell'auto e
il brutale omicidio di due ragazzi avvenuto nel 1978, e rinchiuso
a San Quintino dal 1979. L'esecuzione era stata schedulata per le
0.01, mezz'ora dopo che la prima sospensione era stata annullata,
ma venne spostata di 4 ore per far sì che le corti deliberassero
sulla considerazione che l'esecuzione tramite gas letale trasgrediva
all'8° Emendamento della Costituzione, essendo una punizione crudele
ed inusitata. Un giudice federale stabilì allora, per mostrare
a tutti le sofferenze inferte con questo metodo di esecuzione, che
la morte di Harris dovesse essere filmata e venne montato un treppiede
di fronte alla camera a gas. L'esecuzione venne quindi fissata per
le 4.01 del mattino. Poco prima delle 3, indossò un paio di
jeans ed una camicia nuovi. Venne legato ad una delle due sedie nella
camera ed attese l'inizio dell'esecuzione per 12 minuti, quando giunse
inaspettata una telefonata di un giudice d'appello statunitense che
ordinò un'ulteriore sospensione, e davanti ai 49 testimoni
dell'esecuzione Harris venne slegato dalla sedia e riportato nella
sua cella.
In nove ore 4 sospensioni erano state ordinate ed annnullate, e alla
fine la Corte suprema stabilì che le uniche sospensioni che
sarebbero valse erano quelle ordinate dalla Corte stessa. Poco prima
delle 6 Harris venne portato di nuovo nella camera a gas e legato
alla sedia, alle 6.05 venne chiusa la porta e alle 6.07 vennero fatte
cadere nell'acido cloridrico le pastiglie che avrebbero generato il
gas letale. Dopo diversi respiri profondi, iniziarono le convulsioni,
il volto cambiò di colore e tossì diverse volte. Alle
6.21 il responsabile dell'esecuzione Daniel Vasquez dichiarò
Robert Harris clinicamente morto. Le sue ultime parole, rese note
solo dopo l'esecuzione, furono "Puoi essere un re o uno spazzino.
Ma ognuno danza con la spietata mietitrice" ("You can be
a king or a street sweeper. But everybody dances with the grim reaper"),
che passarono alla storia.
BILLY BAILEY (Smyrna, Delaware
- 25 gennaio 1996)
Per
gli Usa il 25 gennaio del 1996 era la data della terza impiccagione
nella storia della pena di morte nell'era moderna (vale a dire dal
1976, anno della reintroduzione della pena capitale), le prime due
avvenute nello Stato di Washington. Aveva scelto di morire con questo
metodo, invece che tramite un'iniezione letale, Billy Bailey, colpevole
dell'omicidio di Clara e Gilbert Lambertson, una coppia di commercianti,
avvenuto nel 1979. Lo Stato del Delaware non aveva giustiziato nessuno
tramite impiccagione da 50 anni, e le autorità chiesero delucidazioni
agli ufficiali carcerieri di Walla Walla (il carcere dove avvengono
le esecuzioni nello stato di Washington).
Nel 1986 nel Delaware venne adottato come metodo di esecuzione ufficiale
l'iniezione letale, ma per chi era stato condannato a morte prima
di quell'anno (e precisamente prima del 13 giugno 1986) c'era ancora
la possibilità di morire impiccato, cosa che chiese Bailey.
La nuova forca era stata costruita all'aperto, nel cortile del Delaware
Correctional Center a Smyrna nel 1986: è una struttura totalmente
in legno completa di tetto e rinforzata, sollevata circa 15 piedi
dal terreno (circa 4 metri e mezzo) e vi si accede salendo 23 gradini.
Per l'impiccagione, viene seguito scrupolosamente un protocollo, che
prevede tra l'altro l'obbligo di un cappuccio nero per la testa da
far indossare al condannato e la guida al trattamento da seguire per
ottimizzare la resa del cappio.
Bailey trascorse le sue ultime 24 ore in un caravan vicino al luogo
dell'esecuzione mangiando, dormendo, guardando la Tv e parlando col
suo avvocato e con i parenti che erano giunti per la visita finale.
Poco prima della mezzanotte, venne scortato con le mani legate fin
sù il patibolo da due guardie incappucciate, rimase con lo
sguardo fisso verso i testimoni per circa 5 minuti, quando venne coperto
da un'imbragatura di nylon ed incappucciato, poi gli venne infilato
il cappio con il nodo dalla parte sinistra e rispose, alla domanda
del boia Snyder se avesse un'ultima dichiarazione da fare, che non
aveva nulla da dire. Alle 0.04 venne spalancata la botola sotto i
suoi piedi, e Bailey precipitò rimanendo a circa 3 metri da
terra all'interno di essa. In questa posizione roteò per 6
volte in senso orario e una volta nella direzione opposta. Venne calata
una coperta di tela per nascondere il corpo, e rimasero visibili solo
le sue scarpe da tennis. Venne ufficialmente dichiarato morto alle
0.15 locali, al termine di un'esecuzione definita "senza complicazioni".
JOHN ALBERT TAYLOR (Draper, Utah
- 26 gennaio 1996)
Il
giorno dopo l'esecuzione tramite impiccagione di Billy
Bailey, l'attenzione dei media statunitensi e di moltissime altre
nazioni di tutto il mondo si spostò nello Utah, dove un uomo
condannato a morte per lo stupro e l'omicidio di una bambina di 11
anni voleva rendere il suo omicidio un duro e faticoso compito per
le autorità statali. Per farlo, aveva deciso di morire sotto
i colpi del plotone d'esecuzione, come aveva fatto Gary
Gilmore nel 1977.
Taylor, proprio come il suo predecessore giustiziato col plotone d'esecuzione
nello Utah, venne legato alla sedia pochi minuti dopo la mezzanotte,
ora prevista per l'esecuzione, vestito con abiti scuri per mascherare
al pubblico il sangue che sarebbe fuoiruscito dopo l'esecuzione. dopo
il conto alla rovescia per dare il via alla carneficina, le 5 pistole
caricate (di cui una a salve) vennero rivolte verso il prigioniero
che, raggiunto dai colpi, sobbalzò (per quanto potè
farlo, avendo solo i piedi non legati alla sedia di metallo nero)
e ricadde dopo pochi secondi, senza un grido o un lamento. Dopo che
il medico lo ebbe visitato e scrutato le pupille in cerca di segni
vitali, venne dichiarato ufficialmente morto.
PEDRO MEDINA (Starke, Florida -
25 marzo 1997)
Ha sostenuto fino in fondo la sua innocenza Pedro
Medina, un immigrato cubano accusato dell'omicidio di un'anziana
signora di Orlando, Florida, avvenuto nel 1982. Dopo essere stato
rilasciato da un ospedale psichiatrico cubano nel 1981, Medina, con
alle spalle una lugna storia di disturbi mentali e psichici, decise
che la sua terra da quel momento in poi sarebbe stata la tanto sognata
Florida, che non esitò a condannarlo a morte per un omicidio
che sostenne di non aver mai commesso e sulla base di prove insufficienti
a mandare un uomo sulla sedia elettrica.
Legato ad "Old Sparky", il tristemente noto strumento di
morte della Florida, Medina continuava a gridare la propria innocenza.
Appena il suo corpo venne atraversato da 2000 Volts di corrente, fiamme
arancioni alte circa 15 cm si levarono dalla maschera che copre il
volto dei giustiziati sulla sedia elettrica, riempendo la stanza della
morte e quella dei testimoni con fumo ed un odore acre di carne bruciata.
Il ciclo automatico di 3 minuti previsto dal protocollo d'esecuzione
della Florida venne immediatamente interrotto manualmente, ma le fiamme
ripresero a levarsi una volta ripreso il ciclo, e non terminarono
fin quando la corrente non venne tolta e Medina dichiarato morto.
Grande fu l'orrore e il raccapriccio tra i testimoni, e due esperti
pagati dal Governatore della Florida arrivarono alla conclusione che
le fiamme erano derivate dall'utilizzo e il posizionamento non corretto
di una spugna posta nel casco per gli elettrodi usato per l'esecuzione.
KARLA FAYE TUCKER (Huntsville,
Texas - 3 febbraio 1998)
Una richiesta di perdono alla famiglia delle vittime, Jerry Dean e
la sua amante Deborah Thornton, un ringraziamento al responsabile
del braccio della morte Baggett, la promessa e la speranza di un futuro
incontro in Paradiso con tutti i presenti. Queste le ultime parole
di Karla
Faye Tucker, la donna giustiziata negli Usa più famosa
per il clamore suscitato dalla sua vicenda, che ha spinto molte nazioni
a chiedere l'intervento del Governatore del Texas per fermare l'esecuzione
n. 145 nello Stato-mattatoio dal 1982. L'omicidio che l'aveva portata
nel braccio della morte era troppo grave, troppo cruento per concedere
la commutazione della condanna a Karla, e George Bush II non poteva
rischiare di lasciare in vita "l'assassina con l'ascia"
per poi vederla libera dopo qualche anno (il Texas contempla nelle
proprie leggi la possibilità della libertà condizionata,
che avrebbe reso la donna libera dopo qualche anno se le fosse stata
commutata la condanna a morte).
Durante questi anni trascorsi nel braccio della morte, la donna era
profondamente cambiata nel carattere e nel comportamento, essendo
diventata da prostituta tossicodipendente qual era una fervente cristiana
che leggeva la Bibbia, preparava lavori a maglia per le altre detenute,
e aveva addirittura sposato in carcere Dana Brown, un reverendo, avvicinandosi
così ancora di più a Gesù. Così, dopo
un' ultima cena a base di pesche, insalata e di banane, i suoi nervi
avevano ormai ceduto, e il coraggio e la forza che aveva dimostrato
nell'affrontare gli ultimi giorni della sua vita avevano lasciato
il posto alla disperazione e alle lacrime. Alla notizia del rifiuto
di sospendere la condanna da parte del Governatore, si era buttata
piangendo sul petto del Direttore del carcere, dicendo che ormai anche
il Signore l'aveva abbandonata. La Tucker è stata condotta
nella camera della morte texana alle 18.01 e legata al lettino per
l'iniezione letale.
Dopo la sue ultime parole, ha ricevuto in vena il cocktail mortale
che avrebbe posto fine alla sua vita, ha tossito per due volte, ha
emesso un gemito e si è addormentata per sempre, con gli occhi
aperti a fissare il soffitto della sterile ed antisettica stanza delle
esecuzioni.
SEAN SELLERS (McAlester, Oklahoma
- 4 febbraio 1999)
Assassino
a 16 anni, troppo piccolo anche per consumare alcolici, ma per le
leggi dell'Oklahoma un criminale da mandare all'altro mondo, e non
c'è stato verso di far cambiare il corso delle cose, destinato
a portarsi via un'altra vita umana.
Questa volta è toccato a Sean Sellers, accusato dell'omicidio
della madre e del patrigno, Vonda and Paul Bellafatto, il 5 marzo
del 1986, e di Robert Paul Bower, l'8 settembre del 1985. Condannato
a morire per iniezione letale, si è scoperto nel corso degli
anni che Sean soffrisse di MPD, Disordine da Personalità Multipla,
malattia che lo rendeva incapace di intendere e volere durante gli
omicidi compiuti. La legge di Stato prevede che prove del genere,
anche se presentate a processo finito, danno la possibilità
di rivdere il caso e devono essere prese in esame da una giuria, ma
l'Oklahoma Court of Criminal Appeals (la Corte per gli Appelli dei
Criminali dell'Oklahoma) ha negato l'evidenza dell'esistenza di questo
disturbo mentale in Sellers. La Tenth Circuit Court of Appeals, scioccata
dal rifiuto di prendere in considerazione l'MPD del condannato, ha
deciso di intervenire ma, a causa della scarsa rilevanza di un habeas
corpus federale mosso per questo caso, ha potuto solo chiedere ed
ottenere dalle corti statali di valutare la gravità della MPD
di Sellers.
L' udienza per concedere la grazia si tenne il 27 gennaio, e con una
votazione di 5-0 la richiesta venne respinta e la clemenza negata.
Intervenne per chiedere la grazia anche una donna che sì aveva
votato per la sua condanna a morte, ma si disse pentita perchè
al momento del processo in Oklahoma non veniva giustiziato nessuna
da 20 anni a quella parte, ed era sicura che Sean Sellers, oltretutto
minorenne al momento del reato, non sarebbe mai stato giustiziato,
per cui la condanna a morte si sarebbe trasformata in una lunghissima
reclusione, perfetta per la redenzione degli assassini.
Ma così non fu, e negata la grazia, venne il 4 febbraio, giorno
prestabilito per la sua esecuzione. Trascorse le sue ultime ore guardando
la tv, facendo le sue telefonate e consumando una cena cinese, ordinata
come ultimo pasto.
Poco dopo mezzanotte, dopo un'ultima dichiarazione in cui chiedeva
scusa alla famiglia del patrigno ucciso, venne messo a morte nel carcere
di MacAlester, rendendo l'Oklahoma detentore di un triste record:
era stata portata a termine la prima esecuzione di un condannato a
morte per un reato compiuto all'età di 16 anni, un "baby-killer",
evento che non si verificava ormai da 40 anni negli Usa.
KARL E WALTER LAGRAND (Florence,
Arizona - 24 febbraio e 3 marzo 1999)
La camera a gas del penitenziario dell'Arizona si era aperta e aveva
compiuto il suo dovere per l'ultima volta nel 1992, quando tra atroci
sofferenze e l'orrore dei presenti nel vedere quel supplizio era stato
giustiziato Donald E. Harding. Ora, 17 anni dopo una rapina finita
nel sangue ad una banca dell'Arizona (l'omicidio di un manager) e
la conseguente e scontata duplice condanna a morte, due fratelli di
origine tedesca avevano scelto di morire proprio con questo barbaro
ed antiquato metodo d'esecuzione, su quella sedia di metallo ricoperta
di pelle nera bucherellata per far meglio salire il gas letale, tanto
in voga negli anni dai '30 al '60. Karl e Walter speravano, con questa
scelta, di evitare o almeno di far sospendere temporaneamente le esecuzioni,
portando lo Stato a dichiarare la camera a gas un metodo incostituzionale.
Ma così non è stato, e l'allora Governatore dell'Arizona
Jane Hull ha dato via libera alle due esecuzioni, offrendo loro solo
il privilegio di cambiare idea e preferire l'iniezione al gas.
Karl ha preferito morire per mezzo del sistema più antisettico
e clinico dei 5 in vigore nella Confederazione, mentre Walter ha perseverato
nella sua scelta di morire destando scalpore, sollevando polemiche
tra i favorevoli e i contrari alla pena capitale e ovviamente volendo
fa inorridire i testimoni che sarebbero stati presenti all'esecuzione.
La condanna a morte dei due, però, mostrava un grave vizio
di forma: infatti, al momento dell'arresto dei fratelli LaGrand, la
Germania non era stata avvisata, cosa che invece è prevista
dalla Convenzione di Vienna, di cui gli Usa erano firmatari, e subito
ne era nata una disputa tra Germania ed Usa, ancora non conclusasi.
Giustiziato il 24 febbraio Karl con un'iniezione di veleno, procedura
che non aveva richiesto più di 4 minuti, era il turno dell'altro
LaGrand, ma la disputa tra gli America ed Europa era ancora in atto.
Per questo, per permettere alla Corte di deliberare in merito, l'esecuzione
di Walter, prevista per le 15 -ora locale- del 3 marzo, venne postiticipata
di 6 ore.
"Il Governatore non deve preoccuparsi di bloccare la mia esecuzione,
mercoledì sarò pronto alle 15 in punto, perchè
sono già morto quando è stato ucciso mio fratello",
questa una delle ultime frasi pronunciate pubblicamente da Walter
qualche giorno prima della sua esecuzione.
Dopo un lauto ultimo pasto, a base di uova fritte e succo di arancia,
Walter è entrato nella camera a gas, è stato legato
alla sedia, ha salutato tutti i presenti dicendo di perdonarli e ha
espresso la speranza di essere perdonato nella sua futura vita. Dopo
che la porta è stata chiusa, sono state fatte cadere delle
pastiglie di cianuro nel catino posto al di sotto della sedia, che
conteneva acido solforico ed acqua distillata. LaGrand è stato
avvolto pochi istanti dopo da una densa nube di fumo rosa, ha inziato
a tossire, a scuotere la testa diverse volte ed ha inziato a fuoriuscire
della bava dalla sua bocca. Minuti più tardi, si è accasciato
con la faccia in avanti, ha tossito nuovamente, ha rialzato la testa
e si è accasciato nuovamente in avanti. Dopo 18 minuti, tra
il disgusto e il raccapriccio dei testimoni, Walter venne dichiarato
ufficialmente morto.
ALLEN LEE DAVIS (Starke, Florida
- 8 luglio 1999)
Era obeso, e le autorià della Florida pensarono bene di rimodernare
la vecchia sedia elettrica, ormai cadente, per giustiziare Allen
Lee Davis, un 54enne autore di 3 delitti agghiaccianti avvenuti
in una casa di Jackonsville, Florida, nel 1982. Uccise a colpi d'arma
da fuoco Nancy Weiler, incinta, le sfigurò il volto, e rincorse
ed uccise le sue due bambine di 10 e 5 anni, sfondando a quest'ultima
il cranio con il calcio della pistola e colpendo con una cattiveria
difficilmente vista in un essere umano. La condanna alla sedia elettrica
venne richiesta a gran voce durante il suo processo, e nel braccio
della morte Davis era ingrassato in modo spaventoso. Proprio per questo
motivo inviò una petizione alla Corte della Florida, chiedendo
la sospensione dell'esecuzione in quanto, per la sua mole, avrebbe
sofferto troppo, e sarebbe stato violato l'8° Emendamento della
Costituzione che impedisce l'applicazione della condanna a morte quando
l'esecuzione diventa una pena crudele e inusitata. Aveva gravato sulle
tasche degli abitanti della Florida anche troppo, consumando pasti
sontuosi e richiedendo come ultimo pasto prima della sua uccisione
una quantità sproposita di cibi e bevande preparati apposta
per lui, e la sua esecuzione venne fissata per le 7 circa del mattino
dell'8 luglio. Venne scortato nella camera dove alloggiava la nuova
"Old Sparky" ("vecchia sparascintille", nel linguaggio
comune dei condannati a morte), ricostruita in suo onore, su una sedia
a rotelle, scalciando, perchè per la sua obesità non
riusciva nemmeno più a camminare. Legato al congegno mortale
emise un grido appena venne calata la maschera di pelle sul suo volto,
ma nessuno se ne curò. Forse Davis, in realtà, si lamentava
semlicemente che il sottogola o la maschera erano stati legati troppo
stretti sul suo volto, e, poco dopo che il ciclo automatico iniziò
il suo lavoro, facendo fluire nel suo corpo migliaia di Volts di corrente
elettrica, dal naso uscì copioso del sangue, che colò
sporcando la maglietta che indossava. La scena fu raccapricciante,
ed in seguito venne chiarito che il condannato soffriva di pressione
alta, e la corrente elettrica aveva contribuito, oltre ai lacci stretti
che gli premevano sul viso e sul naso in particolare, a far uscire
una grande quantità di sangue dal naso. Le foto
che ritraggono Davis dopo l'esecuzione sono disponibili on line su
diversi siti, specialmente in quelli contro la pena capitale, a testimonianza
della barbarie di questo strumento di morte ancora in uso.
SHAKA SANKOFA (GARY GRAHAM) (Huntsville,
Texas - 22 giugno 2000)
"Vorrei
dire che non ho ucciso Bobby Lambert. Che sono un uomo nero innocente
che sta per essere assassinato. È un linciaggio quello che
si sta compiendo stanotte in America. Ci sono prove schiaccianti in
mia difesa che non sono mai state ascoltate in nessun tribunale dell'America.
Ciò che sta accadendo qui è un oltraggio per qualunque
paese civile, per chiunque da qualunque parte si trovi a guardare
ciò che sta accadendo di sbagliato qui.
Ringrazio tutti coloro che hanno manifestato per la mia causa. Mi
hanno appoggiato. Dico alla famiglia del Sig. Lambert che non ho ucciso
Bobby Lambert. State perseguendo l'esecuzione di un innocente.
Voglio esprimere il mio sincero ringraziamento a tutti voi. Dobbiamo
continuare ad andare avanti e fare tutto il possibile per mettere
al bando il linciaggio legale in America. Dobbiamo continuare ad essere
risoluti in tutto il mondo, e le persone devono unirsi per fermare
l'uccisione sistematica della gente nera povera e innocente. Dobbiamo
continuare a lottare uniti e a chiedere una moratoria di tutte le
esecuzioni. Non dobbiamo consentire che l'assassinio/linciaggio di
questa notte venga dimenticato, miei fratelli. Dobbiamo diffonderlo
a tutta la nazione. Dobbiamo continuare ad avere fede. Dobbiamo andare
avanti.
Riconosciamo che molti leader sono morti. Malcolm X, Martin Luther
King ed altri che si sono battuti per ciò che era giusto. Noi
dobbiamo, voi dovete fratelli, ecco perchè vi ho chiamati oggi.
Dovete portare avanti quel compito. Ciò che sta avvenendo qui
è solo un linciaggio. Ma continueranno a linciarci per i prossimi
100 anni se voi non porterete avanti quella tradizione e quel periodo
di resistenza.
Prevarremo. Possiamo perdere questa battaglia ma vinceremo la guerra.
Questa morte, questo linciaggio sarà vendicato. Sarà
vendicato, deve essere vendicato. La gente deve vendicare questo omicidio.
Così miei fratelli restate forti, continuate ad andare avanti.
Sappiate che vi amo. Io amo la gente, amo tutti voi per la vostra
forza, per il vostro coraggio, per la vostra dignità, per il
fatto di essere venuti qui stanotte, per come vi battete e tenete
unita questa nazione. Continuate ad andare avanti, miei fratelli.
la schiavitù non ha potuto fermarci. Il linciaggio non ci ha
fermati nel sud. Questo linciaggio non ci fermerà stanotte.
Noi andremo avanti. Il nostro destino in questo paese è la
libertà e la liberazione. Otterremo la nostra libertà
e la nostra liberazione con ogni mezzo necessario. Con ogni mezzo
necessario continueremo ad andare avanti.
Ti amo, Sig. Jackson. Bianca accertati che lo stato non si prenda
il mio corpo. Fai in modo che il mio nome sia Shaka Sankofa. Il mio
nome non è Gary Graham. Fai in modo che compaia sulla mia tomba.
Shaka Sankofa.
Sono morto combattendo per ciò in cui credo. Sono morto lottando
per ciò che era giusto. Non ho ucciso Bobby Lambert e la verità
verrà fuori. Verrà fatta emergere.
Sig. Robert Mohammed e tutti voi, voglio che questa cosa sia portata
in un tribunale internazionale e che ci sia un procedimento legale.
Procuratevi tutti i video di tutti i pestaggi. Mi hanno colpito alla
schiena. Mi hanno picchiato in quella unità. Procuratevi tutti
i video che possano sostenere quel procedimento legale. E denunciate
al pubblico il genocidio e questa brutalità, e fate in modo
che il mondo veda ciò che sta davvero accadendo qui dietro
le porte chiuse. Fate in modo che il mondo veda la barbarità
e l'ingiustizia di ciò che sta davvero accadendo qui. Dovete
ottenere quei video. Dovete denunciare quest'ingiustizia al mondo.
Dovete continuare a chiedere una moratoria di tutte le esecuzioni.
Dobbiamo andare avanti.
Ministro Robert Mohammed, Ashanti Chimurenga, vi sono grato per essere
stati accanto a me e a mia sorella. Lei è una Regina guerriera
forte. Continuerà ad essere una persona su cui fare affidamento.
Creda in se stessa, deve camminare a testa alta, nello spirito di
Winnie Mandela, nello spirito di Nelson Mandela. Dobbiamo andare avanti.
Fermeremo questo linciaggio. Reverendo Al Sharpton ti sono grato,
fratello mio. Bianca Jagger, amo tutto di te. Continuate a lottare
insieme. Reverendo Jesse Jackson sappia che questo omicidio, questo
linciaggio non sarà dimenticato. Sono grato anche a lei, mio
fratello.
Questo è genocidio in America. Questo è ciò che
accade agli uomini Neri quando lottano e protestano per ciò
che è giusto. Ci rifiutiamo di scendere a compromessi, ci rifiutiamo
di rinunciare alla dignità per ciò che sappiamo è
giusto. Ma andremo avanti, siamo stati forti in passato. Continueremo
ad essere forti come popolo. Potete uccidere un rivoluzionario ma
non potete fermare la rivoluzione. La rivoluzione continuerà.
La gente porterà avanti la rivoluzione. Voi siete coloro che
devono portare avanti quella rivoluzione per liberare i nostri bambini
da questo genocidio e da ciò che sta accadendo qui questa notte.
Ciò che è accaduto negli ultimi 100 anni in America.
Questa è la parte del genocidio, questa è la parte dell'africano
(incomprensibile), che noi in quanto neri abbiamo subito in America.
Ma ce la faremo, continueremo a lottare. Continueremo, otterremo la
nostra libertà e la liberazione, con ogni mezzo necessario.
Siate forti. Non possono ucciderci. Andremo avanti.
Ai miei figli, alle mie figlie, a tutti voi. Vi amo. Siete stati meravigliosi.
Tenete alta la testa. Continuate ad andare avanti. Restate uniti.
Mantenete l'amore e l'unità nella comunità. E la vittoria
sarà garantita. La vittoria per la gente sarà garantita.
Otterremo la nostra libertà e la liberazione in questo paese.
La otterremo e ci riusciremo con ogni mezzo necessario. Continueremo
a lottare. Tenete alta la testa. Continuate a lottare. Tutti voi leader.
Continuate a lottare. Portate il vostro messaggio alla gente. Predicate
la moratoria di tutte le esecuzioni. Porremo fine alla pena di morte
in questo paese. Porremo fine ad essa in tutto il mondo. Spingete
la gente. E sappiate che ciò che state facendo è giusto.
Questo non è nient'altro che un puro e semplice assassinio.
Questo è ciò che sta accadendo stanotte in America.
Nulla di più che un omicidio di stato, un linciaggio di stato,
proprio qui in America e proprio qui stanotte. Questo è ciò
che sta accadendo miei fratelli. Nulla di meno. Sanno che sono innocente.
Hanno i fatti per dimostrarlo. Sanno che sono innocente. Ma non possono
riconoscere la mia innocenza perché farlo sarebbe come ammettere
pubblicamente la loro colpa.
Questo è qualcosa che questa gente razzista non farà
mai. Dobbiamo ricordare fratelli che questo è ciò che
ci ritroviamo ad affrontare. Dovete portare avanti questo tentativo.
Dovete essere forti. Dovete continuare a tenere alta la testa ed esserci.
Ed io amo anche te fratello mio. Tutti voi che vi siete schierati
al mio fianco. Prevarremo ...continueremo a lottare ... continuate
a lottare Neri
... potere Nero...
... continuate a lottare Neri...
... potere Nero...
... continuate a lottare Neri...
... continuate a lottare Neri...
... mi uccideranno stanotte...
... mi uccideranno stanotte... "
Queste sono le ultime parole di Gary Graham, uno dei neri giustiziati
più famosi degli Usa, ucciso dallo Stato della "Stella
solitaria", il Texas, nel 2000.
Venne condannato per un delitto compiuto il 13 maggio del 1981 ai
danni di un 52enne bianco, per il quale Shaka si è sempre dichiarato
innocente, incastrato solo dalla testimonianza di una persona che
al buio e a 10 metri di distanza diceva di aver riconosciuto, dopo
averlo visto per pochi secondi, la faccia di Graham come colui che
aveva sparato. Molte furono le prove della sua innocenza che, però,
non vennero mai presentate in fase processuale, prime tra tutte quelle
balistiche che dimostravano l'assoluta estraneità del giovane
con il crimine consumatosi querlla sera, soprattutto per colpa dell'avvocato
che avrebbe dovuto difenderlo ma che è stato totalmente incapace
di svolgere il suo lavoro.
Aveva 17 anni quando entrò nel braccio della morte del Texas,
e durante i 19 anni di reclusione che hanno preceduto la sua uccisione
si è sempre battuto per dimostrare la sua innocenza e per convincere
l'opinione pubblica che la sua esecuzione sarebbe stata semplicemente
una follia, un linciaggio di Stato addirittura un olocausto verso
gli afro-nordamericani, l'unico sistema per togliere di mezzo dall'America
perbenista e "perfetta" i poveri e i neri come lui, considerati
veri e propri mali della società.
Graham aveva giurato che avrebbe "fatto l'inferno" pur di
non lasciarsi uccidere. Ed è stato di parola: quando in cinque
(la "squadra della morte") sono andati a prelevarlo in cella,
ha ingaggiato un vero e proprio corpo a corpo con i secondini, che
sono stati cotretti ad ammanettarlo; stessa scena nella camera della
morte. Aveva le braccia piene di graffi e la camicia strappata, segni
della lotta che aveva appena sostenuto, ed è giunto davanti
al boia legato dalla testa ai piedi, ammanettato. "Ci sono voluti
circa trenta secondi per tirarlo fuori dalla cella, e un minuto buono
per legarlo alla branda", ha ammesso un portavoce del carcere
di Huntsville, Larry Fitzgerald.
Dopo il suo accorato discorso e le recriminazioni per la giustizia
di Stato che lo stava mettendo a morte, ha ricevuto il cocktail letale
alle 20.49, con quasi 2 ore di ritardo rispetto all'orario precedentemente
fissato per l'esecuzione, le 19 ora locale, per effetto di brevi sospensioni
disposte da giudici che stavano studiando il caso.
In passato era riuscito ad evitare già per cinque volte l'esecuzione,
ma questa volta non c'è stato nulla da fare, e Graham è
diventato la 221 vittima dal 1976 della "macchina della morte"
texana.
ROCCO DEREK
BARNABEI (Jarratt, Virginia - 14 settembre 2000)
Quella
di Rocco è forse la storia che più ha colpito e riempito
le pagine di cronaca e i telegiornali italiani per buona parte del
2000 fino al 14 settembre, quando, secondo le leggi degli Usa, "giustizia
è stata fatta". E' la storia che infiammato i cuori dell'Italia,
che ha spinto anche politici del Bel Paese a chiedere la grazia per
Rocco Derek Barnabei, un italo-americano originiario di Siena, rinchiuso
nel braccio della morte della Virginia per un crimine che ha sempre
detto di non aver mai commesso.
Accusato dell'omicidio della sua fidanzata, Sarah Wisnowsky, 17enne
studentessa di college, avvenuto nel 1993, Derek si è sempre
battuto dichiarando la totale estraneità ai fatti, e chiedendo
insistentemente un test del DNA per dimostrare finalmente che i brandelli
di pelle trovati sotto le unghie della ragazza non appartenessero
a lui. Le uniche prove che sono state sufficienti per condannare a
morte Barnabei, sono state l'aver trovato tracce del suo sperma nella
vagina della ragazza e del sangue (che non è sicuro sia di
Sarah) nella camera di Derek, e l'accusa ha montato su questo la storia
dello stupro ai danni della povera ragazza, del suo omicidio e dell'abbandono
del cadavere nel fiume Lafayette da parte di Barnabei ("E' stato
semplicemente un rapporto sessuale, nessuno sturpo, nessuna violenza",
aveva più volte affermato il condannato). Ma tantissime sono
invece le prove che lo avrebbero scagionato, a partire dall'orologio
della vittima che è sparito e che si sarebbe fermato al momento
della sua morte, cosa che avrebbe reso inattaccabile l'alibi dell'uomo
per quella sera, per finire con la scomparsa dei risultati dell'autopsia
effettuata sul corpo della ragazza, che avrebbe permesso di effettuare
il fatidico esame del DNA e
scarcerare l'italo-americano, tenuti nei poco sicuri archivi di Stato
di Norfolk, e che il Governatore si è rifiutato di prendere
in considerazione per commutare la sua condanna o riaprire il processo
prima che venissero trafugati. Nello Stato della Virginia, difatti,
quando un caso viene chiuso, si hanno a disposizione al massimo 21
giorni per presentare nuove prove e testimonianze per far riaprire
il processo, superato quel termine la giustizia va avanti, ignorando
ogni prova, anche di inconfutabile innocenza, per salvare una vita
umana.
Negato l'esame del DNA tanto richiesto, il Governatore fissò
come data di esecuzione il 14 settembre. Nonostante le pressioni internazionali
per bloccare l'esecuzione, tutto procedette come previsto, e Barnabei
consumò l'ultimo pasto alle 17.06 ora locale. Trascorse le
ultime ore pregando con il Reverendo Jim Gallagher. Alle 8.54 venne
condotto nella camera della morte, con indosso una maglietta blu,
un paio di pantaloni da carcerato, calzini bianchi e un paio di ciabatte
da doccia blu. Legato al lettino in attesa del cocktail letale, le
sue ultime parole furono: "Sono veramente innocente di questo
crimine, alla fine la verità salterà fuori". Dopo,
rivolgendosi alla madre e al fratello, disse di amarli entrambi, citò
un passo della Bibbia e ringraziò diverse persone che si erano
interessate al suo caso. Il veleno mortale iniziò a scorrergli
nelle vene alle 21.02, e Barnabei continuò a parlare finchè
i movimenti delle sue labbra non si fermarono pochi secondi più
tardi. Venne dichiarato morto alle 21.05.
TIMOTHY McVEIGH
(Esecuzione Federale, Terre Haute, Indiana - 11 giugno 2001)
Il
19 aprile del 1995 ci fu una delle più grandi carneficine della
storia che gli Usa ricordino, dopo naturalmente l'attentato dell'11
settembre 2001 alle Torri gemelle di New York: l'esplosione dell'Alfred
P. Murrah Federal Building ad Oklahoma City, nella quale morirono
168 persone, di cui 19 erano bambini, ad opera di Timothy McVeigh.
McVeigh venne considerato un terrorista, un sovversivo aderente ai
movimenti armati dellestrema destra. Ebbe una brillante, seppur
breve, carriera nellesercito, nella quale conseguì il
grado di Sergente e fu pluiridecorato per merito durante la guerra
nel Golfo Persico. Lasciato lesercito si dedicò al commercio
di armi e cominciò ad aderire a gruppi via via sempre più
estremi della destra, fino al suo arresto in seguito allincriminazione
per strage.
Processato e condannato a morte per un reato federale, McVeigh non
ha mai combattuto per evitare la sua esecuzione, che sarebbe stata
la prima federale dal 1988 (anno della sua reintroduzione nelle leggi
americane), non si è mai proclamato innocente, non si è
mai dichiarato pentito nè tantomeno ha voluto un processo d'appello
per sfuggire alla sua morte. Secondo la "Federal Death Penalty",
la legge del 1994 prevede che l'esecuzione avvenga nello Stato dove
è Stato commesso il crimine, e se lì non è prevista
la pena di morte, il giudice che ha emesso la condanna può
scegliere un altro Stato per portare a termine l'esecuzione. Il federal
Bureau of Prisons ha convertito un vecchio carcere a Terre
Haute, Indiana, in un nuovo istituto per prigionieri federali,
dove le esecuzioni avvengono tramite iniezione letale.
Dal momento che negli Usa i parenti delle vittime possono assistere
all'esecuzione dell'omicida dei propri cari, anche per l'esecuzione
di McVeigh si sarebbe dovuta dare la possibilità, a tutti coloro
che ne avevano diritto, di vedere il terrorista esalare l'ultimo respiro
legato al lettino di morte, e così è stato: oltre ai
30 testimoni previsti per assistere all'evento (erano presenti rappresentanti
dei media, quattro persone scelte da McVeigh e alcuni parenti delle
vittime sorteggiati), circa 300 tra sopravvissuti all'attentato e
congiunti dei deceduti hanno potuto seguire l'esecuzione in diretta
tv trasmessa a circuito chiuso in una sala ad Oklahoma City. L'esecuzione
venne fissata per l'11 giugno alle 7.14 della mattina (ora locale),
dopo essere stata spostata dal 16 maggio, data precedentemente stabilita
per delle questione legali. Nell'ultimo giorno prima dell'incontro
con il boia McVeigh ha consumato il suo ultimo pasto, un chilo di
gelato alla menta con scaglie di cioccolato, ha parlato con i suoi
avvocati ed ha lasciato agli altri detenuti del carcere i suoi unici
averi, libri ed un ventilatore per combattere il caldo torrido delle
celle. Ha trascorso il resto del tempo a riposare, guardare la tv
e parlare con gli agenti di custodia. Indossava una tuta color khaki,
una maglietta bianca e delle ciabatte di gomma per l'esecuzione. Ha
lasciato come messagio di addio una poesia di William Henley, un poeta
inglese dell'Ottocento: "Sono il padrone del mio destino, il
capitano della mia anima". McVeigh ha consegnato il testo della
poesia scritto a mano da lui stesso, ma non ha detto una sola parola.
Dopo essersi sdraiato da solo sul lettino, l'iniezione letale gli
è stata praticata nella gamba destra alle 7.10, ha alzato un
attimo la testa, ha fatto un paio di respiri profondi, ed è
morto ad occhi aperti, fissando il soffitto e la telecamera che stava
trasmettendo in diretta l'esecuzione.
AILEEN CAROL WUORNOS (Starke,
Florida - 9 ottobre 2002)
Tra il 1989 ed il '90 sulle autostrade della Florida, le famose "Highway"
americane, batteva una prostituta che covava in seno un odio inspiegabile
per gli uomini, un senso di totale disprezzo che si portava appresso
sin da quando era bambina, violentata e sottoposta ad abusi sessuali
dal nonno e da altri uomini. Aileen
Carol Wuornos, questo il suo nome, ribattezzata "la damigella
della morte" per la freddezza con cui uccideva i suoi clienti
dopo un rapporto sessuale con un colpo di pistola, ha sempre vissuto
ai limiti della legalità, tra furti, droga e relazioni improbabili
con uomini (rimase incinta a soli 14 anni, ma la bimba venne data
in affidamento) e con una donna (fu la sua compagna a testimoniare
contro di lei e a farla così condannare alla sedia elettrica).
Iniziò ad uccidere nelle fredde e piovose notti del 1989, e
la prima vittima della sua furia fu Richard Mellory, colpevole come
tutte le altre vittime di "essere uomini", la categoria
di persona che le aveva rovinato la vita. Condannata alla sedia elettrica
per 3 volte consecutive nel 1992, durante i processi ha espresso tutto
il suo disprezzo per le vittime, dicendo che le aveva uccise dopo
che l'avevano stuprata, e maledicendo la giuria ed il giudice che
l'aveva condannata a morte.
Di anni ne sono passati 10, e la Wuornos ha alla fine confessato tutti
i suoi delitti non giustificandoli come crimini per legitima difesa,
ma per semplice odio per la razza umana, e ha lasciato decadere tutti
i suoi appelli che le erano rimasti per ritardare l'esecuzione o addirittura
evitarla chiedendo di essere giustiziata. "Odio profondamente
il genere umano, e se tornassi libera ucciderei di nuovo", con
questa motivazione pretendeva di morire, ed è stata sottoposta
a dei test per verificarne l'effettiva competenza mentale per prendere
la decisione di abbandonare gli appelli ed essere giustiziata. Giudicata
sana di mente, le venne fissata una data per il 9 ottobre 2002, e
scelse il metodo dell'iniezione letale (dal 2000 in Florida è
possibile scegliere tra la sedia elettrica e l'iniezione letale, dopo
la cruenta esecuzione di Allen
Lee Davis). Trasferita il 29 settembre dal braccio della morte
femminile alla Raiford Prison di Starke, ha trascorso le sue ultime
ore di vita parlando con una sua amica del nativo Michigan, e ha rifiutato
l'ultima cena, pollo cotto al barbecue, pasto per tutti i detenuti
del carcere. La mattina dell'esecuzione si è svegliata di buon
umore alle 5.30, pronta per essere giustiziata, e collaborativa con
la "squadra della morte" che l'ha legata al lettino e l'ha
trasportata nella stanza delle esecuzioni, senza opporre alcun tipo
di resistenza. Curiose furono le sue ultime parole, quasi da delirio
mistico: "Voglio solo dire che navigherò con la Roccia
(Gesù), e tornerò come in Indipendence Day con Gesù,
il 6 giugno, come nel film, la grande nave-madre e tutto il resto,
tornerò". Appena il cocktail letale di farmaci le venne
inoculato, non emise alcun rumore o suono, chiuse gli occhi e smise
di respirare. Per i testimoni dell'esecuzione, si è trattato
di una morte serena, tranquilla.